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L’ombra delle narcolire
Si chiama Loan back, ed è un vero e proprio prestito a se stesso
ottenuto attraverso una regolare pratica di finanziamento che
assicura una facciata legale alla disponibilità del denaro. Così non
si corrono rischi perché non è più necessario far circolare il
denaro sporco.
In uno scenario di finanza criminale transnazionale, si verificano
continui mutamenti nei metodi di riciclaggio, che rischiano di
rendere inefficaci le azioni di contrasto. I “modelli” criminologici
tradizionali, elaborati sui "cicli" del lavaggio (il cosiddetto
money launder-ing) dei proventi della vendita della droga,
ricostruiscono la circolazione del denaro sporco e descrivono i
comportamenti più ricorrenti dei riciclatoci: dal collocamento nei
circuiti bancari delle grandi quantità di liquidità derivate dalla
distribuzione degli stupefacenti, alle loro complesse operazioni di
camuffamento, fino al reinvestimento in attività lecite. A quei
modelli si ispirano le politiche di prevenzione e di contrasto messe
in atto dai paesi che hanno recepito le 40 raccomandazioni del GAFI
(il Gruppo di azione finanziaria per la lotta al riciclaggio, che
attualmente riunisce 26 paesi e due organizzazioni internazionali).
Di norma si presuppone più agevole intercettare i proventi criminali
quando il contante viene depositato presso sportelli bancari, e le
maggiori cautele sono dispiegate sulla "linea" del cosiddetto
front-office, con misure volte ad individuare i frazionamenti
artificiali dei versamenti e ad evidenziare le anomalie di
operazioni in larga parte connesse alla circolazione del contante.
Queste difese sono ben note ai riciclatori, che tendono ad aggirarle
nascondendo i passaggi di denaro in contesti apparentemente non
sospetti, come attività commerciali e, in particolare, importazione
ed esportazione di beni di alto valore intrinseco (oro, oggetti di
antiquariato, materie prime).
FORME STATICHE DEL RICICLAGGIO
Ma c'è un sistema ancora più insidioso, che comporta la rinunzia di
fatto al tradizionale "ciclo" del money laundering (caratterizzato
da una pluralità di transazioni aventi ad oggetto ricchezze di
origine criminale): in questo caso il denaro sporco, collocato nei
cosiddetti paradisi fiscali (e penali), vi resta lungamente
parcheggiato, senza entrare in circolazione nel sistema finanziario.
Al tempo stesso, in un contesto di apparenti operazioni di
finanziamento, discreti e affidabili strumenti di garanzia
consentono alle organizzazioni criminali di ottenere la
disponibilità delle risorse destinate ad investimenti nei mercati
presidiati da normative antiriciclaggio. Per comprendere come ciò
avviene, è opportuna una breve premessa: il denaro si è imposto come
strumento di pagamento per la sua straordinaria attitudine a
generare affidamento, in quanto il suo possesso costituisce un
indice sicuro di solvibilità; di conseguenza, se il fatto stesso
della sua allocazione nel sistema finanziario produce risultati
analoghi in termini di utilità (ad esempio facilitando l'erogazione
di finanziamenti), può risultare conveniente rinunziare alla sua
circolazione. Si delinea così un sistema "statico", in cui le
ricchezze criminali stazionano in piazze “protette”, tipiche dei
paesi off-shore, difese da un solido segreto bancario, da una
legislazione Societaria “opaca”, e da connivenze politiche e
amministrative. L’esistenza delle provviste, magari presso filiali o
controllate off-shore di primarie banche europee, può rendere
possibile, infatti, l'emissione di certificati di deposito o di
strumenti finanziari atipici, destinati ad essere movimentati nel
sistema finanziario internazionale e nelle grandi piazze
finanziarie. Questi strumenti, costituiti nelle tradizionali forme
del pegno e del deposito vincolato, o negoziati in forme più
complesse, possono determinare la liberazione di provviste
attraverso contratti di mutuo, con una sensibile riduzione dei
rischi.
LA PREVENZIONE SCRUTA L'ORIZZONTE
Il procedimento non è nuovo. Deriva da collaudate operazioni messe
in atto per evadere il fisco, ben note sia negli USA sia in Europa,
e sembra riscuotere crescente interesse nel mondo dei riciclatori,
al pari di altre prassi legate all’expertise delle frodi fiscali
(operazioni bilanciate, triangolazioni, ecc.). Il sistema, chiamato
Loan back, é quindi un vero e proprio prestito a se stesso, ottenuto
attraverso una regolare pratica di finanziamento, che assicura una
facciata legale alla disponibilità del denaro. Poco importa ai più
la provenienza delle garanzie, mascherate da discreti passaggi e
interposizioni fittizie, o spesso fornite da “primari corrispondenti
esteri”: anzi, esiste il concreto pericolo che una banca collusa non
ne evidenzi correttamente l'esistenza, impedendo la completa
ricostruzione dell'operazione. E mentre il dispositivo preventivo
tradizionale scruta l'orizzonte delle operazioni di sportello,
questa insidiosa forma di riciclaggio si perfeziona lontano da occhi
indiscreti. Sembra un adattamento della trama del romanzo di Buzzati
“Il deserto dei tartari”, ma la ricorrente scoperta di potenti
imprenditori, legati alla mafia e apparentemente esposti nei
confronti del sistema creditizio, dovrebbe fare molto riflettere gli
inquirenti. |