Da "Il Mattino" di Napoli

17/08/2007
   
Diffuso l’identikit dell’autista del commando. Era uno solo l’obiettivo dei killer, sparito il socio del ristorante
Strage di ferragosto, allarme in Calabria
 
Si temono vendette dopo i sei morti di Duisburg. Il premier: i giovani del Sud ci aiutino

In Germania è caccia ai killer della strage di ferragosto a Duisburg (6 morti, tutti calabresi). La polizia tedesca ha diffuso il primo identikit. L’obiettivo dei sicari era Marco Marmo, sospettato di aver ucciso a San Luca, nel Natale dello scorso anno, Maria Strangiu. Allerta in Calabria. Prodi: i giovani del Sud ci aiutino.

 

 

 

Da "Il Mattino" di Napoli

17/08/2007
   
 
 
La guerra tra le famiglie Nirta-Strangio e Vottari-Pelle dura da sedici anni «Il conflitto può allargarsi ad altri gruppi»
 


SEGUE DALLA PRIMA PAGINA GIGI DI FIORE: Non è un bel vedere il biglietto di presentazione di questo piccolo centro a soli dodici chilometri dal litorale jonico: decine di manufatti incompiuti, trionfo di costruzioni senza licenza fermate chissà come. Più su, il centro: domina il grigio, nelle piccole palazzine che non superano i due piani sul corso Alvaro. Tutte uguali. Sui balconi, solo anziane donne. È un deserto per le strade che si inerpicano verso l'alto, solo qualche anziano parlotta fuori al Municipio. Dentro la sede comunale, dopo 24 ore di assenza, si rivede il sindaco. È un diessino che accettò di candidarsi 5 anni fa. Ha un cognome tra i più diffusi in zona. Si chiama Giuseppe Mammoliti, è di Bovalino. Parla di «senso dello Stato» e di «impegno nelle istituzioni». E racconta: «Io lavoro sempre chiuso qui dentro. Conoscevo qualche vittima, ma da tempo non li vedevo. Sì, qui avere paura è normale». Il sindaco guida una giunta di centro-sinistra, con appoggi di una lista civica. Ma il colore politico conta poco in un posto dove sono tutti parenti, o conoscenti. E dove i residenti non superano i 4800. Dallo scorso dicembre, poi, quel numero è diventato virtuale. Si sono volatilizzati decine di uomini. Per paura. Sono in gran parte imparentati con le famiglie al centro della faida. Dopo l'assassinio di Maria Strangio, in un agguato che otto mesi fa coinvolse anche un bimbo di cinque anni rimasto ferito, è cominciato il fuggi fuggi. E nelle cinquanta perquisizioni quasi obbligate dopo l'agguato di Duisburg, è stato trovato il vuoto. Niente gente in casa. Il grigio che accomuna le costruzioni del paese viene spezzato solo dai colori della scuola elementare «Corrado Alvaro». È l'unica concessione ad una lugubre monotonia cromatica, che accompagna persino le scritte della toponomastica: non esiste una tabella, vie e piazze vengono indicate con parole verniciate in nero sui muri. È così per «corso Alvaro» ed è così anche per «piazza D. Alighieri», indicata proprio con la «D» puntata. In piazza, di fronte al bar «Le Delizie», si affollano donne e bambini per attingere acqua fresca alla fontana pubblica. Niente ricchezza, niente ville lussuose, o case appariscenti. All'anagrafe i residenti abili al lavoro risultano o disoccupati, oppure «forestali». E così sono ben 400 gli addetti al «servizio tutela del patrimonio forestale», che abitano a San Luca. Ma dove vanno a finire allora i milioni e milioni di euro di cui si favoleggia per le 'ndrine dominanti di questo paese? Hanno preso il volo, all'estero. Riciclati e reinvestiti lontano. Ricorda Nicola Gratteri, pm della Dda reggina: «A San Luca, c'è il gruppo di 'ndrangheta più influente. Le famiglie di questa zona sono state in grado di diventare interlocutrici dei grossi cartelli colombiani. Ormai, riforniscono di droga i gruppi di camorra e di mafia. Sono considerati più affidabili e seri dai trafficanti internazionali dei Paesi produttori di cocaina. Da qui, la loro forza. Ed è San Luca, il cosìddetto locale di 'ndrangheta più potente». Il «locale» è l'aggregazione di famiglie in un posto preciso, come a dire una cosca, un clan, un gruppo della mafia più potente e senza riflettori: quella calabrese. Si piange a San Luca. Nella casa, grigia e a due piani come le altre, di Teresa Strangio, mamma di Francesco Giorgi, è un viavai di donne, anziani, giovanette. Francesco aveva 17 anni ed è la vittima più giovane della strage di Duisburg. Le auto bloccano la strada, parcheggiate alla meglio. Ha difficoltà anche la camionetta dei carabinieri, che continua a gironzolare per corso Alvaro. Con il passare delle ore, cresce la fila, in quella casa tanto povera che ad una finestra è inchiodata una tavola al posto della tapparella. Don Pino Strangio, il parroco del paese, è imparentato alla lontana con Francesco. È stato a far visita a Teresa, la mamma del ragazzo. Racconta: «Aveva gli occhi pieni di lacrime, cerca con la preghiera di alleviare la sofferenza». La donna, piangendo, gli ha affidato un'invocazione: «Basta con questo sangue, con questi lutti. Mettiamo fine alla strage». Don Pino sa che un vero pastore deve immergersi nella dura realtà del mondo. Come si fa a vivere in un paese dove regna la violenza? Il sacerdote risponde senza giri di parole: «Viviamo. In questo paese, c'è tante gente perbene, mi creda. In chiesa vedo tanta fede, tanta gente che crede in Dio». La fede in Dio e nella Madonna del monte, la famosa Madonna dei Polsi, festeggiata nel santuario a pochi passi agli inizi di settembre. Una fede che unisce gente perbene e uomini di 'ndrangheta. Si racconta da sempre che proprio in occasione della festa della Madonna dei Polsi si riuniscono ogni anno i capi di tutte le 'ndrine, per stabilire accordi ed equilibri. E che, nelle perquisizioni a uomini di 'ndrangheta si trovano spesso immaginette sacre con la Madonna del monte. Qualche vecchietto siede fuori il bar «Il ritrovo», nell'aria si avverte l'odore dei pomodori che si preparano nelle case per le bottiglie da conserva. A San Luca nacque lo scrittore Corrado Alvaro, qui gli hanno intitolato il corso principale, la scuola. Orgoglio di un sindaco, che se ne fa scudo: «Qui non è solo faida. Siamo fieri del nostro premio Alvaro di letteratura».