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Bernardo
Provenzano (1933 - latitante)
Nato il 31 gennaio 1933 a Corleone, da sempre "Binnu 'u tratturi"
è uno dei capi più misteriosi di Cosa Nostra, per
la mancanza di notizie certe sul suo conto. Non è un caso
se, pur essendo attualmente in cima alla lista dei grandi latitanti,
per molto tempo venne invece dato vittima della lupara bianca.
Insieme all'amico Totò Riina, iniziò la carriera
criminale nella banda di Luciano Liggio, che espresse nei suoi
riguardi un famoso e lapidario commento: " Provenzano spara
come un dio, peccato che abbia il cervello di una gallina ".
Fu uno dei protagonisti indiscussi della guerra alle cosche palermitane
negli anni Ottanta. Al suo attivo tre ergastoli e altri procedimenti
in corso e una latitanza di oltre trent'anni. Per molto tempo
è stato considerato solo un killer senza scrupoli, ma nel
corso degli anni gli investigatori hanno individuato in lui una
delle menti organizzatrici del riciclaggio del denaro sporco.
Alcuni collaboratori infatti hanno affermato che Provenzano
è il boss che controlla gli appalti e tiene i contatti
con il mondo politico. Alla fine del 1992, la sua famiglia tornò
a vivere a Corleone. Ipotesi investigative hanno accreditato Provenzano
ed Aglieri come i garanti della pax mafiosa tra le cosche palermitane
e i corleonesi.
Leoluca Bagarella (1942 - in carcere dal 24/6/1995)
Luchino, fratello di Antonietta, la moglie di Salvatore Riina,
nacque il 3 febbraio del 1942 a Palermo. A partire dagli anni
Sessanta, fu un esponente di primo piano dei corleonesi e uno
tra i killer più spietati. I legami con i clan della camorra
napoletana, per l'organizzazione del traffico di tabacchi e stupefacenti,
gli costarono le prime incriminazioni. Nel 1969 il fratello Calogero
rimase ucciso nella strage di viale Lazio. Sul finire degli anni
Settanta il commissario Boris Giuliano lo braccò per tutta
Palermo, sequestrando, a Punta Raisi, una valigia con il pagamento
in dollari di una partita di droga e infine scoprendo il suo covo.
Era troppo per Bagarella che lo uccise a sangue freddo in un bar
palermitano, la mattina del 21 luglio 1979.
Nel settembre dello stesso anno venne arrestato e rinchiuso all'Ucciardone,
dove rimase per quattro anni. Nel 1986, alla vigilia del maxiprocesso,
fu tratto in manette su disposizione del giudice Falcone e rimase
in carcere fino al dicembre del 1990. Latitante di nuovo dal 1992,
dopo l'arresto di Riina, divenne uno dei più im-
portanti boss di Cosa Nostra, dopo uno scontro con il clan Aglieri,
dal quale uscì vincente. La sua latitanza ebbe termine
il 24 giugno 1995, quando venne arrestato dalla DIA. Oltre alle
contestazioni relative agli omicidi di numerosi rappresentanti
delle istituzioni, avvenute nel corso degli ultimi decenni, Bagarella
è anche accusato di essere tra i registi occulti delle
stragi del 1993.
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Pietro Aglieri (1959 - in carcere dal 6/6/1997)
E' nato il 6 giugno del 1959 nel rione della Guadagna, a Palermo.
Da sempre è conosciuto con il soprannome di " ' u
signurinu ", a motivo della ostentata ricercatezza nell'abbigliamento.
Dopo aver studiato presso il seminario arcivescovile di Monreale
e aver prestato il servizio militare come paracadutista nella
brigata Folgore, si fece strada all'interno dell'organizzazione,
guadagnando prestigio e rispetto nel corso della seconda guerra
di mafia. Con l'avvento dei corleonesi al potere, divenne il nuovo
capomandamento di Santa Maria di Gesù e un influente membro
della Cupola.
Nel 1995 il giornale britannico The Guardian lo indicò,
provocatoriamente, come l'italiano più conosciuto al mondo.
In questi ultimi anni Pietro Aglieri ha occupato i posti di vertice
dell'organizzazione e ha stretto un patto di alleanza con Bernardo
Provenzano per la ricostruzione di Cosa Nostra, indebolita dall'arresto
dei capi storici della fazione corleonese e dal proliferare dei
pentiti (collaboranti di giustizia). E' stato arrestato, dopo
otto anni di latitanza, alla periferia di Bagheria, a Palermo,
il 6/6/1997.
Subito dopo la cattura, suscitò scalpore il ritrovamento
nel suo covo di una piccola
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