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Da "Il Mattino" di Napoli
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17/08/2007 |
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| La guerra tra le famiglie
Nirta-Strangio e Vottari-Pelle dura da sedici anni «Il conflitto
può allargarsi ad altri gruppi» |
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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA GIGI DI FIORE: Non è un bel vedere il
biglietto di presentazione di questo piccolo centro a soli
dodici chilometri dal litorale jonico: decine di manufatti
incompiuti, trionfo di costruzioni senza licenza fermate chissà
come. Più su, il centro: domina il grigio, nelle piccole
palazzine che non superano i due piani sul corso Alvaro. Tutte
uguali. Sui balconi, solo anziane donne. È un deserto per le
strade che si inerpicano verso l'alto, solo qualche anziano
parlotta fuori al Municipio. Dentro la sede comunale, dopo 24
ore di assenza, si rivede il sindaco. È un diessino che accettò
di candidarsi 5 anni fa. Ha un cognome tra i più diffusi in
zona. Si chiama Giuseppe Mammoliti, è di Bovalino. Parla di
«senso dello Stato» e di «impegno nelle istituzioni». E
racconta: «Io lavoro sempre chiuso qui dentro. Conoscevo qualche
vittima, ma da tempo non li vedevo. Sì, qui avere paura è
normale». Il sindaco guida una giunta di centro-sinistra, con
appoggi di una lista civica. Ma il colore politico conta poco in
un posto dove sono tutti parenti, o conoscenti. E dove i
residenti non superano i 4800. Dallo scorso dicembre, poi, quel
numero è diventato virtuale. Si sono volatilizzati decine di
uomini. Per paura. Sono in gran parte imparentati con le
famiglie al centro della faida. Dopo l'assassinio di Maria
Strangio, in un agguato che otto mesi fa coinvolse anche un
bimbo di cinque anni rimasto ferito, è cominciato il fuggi
fuggi. E nelle cinquanta perquisizioni quasi obbligate dopo
l'agguato di Duisburg, è stato trovato il vuoto. Niente gente in
casa. Il grigio che accomuna le costruzioni del paese viene
spezzato solo dai colori della scuola elementare «Corrado
Alvaro». È l'unica concessione ad una lugubre monotonia
cromatica, che accompagna persino le scritte della
toponomastica: non esiste una tabella, vie e piazze vengono
indicate con parole verniciate in nero sui muri. È così per
«corso Alvaro» ed è così anche per «piazza D. Alighieri»,
indicata proprio con la «D» puntata. In piazza, di fronte al bar
«Le Delizie», si affollano donne e bambini per attingere acqua
fresca alla fontana pubblica. Niente ricchezza, niente ville
lussuose, o case appariscenti. All'anagrafe i residenti abili al
lavoro risultano o disoccupati, oppure «forestali». E così sono
ben 400 gli addetti al «servizio tutela del patrimonio
forestale», che abitano a San Luca. Ma dove vanno a finire
allora i milioni e milioni di euro di cui si favoleggia per le 'ndrine
dominanti di questo paese? Hanno preso il volo, all'estero.
Riciclati e reinvestiti lontano. Ricorda Nicola Gratteri, pm
della Dda reggina: «A San Luca, c'è il gruppo di 'ndrangheta più
influente. Le famiglie di questa zona sono state in grado di
diventare interlocutrici dei grossi cartelli colombiani. Ormai,
riforniscono di droga i gruppi di camorra e di mafia. Sono
considerati più affidabili e seri dai trafficanti internazionali
dei Paesi produttori di cocaina. Da qui, la loro forza. Ed è San
Luca, il cosìddetto locale di 'ndrangheta più potente». Il
«locale» è l'aggregazione di famiglie in un posto preciso, come
a dire una cosca, un clan, un gruppo della mafia più potente e
senza riflettori: quella calabrese. Si piange a San Luca. Nella
casa, grigia e a due piani come le altre, di Teresa Strangio,
mamma di Francesco Giorgi, è un viavai di donne, anziani,
giovanette. Francesco aveva 17 anni ed è la vittima più giovane
della strage di Duisburg. Le auto bloccano la strada,
parcheggiate alla meglio. Ha difficoltà anche la camionetta dei
carabinieri, che continua a gironzolare per corso Alvaro. Con il
passare delle ore, cresce la fila, in quella casa tanto povera
che ad una finestra è inchiodata una tavola al posto della
tapparella. Don Pino Strangio, il parroco del paese, è
imparentato alla lontana con Francesco. È stato a far visita a
Teresa, la mamma del ragazzo. Racconta: «Aveva gli occhi pieni
di lacrime, cerca con la preghiera di alleviare la sofferenza».
La donna, piangendo, gli ha affidato un'invocazione: «Basta con
questo sangue, con questi lutti. Mettiamo fine alla strage». Don
Pino sa che un vero pastore deve immergersi nella dura realtà
del mondo. Come si fa a vivere in un paese dove regna la
violenza? Il sacerdote risponde senza giri di parole: «Viviamo.
In questo paese, c'è tante gente perbene, mi creda. In chiesa
vedo tanta fede, tanta gente che crede in Dio». La fede in Dio e
nella Madonna del monte, la famosa Madonna dei Polsi,
festeggiata nel santuario a pochi passi agli inizi di settembre.
Una fede che unisce gente perbene e uomini di 'ndrangheta. Si
racconta da sempre che proprio in occasione della festa della
Madonna dei Polsi si riuniscono ogni anno i capi di tutte le 'ndrine,
per stabilire accordi ed equilibri. E che, nelle perquisizioni a
uomini di 'ndrangheta si trovano spesso immaginette sacre con la
Madonna del monte. Qualche vecchietto siede fuori il bar «Il
ritrovo», nell'aria si avverte l'odore dei pomodori che si
preparano nelle case per le bottiglie da conserva. A San Luca
nacque lo scrittore Corrado Alvaro, qui gli hanno intitolato il
corso principale, la scuola. Orgoglio di un sindaco, che se ne
fa scudo: «Qui non è solo faida. Siamo fieri del nostro premio
Alvaro di letteratura». |
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