PROGETTO DI PREVENZIONE E DIAGNOSI DEGLI ABUSI SUI MINORI

L’incontrollata ascesa della violenza sui minori, in particolare della pedofilia, pone in primo piano il problema della difesa degli stessi, ridotti a meri oggetti alla mercé dei grandi.
Accanto alle reazioni di sdegno, rabbia, protesta che il dramma della pedofilia suscita, in Italia e all’estero, emerge sempre più forte l’esigenza di tutelare i minori dagli abusi sessuali.
Il fenomeno è vastissimo e riferibile ad un traffico che si svolge praticamente su scala planetaria.Nei Paesi del Terzo Mondo,sono milioni i bambini ridotti alla prostituzione, alla pornografia e dove, in materia, vige la più assoluta impunibilità.
In realtà, di tale evento non si sa molto: ci si limita a stime, peraltro terribili, sul numero dei bambini oggetto di questo turpe mercato; mentre gli psicologi tratteggiano dei pedofili, ritratti nella loro vita quotidiana, un identikit che li mostra “normali”, con la conseguenza che di essi non è possibile definirne la consistenza numerica né la tipologia caratteriale; prevenire , quindi , la pedofilia e gli abusi sessuali, è un obiettivo complesso.
La delicatezza del problema, stante l’ovvio allarme sociale, mostra che questo non è più un problema che riguarda solo gli addetti ai lavori, ma tutta la società.
La “reificazione” dei bambini è un atto ignobile e perverso che incombe su tutte le stratificazioni sociali, anche se finora, i casi più frequenti e atroci si sono registrati nelle zone più povere d’Italia e del mondo.
Le carenze della famiglia e della scuola, la povertà materiale e spirituale, il degrado ambientale, ci riportano non alle cause ma alle ragioni per cui tanti bambini cadono vittime della pedofilia. Facilmente il pedofilo può diventare per il bambino il consolatore della solitudine, il narratore delle favole che riempiono il vuoto d’affetto, d’interesse e d’attenzione di cui è stato deprivato fin dalla nascita.
La figura del pedofilo risulta dunque, difficilmente riconoscibile dalle apparenze esteriori; l’insano desiderio sessuale per i bambini può tranquillamente annidarsi in individui distinti, benevoli, spesso appartenenti ai ceti abbienti e abilitati a svolgere professioni al di sopra di ogni sospetto: medico, ingegnere, bancario, sacerdote, senza tralasciare i casi in cui questo oscuro e deprecabile vizio riguarda addirittura uomini già sposati e con figli, “rispettabili” che mantengono la lucidità necessaria per ricercare e sfruttare ogni opportunità volta al soddisfacimento degli istinti di cui si sentono prigionieri.
Sappiamo che l’abuso sessuale su minori ha diverse tipologie:
Intrafamiliare (genitori, compresi quelli adottivi e/o affidatari, patrigni, conviventi, fratelli, nonni, zii, cugini);
Extrafamiliare (attuato da persone conosciute dal minore (vicini di casa, conoscenti, ecc.)
Istituzionale (quando gli autori sono maestri, collaboratori scolastici, educatori, assistenti di comunità, sacerdoti, allenatori, medici, ecc cioè tutti coloro ai quali i minori vengono affidati per ragioni di cura, custodia, educazione, gestione del tempo libero, all’interno delle diverse istituzioni e organizzazioni).
Di strada (da parte di persone sconosciute);
A fini di lucro (commesso da singoli o gruppi criminali organizzati quali le organizzazioni per la produzione di materiale pornografico, per lo sfruttamento della prostituzione, agenzie per il turismo sessuale);
Da parte di gruppi organizzati (sette, gruppi di pedofili, ecc.) esterni al nucleo familiare.
Inoltre non è infrequente che vengano attuate da parte di più soggetti forme plurime di abuso (abuso familiare e contemporaneo sfruttamento sess
uale a fini di lucro; abuso da parte di adulti della famiglia e di conoscenti, ecc).
E’ inopinabile comunque che tra le diverse forme di abuso, sia quello intrafamiliare a creare maggiori difficoltà e nell’accertamento e nel trattamento.
Il carattere più esecrabile della pedofilia consiste nei terribili e devastanti effetti che essa produce sulle giovani vittime, obbligandole a sperimentare un trauma che sistematicamente si trasforma in una vicenda di infanzia rubata. Per i piccoli che subiscono atti di libidine, il momento più difficile e delicato è rappresentato dalla decisione di confessare ogni cosa ai propri genitori, o magari ad educatori specificamente abilitati ad affrontare questo tipo di problemi minorili. Va ricordato che, nella maggior parte dei casi, i bambini si mostrano, almeno all’inizio, alquanto reticenti, perché preda di paura di ritorsioni da parte dello stupratore, o perché sgominati dal terrore di ritornare a vivere, anche unicamente attraverso il ricordo, quello che per loro ha rappresentato un terribile incubo. Ecco perché molti di essi, non osando confessare ad alcuno di essere stati oggetto di molestie sessuali, “si portano dentro” il loro drammatico segreto, custodendo la memoria di un trauma che inesorabilmente li perseguiterà fino all’età adulta, tappa esistenziale in cui potrebbe esplodere improvvisamente, sotto forma di nevrosi o di patologie psicologiche.
La letteratura medica è satura di casi di adolescenti i quali a distanza di anni dalle violenze subite nella fanciullezza, si sono poi trasformati essi stessi in violentatori, quasi a voler esorcizzare personalmente - seppure sotto la spinta di pulsioni mentali evidentemente alterate - il ricordo dell’orribile esperienza vissuta da piccoli.
Risalta dunque l’assoluta necessità di far sì che i bambini vittime di molestie sessuali, una volta trovato il coraggio di raccontare la dolorosa vicenda di cui sono stati, loro malgrado, protagonisti, vengano poi affettuosamente assistiti e seguiti non soltanto in famiglia, ma anche da parte di tutte le istituzioni educative, e come la scuola, deputate allo svolgimento di questa delicatissima attività.
E’ importante in tali casi, la tempestività degli interventi .
Anche se non è possibile attuare interventi previamente definiti,è fondamentale operare attraverso la programmazione di incontri con insegnanti e non, mirati a fornire un congruo bagaglio di dati ed esperienze per valutare i comportamenti sintomatici che, decodificati appropriatamente, permettono un’immediata azione di tutela del minore.
Il rapporto conflittuale nei confronti della società da parte di fasce di popolazione minorile presente sul territorio provinciale, mostra come per alcuni soggetti in crescita, le prime esperienze di contatto con strutture e servizi pubblici, siano prevalentemente di contrasto caratterizzati da atteggiamenti di sospetto o di sfida verso le istituzioni o verso la società tutta.
Poiché talvolta la mancanza di integrazione operativa tra gli organismi preposti non ha permesso l’identificazione delle procedure migliori nell’esclusivo interesse del minore,si è certi che, migliorata la metodica diagnostica, si pervenga ad una soluzione operativa che non èproduca ulteriori danni di carattere psicologico.

Pertanto, qualora l’opera di prevenzione abbia portato all’accertamento di un abuso, in ossequio a quanto disposto dalla L. 269/98, si costituirà una fitta rete informativa con le Questure competenti a perseguire gli autori della violenza e provvedere, nel contempo, alla tutela del minore.
Da quanto affiorato, emerge che la fragilità tipica dei minori, legata all’immaturità biologica e psicologica nonché l’estrema dipendenza dall’adulto, hanno da sempre esposto il bambino alla violenza, intesa “lato sensu” (maltrattamento e sfruttamento; violenza fisica, morale, sessuale; inadeguatezza delle prestazioni affettivo/formative: incuria, discuria, ipercuria.
La delicatezza e la gravità del problema, stante l’ovvio allarme sociale, ha indotto tutte le Istituzioni interessate e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno in particolare, ad operare non solo nel campo della repressione di tali fenomeni, mediante un incremento di tecniche investigative ed una maggiore incisività degli interventi operativi, ma soprattutto nell’ambito preventivo, sul versante educativo e culturale.
Da tali premesse è maturato il “Progetto di prevenzione e diagnosi degli abusi sui minori” attraverso cui si intende creare un complesso sistema operativo che dia appoggio alle agenzie di socializzazione (primariamente scuole e famiglie), fornendo le conoscenze necessarie per valutare la presenza di eventuali o potenziali vittime e “offrire” anche, a bambini e adolescenti, tutte le informazioni utili per far acquisire quell’indispensabile consapevolezza che dia loro la capacità di comprendere la pericolosità insita in “taluni atteggiamenti”.
Difatti, poiché l’abuso sui minori si sviluppa su diversi e complessi livelli di gravità per i quali non è possibile attuare interventi previamente definiti, appare fondamentale, nella fase preventiva, operare in due distinti ambiti.
Il primo, prevede la programmazione di incontri tra specialisti del settore insegnanti, operatori sociali, forze di polizia, medici, si da formare una rete territoriale , cui fornire un congruo bagaglio di dati ed esperienze diretti alla valutazione di comportamenti eloquenti indicativi che, se “letti” in brevi tempi, permetteranno una immediata azione di tutela, tramite l’avvio della procedura giudiziaria e la formulazione in itinere di un progetto terapeutico individualizzato.
Il pool di tecnici indicherà tutte le forme di abuso cui corrisponderanno specifici segni comportamentali, fisici e psicologici della vittima.
Il secondo ed ulteriore livello, mira a cogliere le percezioni del fenomeno da parte dei minori. L’obiettivo verrà raggiunto con incontri stimolanti che coinvolgano attivamente i minori inducendoli a riflettere e invogliandoli alla discussione.
In particolare, gli interventi de quibus dovranno accostarsi al mondo dei minori considerando il loro sistema di comunicazione e, primo fra tutti, per l’ipotesi della pedofilia, l’uso della rete telematica. In fatti, i rischi legati all’anonimato che Internet è in grado di fornire e il suo diffuso impiego da parte di bambini e adolescenti, deve far pensare all’importanza di un’azione preventiva volta a fornire informazioni sui potenziali rischi della “navigazione”.
Con riguardo invece agli abusi intrafamiliaeri, la metodica diagnostica dovrà ricorrere ai tradizionali strumenti di indagine mascherati da giochi e simulazioni coinvolgenti l’intero gruppo classe.
Le FINALITA’ EDUCATIVE, e gli OBIETTIVI DIDATTICO/FORMATIVI
La finalità precipua del progetto è, oltre la lettura delle problematiche minorili, sperimentare un sistema di prevenzione e diagnosi, attraverso
costruzione di una rete multisettoriale che coinvolga organismi pubblici e privati,impegnati nel settore della prevenzione ,pervenendo alla identificazione di procedure condivise che orientano i comportamenti istituzionali in caso di abusi accertati;
percorsi metodologici-didattici rivolti ad insegnanti,operatori sociali, genitori e percorsi formativi rivolti a bambini e adolescenti per fornire loro le risorse e le difese utili a riconoscere i pericoli potenziali esistenti nella realtà logistica in cui vivono.
Obiettivo specifico del progetto:costruire e sperimentare una rete interistituzionale su base regionale per ciascuna provincia; costruire un sistema di protezione dei minori fornendo strumenti di autodifesa e di riconoscimento dei rischi; formare operatori istituzionali.
LE STRATEGIE OPERATIVE CHE SI RITENGONO OPPORTUNE VERTONO ESSENZIALMENTE SU TALI DATI:
Osservazione;
Conoscenza delle proprie e delle altrui emozioni;
Capacità di controllare e gestire i propri stati emotivi;
Partecipazione attiva;
Ascolto (concentrare l’attenzione su chi parla);Interazione;
realizzazione di una comunicazione efficace;
Riconoscimento e gestione dei conflitti;
Giochi di conoscenza;
Partecipazione attiva;
Cooperative learning;
Definizione delle aspettative;
Simulazioni;
Giochi di creatività;
Sublimazione dei conflitti;
Role-playng;
Drammatizzazione e catarsi;
Reazioni al conflitto: colpevolizzazione, fuga, negazione, mediazione (attraverso cui scoprire gli altri e noi stessi);
Creazione di un clima di relazioni sociali condivise;
Percezione dei comportamenti attraverso descrittori appropriati;
Confronto;
Incontri con esperti al fine di fornire un congruo bagaglio di dati e di esperienze diretti alla valutazione di comportamenti sintomatici;
Guida alla decodifica dei diversi linguaggi della comunicazione nell’infanzia e nella preadolescenza: verbale, tacita, gestuale, simbolica, corporale, icastica, ecc.;
Supporto alla interpretazione dei comportamenti infantili e/o preadolescenziali sintomatici, in casi di violenza subita (introversione e chiusura verso gli altri, aggressività, autoemarginazione, mutismo, mestizia, ecc.);
Conduzione all’apprendimento del linguaggio più appropriato da utilizzare per un significativo approccio dialogico con il bambino/a (imparando a comunicare non con il proprio linguaggio ma con quello del soggetto in questione);
Suggerimenti ed esplicazioni su come relazionarsi, facendosi accettare e su come instaurare un clima di fiducia e serenità.
Informazione, rivolta ai bambini, sugli eventuali rischi della rete telematica, quale la navigazione su Internet;
Percezione del fenomeno preso in esame da parte dei minori, attraverso incontri stimolanti con esperti che inducano alla riflessione e alla discussione.

STRUMENTI

Test psicologici e/o reattivi psicodiagnostici
Dialogo;
Fiabe;
Disegni;
Questionari previamente concordati in considerazione dell’età dei minori, (atti ad individuare la presenza di anomalie emotive indicative di possibili violenze psicologiche o sessuali);
Giochi.
SOGGETTI COINVOLTI
Insegnanti, operatori sociali, genitori, rappresentanti delle forze dell’ordine e del mondo giudiziario, università ; studenti delle scuole elementari e medie inferiori, esperti: medici, psicologi, sociologi.
BENEFICIARI DEL PROGETTO
I beneficiari di questa azione preventiva sono i minori in età 6-15 anni;
siamo di fronte a soggetti in via di formazione, per i quali le attività di prevenzione e diagnosi degli abusi, assumono un valore fondamentale e propositivo per interrompere quel lacerante cammino di disistima ed autodistruzione, possibile innesco di psicopatologie socialmente pericolose.
Il modello di intervento sarà costruito attraverso tecniche pedagogiche-didattiche e psicologiche che nascono dagli interessi specifici dei bambini ed adolescenti di questa età, mirati soprattutto a superare la paura di aprirsi al dialogo, a raccontare le proprie esperienze.
Gruppo destinatario
Le azioni formativo-didattiche sono indirizzate ad operatori sociali, genitori ed insegnanti di istituti e plessi scolastici delle località prescelte.
Sicuramente la scelta di operare in questi settori è determinata dal fatto che spesso coloro che stabiliscono il primo contatto con bambini abusati non sono in possesso di risorse formative relazionali e psicologiche adeguate alla complessità e d
rammaticità del problema.
L’elemento innovativo del progetto risiede nel tentativo di costruire un percorso istituzionale di tutela dell’infanzia abusata, che, partendo dai luoghi e dalle situazioni di violenza, consenta al bambino di ancorarsi a riferimenti pubblici e privati affidabili, competenti ed efficaci.
Si tratta dunque di costruire intorno ai contesti, anche singoli di violenza o di abuso,una rete competente in grado di a) interpretare i segnali di violenza potenziale o subita; b) fare emergere in modo opportuno le situazioni e i luoghi critici;valutare i dati riscontrati, orientandoli in un itinerario di recupero, cura,integrazione e tutela socio-sanitaria e giuridico-legale.
I contesti istituzionali coinvolti, sono la scuola e gli ooperatori scolastici,la magistratura ,in particolar modo la giustizia minorile, le forze di polizia.

MODALITA’ DI ATTUAZIONE DEL PROGETTO

Il modello di attuazione del progetto di prevenzione e diagnosi di abusi sui minori, si avvale di: a) studio bibliografico scientifico delle caratteristiche di personalità di coloro che commettono abusi sessuali su minori ed adolescenti
I risultati saranno trasferiti nell’ambito delle successive misure formative indirizzate ai destinatari di tali azioni.I dati ricavati forniranno utili indicazioni nell’ambito della costruzione del modello di intervento preventivo diretto ai minori il cui scopo è quello di aiutare i bambini e gli adoloscenti a costruire un sistema di difesa che permetta loro di riconoscere i rischi potenziali esistenti nella vita di ciascuno;b) percorso istituzionale di tutela dell’infanzia abusata;c) banca dati, archivio documentale informatizzato ;d) sito web nel quale far confluire notizie da divulgare; e) interventi formativi mediante seminari; f) valutazione interna;g)diffusione dei risultati..
Sarà predisposta una attività di valutazione interna ante in itinere e post.Si ritiene opportuno,ai fini di un oculato processo di valutazione attuare un sistema che consenta l’acquisizione di tutte le informazioni necessarie rilevate attraverso: interviste, questionari strutturati, schede per la valutazione degli apprendimenti realizzati.
Il compito valutativo spetterà al Comitato tecnico scientifico.

Il progetto ,definibile in tre anni , si propone la costruzione di una rete provinciale che rappresenta
il punto di partenza di un’attività che è stata costruita proprio per la sua riproducibilità.
I modelli formativi diretti ai beneficiari ed ai destinatari costituiranno una risorsa da utilizzare in maniera stabile e da riprodurre annualmente, coinvolgendo un numero sempre più ampio di soggetti.

L’operato verrà sottoposto a valutazioni tecnico operative da parte degli stessi esperti e dalle forze istituzionali partecipanti all’iter preventivo e diagnostico garantendo così un costante monitoraggio dei risultati raggiunti.