“Riciclaggio ed economia criminale”

Pier Luigi Vigna


NVorrei fare con voi alcune riflessioni sul tema che mi è stato proposto e naturalmente sarò a vostra disposizione se vorrete, alla fine, pormi delle domande su questo o su altri temi che riguardano il mio lavoro in generale di magistrato, che ormai svolgo da diversi anni.
Qual è l'origine, lo accennava in parte anche il Presidente, della ricchezza dell'economia criminale specie di quella mafiosa? Per rispondere a questa domanda mi sembra che si debba porre l'accento su una caratteristica che hanno le organizzazioni criminali evolute ed in particolare quelle mafiose: accanto all'armamentario dell'intimidazione, al quale si accompagna sempre più la pratica della corruzione, a parte l'assoggettamento e l'omertà cui dà luogo la forza dell'intimidazione, ciò che caratterizza le organizzazioni mafiose è la loro managerialità. Se più ragazzi si mettono in testa di andare a rapinare uffici postali o banche e la sera spendono il denaro rapinato in donne o in gioco, questa è un'associazione per delinquere, ma non è un'associazione per delinquere di tipo mafioso perché si consuma immediatamente ciò che si realizza. Quando si parla, invece, del carattere manageriale delle organizzazioni criminali e in particolare delle varie mafie, si vuol cogliere una peculiare finalità che si persegue attraverso le azioni; un fine di profitto, sì, ma questo profitto viene poi reinvestito; quindi non viene disperso, non viene consumato. Ed è questa managerialità delle organizzazioni criminali che fa sì, inoltre, che esse operino su una pluralità di mercati, alcuni che si sono susseguiti nel tempo, ma molti dei quali sono praticati in contemporanea, proprio come farebbe un ottimo investitore nei fondi che diversifica gli investimenti; per cui se un settore cala, il reddito può venire da altri settori in crescita.
Se facciamo un panorama di questi mercati nel dopoguerra, sappiamo che in principio viene l'agricoltura, poi vi sono i mercati ortofrutticoli, poi c'è la cementificazione, quando comincia l'esodo dalle campagne e si sviluppano le città; poi vi sono le vie dei tabacchi, il contrabbando di tabacchi, che tuttora è fiorentissimo, soprattutto nella mafia pugliese "la sacra corona unita" e nella camorra napoletana.
Sulla realtà dei tabacchi, soprattutto dagli anni ’70, si sviluppa, sulle medesime rotte, il commercio di armi. C'è, poi, il sistema dell'impossessamento degli appalti delle opere pubbliche, appalti che non solo vengono utilizzati per attuare estorsioni, ma che in Sicilia, almeno fino al 1991, erano gestiti da "Cosa Nostra". Questo risulta anche dalle dichiarazioni di quello che è stato indicato come il ministro dei lavori pubblici di Riina, il signor Siino. Esisteva un "tavolo" attorno al quale si decideva chi doveva vincere l'appalto e in funzione di chi veniva deciso fosse il vincitore, si stilava il bando di gara cui seguiva l’aggiudicazione attraverso un sistema corruttivo. "Cosa Nostra" si è, quindi, impadronita anche di questo snodo importantissimo dell’economia. Importantissimi, nelle regioni del Sud, sono stati gli appalti delle opere pubbliche e poi ancora altri mercati, l'estorsione e ancora il mercato dell’usura, che come vedremo, è una sorta di strategia criminale anche delle organizzazioni mafiose e infine, dopo l’ambiente, e dispiace usare il termine "mercato", le persone: i fenomeni di emigrazione ed immigrazione clandestina gestiti da organizzazioni criminali, che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico.
Vi è, quindi, una pluralità di mercati che le organizzazioni criminali e le mafie hanno perseguito nel tempo e che attualmente perseguono in contemporanea. Le persone, gli appalti, l'usura, l'estorsione, gli stupefacenti, le armi, i tabacchi, l'ambiente, sono mercati tuttora perseguiti e da qui i proventi dell’economia criminale che offrono, come voi capite, a queste organizzazioni, capitali immensi. Più precisamente offrono loro un potere di acquisto potenziale, dico “potenziale” perché la ricchezza che viene da episodi criminali rappresenta un potere d'acquisto virtuale, in quanto è difficile impiegarla finche può essere scoperto il “cordone ombelicale” che la lega al delitto. Questo potere di acquisto "potenziale" deve essere, dunque, trasformato in un potere d’acquisto “reale” ed il passaggio dalla potenza all'atto, dalla potenza alla realtà, del potere d'acquisto è realizzato attraverso quel meccanismo che si chiama riciclaggio e che consiste nella ripulitura, per l'appunto, del "denaro sporco" o attraverso una sostituzione fisica (per fare un esempio: se io ho sequestrato una persona ed ho ottenuto il pagamento del riscatto con denari segnati un modo molto semplice è andare in un casinò o avere un amico compiacente, speriamo non avvenga, in qualche istituto bancario che mi dà del denaro pulito e mischia l’altro con quello che sta in cassa) o mediante metodi più raffinati, ad esempio attraverso operazioni finanziarie che servono a tagliare quel cordone ombelicale fra il denaro e il delitto da cui esso proviene. Poi c'è la fase del reinvestimento e il nostro codice penale punisce non solo il riciclaggio, ma anche il reinvestimento in attività economiche di denaro che abbia un'origine illecita. Il denaro così ripulito viene in parte impiegato ancora nell’attività delittuosa (es. si comprano altri stupefacenti, altre armi), ma in parte viene impiegato in attività apparentemente lecite (costruzioni, imprese per movimento terra) e dico "apparentemente" perché la loro origine non è un'origine lecita, ma è sempre un'origine illecita e nasce così l'impresa apparentemente pulita, ma finanziata e gestita da una organizzazione criminale.
Vorrei sottolineare che la ripulitura dei denaro serve, per così dire, anche a cercare di ripulire le persone. Si è notato, cioè, che per le operazioni di riciclaggio e di reinvestimento le organizzazioni mafiose che ancora ricorrono a soggetti fuori dal gruppo, hanno la tendenza a professionalizzare persone interne al gruppo mafioso, il che offre vari vantaggi: la sicurezza del silenzio sulle operazioni di riciclaggio non solo, ma anche l'inserimento di una persona di fiducia nel circuito finanziario, ciò fa sì che questa persona si legittimi nel mondo economico e quindi bisogna tener presente che il riciclaggio è una via non solo per ripulire il denaro mafioso, ma anche per ripulire l'associato di mafia e farlo entrare nel mondo dell’economia. È attraverso questo sistema che si realizza l’inquinamento della nostra economia. Per dare qualche cifra parliamo di usura. Voi sapete che ci sono vari tipi di usurai, ormai ne è stata fatta una sorta di galleria: c’è quello che si chiama usuraio individuale, cioè colui che ha una sfera d'azione territoriale molto limitata; c’è l’usuraio dei condominio, che pratica l'usura all’interno del condominio; c’è quello che fa l’usuraio nel quartiere, ma c’è anche l’usuraio criminale e cioè colui che è associato ad una associazione criminale che pratica l'usura.
Perché il gruppo criminale pratica l'usura? Innanzitutto perché è anch'essa un mezzo che serve al riciclaggio del denaro sporco: dando ad usura e poi riscuotendo i fortissimi interessi e i capitali in altro denaro si realizza ancora una volta la ripulitura del denaro. Ma il percorso non finisce qui perché quando l'usura è praticata da un gruppo criminale, questo tende soprattutto, e normalmente ci riesce, ad impossessarsi dell'attività economica e quindi dell'impresa gestita dal soggetto usurato, il quale, dopo un po' di tempo, non può più far fronte agli impegni presi, viene pesantemente minacciato e infine viene indotto a cedere la sua attività economica. La cessione non avviene quasi mai in via formale; sarà sempre l'usurato, formalmente, a risultare il titolare dell’attività d’impresa, ma questa sarà nelle mani del gruppo criminale che, ancora una volta, se ne servirà per entrare nel mercato e per attuare attività di riciclaggio. Tutto questo fa parte della morale di "Cosa Nostra", nella quale rientra ovviamente, come sapete anche voi: non sposarsi mai con parenti di sbirri o di magistrati, non tradire la moglie (questo soprattutto in Sicilia) ed altre morali simili. Questo è il concatenarsi di fatti economici: riciclaggio, impossessamento dell'impresa, ingresso nelle attività economiche e poi ancora una volta riciclaggio attraverso questa cassa vuota. Voi sapete che c'è stata una nuova legge del 1996 votata dal Parlamento quando oramai le Camere erano chiuse e votata anche sotto l’emozione di fatti gravissimi che ci hanno colpiti: suicidi di persone sottoposte ad usura. C'è infatti un aspetto psicologico da tener presente; questo spiega anche perché, singolarmente, vi é un calo delle denunce per usura nell’ultimo anno. Per noi è sempre difficile trovare la dimensione reale dell'usura perché si stabilisce un vincolo psicologico di sudditanza fra l'usurato e l'usuraio che rende difficile al primo fare la denuncia perché egli sente quasi se stesso come colpevole per essersi messo nelle mani dell'usuraio, che, singolarmente, viene visto anche come un benefattore perché è colui che ha aiutato a risolvere certi problemi in un certo momento. Questo determina un circolo vizioso per cui l'usurato si chiude in se stesso e a volte questa chiusura porta a gesti estremi: ecco perché con questa legge sono stati previsti un fondo di solidarietà e un fondo per la prevenzione. Anche il mondo bancario sta attento a questo fenomeno e noi confidiamo soprattutto nella sensibilità del mondo bancario per passare sempre più, anche se mi rendo conto che per me che non sono bancario è facile dirlo, dal profilo delle garanzie reali al progetto che l'uomo propone, alla validità dell'operatore, scoraggiando - giustamente - coloro che non hanno le capacità di fare impresa. Molti, infatti, cadono preda dell'usura in quanto pensano di poter iniziare un'attività imprenditoriale senza la professionalità adeguata. Ecco allora il grosso supporto che deve offrire il mondo bancario nel consigliare, nel professionalizzare il proprio personale: questo è quello che noi ci attendiamo per vincere la battaglia contro l'usura.
Ci fu, nel '93, uno studio di Banca Italia (la nuova legge è del ’96) che stimava come soggette ad usura 342.000 famiglie e piccole imprese in Italia e i prestiti usurai li faceva ammontare a 4.000 miliardi, ma nel '95 la Guardia di Finanza calcolava 4 milioni circa di usurati e 10.000 miliardi il giro d'affari dell'usura. Vi è poi stata una recente analisi della Confesercenti realizzata attraverso campionature e secondo la quale sono circa 120.000 i commercianti coinvolti nel giro dell'usura con oltre 250.000 posizioni debitorie e si afferma che il giro d'affari dell'usura, nel solo settore del commercio, ammonta a 15.000 miliardi riscossi da 25.000 usurai professionisti, un terzo dei quali appartenenti alla criminalità organizzata.
Abbiamo quindi il riscontro non solo investigativo delle indagini, che pur conta qualcosa, ma anche delle campionature di un'associazione di categoria. E le aziende, ecco l'altro dato che vi ricordavo, che entrano nel giro dell'usura sono di regola costrette a chiudere nel giro di tre anni con l'impossessamento dell'impresa da parte del gruppo che la produce.
Estorsione: fenomeno anche questo sommerso e con denunciato. Nei primi sei mesi del '98 abbiamo avuto 1075 denunce e 1333 arresti, ma ancora le ricerche, le interviste che non espongono il soggetto, dicono che in Calabria, a Catania e a Palermo quattro negozi su cinque sono sottoposti ad estorsione.
Ritorneremo su questo punto, ma i successi che abbiamo avuto sull'ala militare delle organizzazioni mafiose (gli arresti dei grossi latitanti, i ritrovamenti di migliaia di armi, di missili, di esplosivi, la scoperta degli autori delle stragi, da Capaci e Via d'Amelio alle stragi che si sono avute nel 93 che hanno colpito Firenze, Roma, Milano nel Museo d'Arte Moderna) non hanno diminuito per nulla la pressione sul territorio economico da parte dei gruppi criminali.
I1 territorio è diventato più penetrabile; l'arresto di Riina, di Brusca, di Aglieri dimostrano che le nostre forze di polizia investigativamente riescono a penetrare nel territorio, ma la pressione sull'aspetto economico che ogni territorio subisce e sempre vivissima. Avete visto l'uccisione del futuro sindaco di Caccamo Cancemi. Questo futuro sindaco che voleva intervenire per fare pulizia sul sistema degli appalti e .sui lavori pubblici è stato ucciso in via preventiva perché si toccava un interesse economico.
* incendio a una. sala parrocchiale in Sicilia, a Favara: anche questo è stato un atto dimostrativo perché anche "Cosa Nostra", ormai, ricorre a simbolismi contro un tentativo forte di affermazione della legalità.
Si diceva che a Catania e a Palermo quattro negozi su cinque sono soggetti all'estorsione e questo combacia perfettamente con i risultati investigativi; anni fa fu trovato il libro mastro di Madonia che indicava centinaia di commercianti coinvolti. A Reggio Calabria il 70% delle imprese, a Napoli e a Bari, si legge in questa ricerca, il 50%, ma nell'hinterland il 100%, a Trieste, su 738 imprenditori interpellati quattro su dieci ammettono di essere a conoscenza di casi di taglieggiamento avvenuti in città. E allora voi dovete, siete esperti, parlo anche a persone che operano nel settore finanziario, tenere presenti gli effetti distorsivi sul piano economico, al di là di quelli subiti dalla vittima, che produce l'estorsione.
Spesso il gruppo criminale ricorre all'estorsione sapete perché? Per praticare poi l'usura: ti metto in difficoltà economica attraverso 1'estersione e poi pratico l'usura, non solo ma l’estorsione avvantaggia l’evasione, ovviamente. Cosa fa l'imprenditore che subisce l'estorsione? O aumenta i prezzi per riprendere ciò che gli è stato estorto e nessuno va da lui o cerca di rifarsi attraverso l'evasione fiscale, usata anche dai non estorti. In Italia l'evasione toglie risorse agli investimenti. Ma lo sapete che secondo l'ultima stima (ho avuto l'onore di essere sentito in Parlamento dalla Commissione Affari Civili ed economici della Nato) a quanto ammontano le somme che vengono riciclate in un anno mondialmente dalle organizzazioni criminali? 1000 miliardi di dollari. E qui noi abbiamo assistito, nel 1998, a due fatti che paiono, ma solo apparentemente, lontani fra loro: il primo è che dal 1° marzo '99 i servizi bancari e finanziari potranno essere offerti senza che discriminazioni o segmentazioni colpiscano intermediari provenienti da specifici paesi in 102 nazioni e quindi abbiamo una globalizzazione della finanza, il secondo riguarda il fatto, lo dice il rapporto della Banca Mondiale per il 1997, che lo sviluppo dei traffici e delle produzioni illegali fra i diversi paesi vede sempre più la presenza di accordi internazionali fra organizzazioni criminali di nazionalità diversa.
Accanto alla globalizzazione della finanza abbiamo la globalizzazione della criminalità. È questo il nuovo carattere che ha assunto negli ultimi anni la criminalità organizzata, cioè la sua internazionalizzazione. Pensate un po' a taluni di quei beni che vi indicavo come oggetto dei mercati delle organizzazioni criminali, prendete solo stupefacenti, armi, esseri umani che devono essere spostati da un paese di “produzione” ad un paese di destinazione finale passando spesso attraverso vari paesi. Questo passaggio attraverso vari paesi avviene attraverso le sinergie che i gruppi criminali che vi operano attuano tra di loro proprio per la movimentazione di questi beni. Non mancano poi, anche a guardare il nostro territorio e le nostre indagini, insediamenti criminali stranieri in Italia. Accanto alle “nostre” quattro “organizzazioni mafiose tradizionali" (Cosa Nostra, 'ndrangheta, Sacra corona unita e la Camorra) si sono poi insediate da un lato la mafia cinese, dall'altra quella turca, dall'altra quella albanese per il traffico delle persone, non solo, ma anche di armi e di stupefacenti. Quindi si verifica questo doppio regime internazionale della finanza e delle organizzazioni criminali e questa mondializzazione del crimine e dei sistemi finanziari impone e ha imposto agli Stati l'adozione di regolamentazioni, la previsione di normative, di settori di intervento.
Voi sapete che l'Italia, dopo una raccomandazione che fu assunta a Basilea, nel 1998; dai Governatori delle banche centrali su questo problema, l'Italia fu uno dei primi paesi a munirsi, nel '91, di una serie di disposizioni dirette a contrastare la movimentazione del denaro contante e quindi a contrastare il riciclaggio.
Fu creato, così, quel sistema che richiese agli istituti finanziari, alle banche, non più un atteggiamento passivo di conservazione di dati, ma un atteggiamento attivo e cioè la segnalazione delle operazioni sospette. Un ulteriore impulso si è avuto con un decreto legislativo dei n maggio del ‘97, che ha posto al centro di questo sistema l'Ufficio italiano dei cambi al quale devono essere indirizzate le segnalazioni delle operazioni sospette. L’U.I.C opera una valutazione di tipo tecnico -finanziario sull'operazione, trasmette poi i dati, per le investigazioni, alla D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) e al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria i quali, se si tratta di fenomeni di riciclaggio o reinvestimenti operati da gruppi criminali, informano la Direzione Nazionale Antimafia. In questa nuova regolamentazione si cerca, inoltre, di assicurare una maggiore tranquillità anche agli operatori bancari, che, nelle regioni del Sud, erano esposti a minacce quando facevano la segnalazione, stabilendo un regime di segretezza. Questa nuova disciplina è entrata in vigore il 1° settembre dello scorso anno. Quali sono le valutazioni che possiamo fare dopo un primo anno di esperimento? Ancora siamo “bassi”. Non credo che tutti operino legalmente nei loro rapporti con gli istituti finanziari, ma le segnalazioni pervenute all'Ufficio italiano dei cambi riguardano meno del 30% degli intermediari bancari operanti a livello nazionale.
Risulta molto esiguo il numero di segnalazioni pervenute dagli intermediari bancari da talune regioni, guarda caso una è la Calabria da dove è pervenuto un numero insignificante di segnalazioni; lo stesso dalla Sardegna e vi è poi un grosso numero di province dalle quali non è pervenuta alcuna segnalazione. Interessante notare che da una banca operante in Sicilia sono pervenute diverse segnalazioni, ma quando? Dopo un'ispezione di Banca Italia; il che sembra confermare l'opinione che l'efficienza degli apparati di rilevazione é proporzionale all'incisività dei sistemi di controllo. Oltre 1/5, circa 700 delle segnalazioni pervenute all'Ufficio Italiano dei Cambi attengono ad elementi di sospetto ed anomalia relativi ad operazioni in contanti. Su 2193 segnalazioni pervenute in via informatica, raccomandata dall'Ufficio Italiano Cambi, ne sono arrivate ancora 1214 in via cartolare. Dalle Isole ne sono venute 101, dal Sud 403, dall'Italia centrale 453, dal Nord-Est 394, dal Nord-Ovest 842; ma dalle società di intermediazione mobiliare (dalle SIM) ne sono giunte solo 5, dalle società di gestione di fondi comuni 2, dalle società fiduciarie 1. Occorrerà, dunque, incentivare ancora questo sistema, ma non basterà questo. Vi sono altri settori e nell'impegno sulla giustizia del precedente governo uno dei settori importanti veniva posto nel documento all'ordine del giorno e speriamo che sia ancora perseguito: la riforma del diritto societario. Il grosso problema che si pone per gli investitori è sapere chi, al di là delle apparenze, ha il governo dell’impresa. La certificazione antimafia, che pure è stata ridotta, potrebbe essere eliminata: non c'è nessun mafioso e nessuna impresa mafiosa che porrà in uno degli organi direttivi un soggetto che non sia più che immacolato. Ciò che troviamo difficoltà ad esplorare è la vera proprietà dei patrimonio sociale e quindi è indispensabile una riforma dei diritto societario. Ma, si diceva, e cerco di andare al succo di quello che volevo dirvi, non si ricicla solo attraverso il sistema finanziario e bancario (ma almeno qui abbiamo un sistema normativo che, se funziona, garantisce); il riciclaggio avviene anche attraversa l'acquisto di immobili. Stupisce (diceva il Presidente della Commissione Antimafia) veder negozi lussuosi che si aprono all'improvviso e nei quali passando più volte durante la giornata non si vede mai nessuno, oppure alberghi, esercizi acquistati a prezzi squilibrati rispetto al mercato. In questo settore sussiste un obbligo di segnalazione dei trasferimenti dei notai al questore, ma questi dati vanno informatizzati, non possono giacere lì come purtroppo spesso avviene.
Il riciclaggio avviene, oggigiorno, anche attraverso acquisto di beni mobili, per esempio i computer. Il luogo. il negozio dove costa meno lo scotch è in Colombia: Medellin, e lì lo scotch costa meno che in qualunque altra parte del mondo perché, a un certo momento i narcotrafficanti colombiani decisero di riciclare comprando dello scotch. Un mezzo di di riciclaggio è l’acquisto dell’oro. Un investigatore americano diceva che non ci sono limiti alle forme di riciclaggio se non quelli posti dalla fantasia del riciclatore.
Il fenomeno non è, poi, solo interno, ma è anche internazionale e qui le difficoltà aumentano perché vi è diversità di legislazione, anche se in numerosi paesi, specie in quelli europei, per l’opera pressante del GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria) che ha dettato delle direttive, gli Stati si stanno mano mano adeguando. Attualmente l'obbligo di segnalazione è previsto per gli intermediari finanziari, per le banche. Il problema all'ordine del giorno, a livello GAFI, è se esso debba essere esteso ad altri operatori economici: per esempio agli agenti immobiliari – e questo susciterà qualche altra astensione delle udienze – agli avvocati d’affari: non a quelli che patrocinano le cause; ci sono, soprattutto in altri paesi, avvocati d'affari cioè a dire avvocati che fanno intermediazione e che non esercitano l’attività forense, non vanno in tribunale a difendere; e inoltre ai mercanti d'arte, perché un mezzo di riciclaggio è anche l'acquisto di opere d'arte. Naturalmente c'è il problema dei Casinò. Io sono stato sentito dalla Commissione Affari Costituzionale e Finanze, perché vi sono disegni di legge con i quali si propone l'apertura di numerose case da gioco in Italia. Anche il GAFI dice che i Casinò sono il primo momento attraverso il quale si può passare per il riciclaggio. Siamo stati valutati dal GAFI, il giudizio è stato positivo sui nostri sistemi di contrasto, ma essi vanno estesi. Ma vedete, la varietà dei paesi è tale che ci sono dei paesi che considerano virtuosa la lotta al riciclaggio, che considerano spesi bene i danari per contrastare il riciclaggio, e noi sappiamo quanti oneri sono costati alle banche,quante centinaia di miliardi per adeguarsi a certi sistemi informatici, ma ci sono nel mondo altri paesi che non sono sensibili a questo tema o perché la malavita organizzata non ha radici come in altri paesi e mi riferisco per esempio all'Austria, o perché si tratta di paesi, di regola piccolissimi, sparsi magari nei Caraibi, ma ce ne sono anche di piú vicini, nelle isole delle Manica,i quali traggono reddito dall’essere paradisi fiscali, vivono cioè dai proventi delle transazioni finanziarie che in quei paesi si compiono restando nell’anonimato e voi capite che, se è vero che la movimentazione di un miliardo per via elettronica in un paese del mondo, può avvenire in pochi minuti, l'investigatore per ripercorrere la stessa operazione, ha bisogno, ammesso che le rogatorie funzionano, di sei-nove mesi. Quando, poi, si va a incappare nel paradiso fiscale è inutile muoversi perché è buio completo e allora gli studiosi di economia, dell'Università Bocconi in particolare, dicono che bisogna agire su questi paesi per ridurli alla ragione con sistemi di sanzioni e incentivi. Se tali paesi vedono, date le loro condizioni economiche, non sempre ottimali, diminuire il reddito se eliminano il paradisiaco fisco, allora bisogna dar loro incentivi, anche economici, perché giungano ad adottare regole generalmente riconosciute; o altrimenti sanzionarli. Se ci muoviamo dall'interno all'estero abbiamo un panorama frastagliato di paesi, di legislazioni e di interessi, ma non bisogna essere pessimisti. Certo le uniformità a livello internazionale sono più difficili da raggiungere che non a livello nazionale e a volte, in certi settori, anche a livello nazionale facciamo difficoltà a trovare comportamenti uniformi, ma gli organismi dell’Unione Europea si stanno muovendo. Ad esempio è nata EUROPOL che è entrata in funzione nell’ottobre scorso; un sistema informatico delle forze di polizia dei quindici paesi, fra l'altro sul riciclaggio e sulla tratta degli esseri umani, sul traffico del materiale radioattivo e nucleare, e su quello di auto rubate.
I pubblici ministeri anche se non possono spostarsi, (.perché questo è veramente l'assurdo: che aboliti i confini all'interno dell'Europa i delinquenti viaggiano come lepri in tutti i paesi dell'Unione e fuori, mentre noi troviamo ancora difficoltà, minori le polizie, maggiori l'autorità giudiziaria per quel più di sovranità che implica l'intervento dell'autorità giudiziaria di uno stato in un altro stato) tuttavia cominciano ad incontrarsi. Gli organi centrali del P.M. dei paesi d'Europa si sono visti, ad esempio, a Noordwijck nei Paesi Bassi nel giugno di quest’anno, ci rivedremo a dicembre a Siracusa anche con altri paesi.
Il mio ufficio sta facendo un lavoro massacrante, siamo solo venti magistrati abbiamo dei collaboratori e un'ottima banca dati, ma pensate che abbiamo rapporti un po' con tutti i paesi: siamo stati fisicamente a Malta , in Albania, in Bulgaria, in Polonia, in Romania, nella Repubblica Ceca, in Montenegro e poi in America Latina, in Brasile, in Argentina, a Santo Domingo, tutto per allacciare rapporti che sono molto fruttuosi; siamo infatti molto stimati per il nostro sistema legislativo. Vorrei veramente chiudere con una riflessione della quale sono particolarmente convinto: ritengo che l'economia legale convenga. Non basta dire, io lo dico nelle scuole, che “la legalità è bella”: quando parlo a bancari, quando parlo a imprenditori, occorre dire e dimostrare che l'economia legale è anche conveniente, ed è conveniente sotto vari profili. Se crediamo di essere cittadini e non sudditi, dobbiamo tener presente che l'economia legale corrisponde a un preciso interesse protetto dalla Costituzione.
L'articolo 41 afferma che l'iniziativa economica privata è libera; dove è economia criminale non vi è libertà di impresa, perché l'impresa criminale assume necessariamente una posizione dominante sul mercato e perché non ha bisogno mi dispiace per la Banca Popolare di Sondrio, di ricorrere alle banche per i propri -finanziamenti e perché a un potenziale di minaccia che scoraggia l'imprenditore. Quindi avere economia legale vuol dire attuare un precetto costituzionale. Ma l'economia legale è anche corrispondente a democrazia: dove le leve dell'economia sono nelle mani della criminalità organizzata non è possibile, anzi è quasi impossibile, che vi siano forme democratiche di governo. Noi lo vediamo in taluni paesi dell'Est: dove il potere e l'economia reale sono nelle mani criminali il passaggio a forme democratiche di governo è difficilissimo per la semplice ragione che l'economia condiziona le scelte politiche e non ci sarà mai nessun criminale che vorrà forme trasparenti di governo. È molto importante tener presente questa correlazione diretta che c'è fra economia e democrazia....
parte del discorso non registrata
Se c'è la criminalità, la criminalità distorce a proprio favore lo sviluppo economico possibile, si impadronisce di certi snodi dell' economia e fa si che l'effervescenza economica che c'e in un certo luogo, in una certa regione, venga travolta ai propri fini. Non si può dire che dove vi è disagio economico vi è criminalità organizzata: non è vero, le indagini hanno dimostrato che la criminalità va dove vi è effervescenza economica.
L'economia legale conviene anche per un'altra ragione: dal 1994 a oggi, solamente per associazione mafiosa, sono state arrestate circa 7000 persone e noi non vediamo calare il numero degli aderenti ai gruppi criminali. Come mai? Perché i gruppi criminali hanno questa forza attrattiva proprio in base alla loro potenza economica specie in regioni, caratterizzate anche da un tasso di disoccupazione sensibile, dove l'offerta di lavoro nell'impresa apparentemente pulita e il riciclaggio del giovane avviene anche perché egli non può trovare altrove un’occupazione.
E allora notiamo che finché queste organizzazioni rimangono ricche non si riesce a farle flettere sotto il numero degli aderenti, anche se sono aderenti meno strutturati di quelli di un tempo; arrestati, spesso mentre sono nella macchina della Finanza, dei Carabinieri o della Polizia, cominciano a parlare. Da qui quella che io chiamo la "tenaglia virtuosa" che dobbiamo cercare e mi sembra che le premesse ci siano, per eliminare o ridurre questo fenomeno delle organizzazioni criminali.
Un lato della tenaglia sono i sequestri e le confische dei patrimoni mafiosi, ecco quindi il sistema delle segnalazioni delle operazioni sospette, che servono eventualmente ad individuarle, l'obbligo ai quali gli stessi collaboratori dovranno soggiacere di parlare non solo dei delitti, ma anche dei beni, le migliaia di miliardi che sono stati sequestrati e in gran parte anche confiscati attraverso una sinergia anche internazionale: quindi impoverire le mafie, aggredire il lato, dopo quello militare, patrimoniale con delle innovazioni che ci sono state in Italia e che meravigliano i nostri ospiti stranieri, come la destinazione a fini sociali dei beni confiscati.
La confisca è sempre considerata uno strumento odioso, si porta via Un qualcosa, si impoverisce la gente perché l'impresa viene presa dallo Stato che non lo sa far funzionare; e allora il nostro impegno è che i beni che il nostro Stato mantiene debbano rendere almeno quanto rendevano nelle mani dei mafiosi; ma soprattutto c'è stata l'innovazione che certi beni si possono destinare ai Comuni per fini sociali: la caserma, la palestra, le scuole, le comunità di recupero per i tossicodipendenti. Se uno va a Corleone e vede la villa di Riina nella quale ora c'è la palestra, la scuola e si usufruisce della piscina di Riina, o se uno invece va a Scafati, nella villa Galasso dove si pensa di costruire la Caserma della Guardia di Finanza o qualcuno va in altre decine e decine di luoghi e vede un ritorno sociale, ebbene, questi sono messaggi estremamente indovinati, estremamente forti per la gente; vedere che il bene del mafioso non è più suo ma è della collettività. Dunque da un lato impoverire e dall'altro, attraverso quello che il governo sta mettendo in campo, cercare di costituire l'altro braccio della “tenaglia virtuosa” e cioè incentivare le imprese, ragionare sulle riduzioni degli oneri fiscali, prevedere, perché anche quella è una forma di illegalità, la emersione graduale dell’economia sommersa e le dazioni di denaro ai giovani che abbiano un progetto. C'è tutto un pullulare di iniziative che magari vanno razionalizzate, perché soprattutto la gente quando si fanno i Convegni, vorrebbe capire di più come funzionano certi sistemi, ma se si giunge a questo, io penso che il lato patrimoniale, che è quello fondamentale in questo momento per la lotta alle mafie, sarà aggredito sufficientemente.
Poiché sono magistrato ritengo che per la dimostrazione finale che la legalità conviene bisogna che il processo, e mi riferisco soprattutto a quello civile, torni a funzionare perché qualunque imprenditore, per onesto che sia, se per riscuotere un credito di 10 milioni deve aspettare sei anni per una sentenza, cinque anni poi per eseguirla, ho l'impressione che dovrebbe essere un santo se non ricorre a vie traverse, chiamiamole così, per realizzare il suo credito: altrimenti fallisce.
Anche questo è un impegno che tutti dobbiamo assumerci.