| Pier
Luigi Vigna
NVorrei fare con voi alcune riflessioni sul tema che mi è
stato proposto e naturalmente sarò a vostra disposizione
se vorrete, alla fine, pormi delle domande su questo o su altri
temi che riguardano il mio lavoro in generale di magistrato, che
ormai svolgo da diversi anni.
Qual è l'origine, lo accennava in parte anche il Presidente,
della ricchezza dell'economia criminale specie di quella mafiosa?
Per rispondere a questa domanda mi sembra che si debba porre l'accento
su una caratteristica che hanno le organizzazioni criminali evolute
ed in particolare quelle mafiose: accanto all'armamentario dell'intimidazione,
al quale si accompagna sempre più la pratica della corruzione,
a parte l'assoggettamento e l'omertà cui dà luogo
la forza dell'intimidazione, ciò che caratterizza le organizzazioni
mafiose è la loro managerialità. Se più ragazzi
si mettono in testa di andare a rapinare uffici postali o banche
e la sera spendono il denaro rapinato in donne o in gioco, questa
è un'associazione per delinquere, ma non è un'associazione
per delinquere di tipo mafioso perché si consuma immediatamente
ciò che si realizza. Quando si parla, invece, del carattere
manageriale delle organizzazioni criminali e in particolare delle
varie mafie, si vuol cogliere una peculiare finalità che
si persegue attraverso le azioni; un fine di profitto, sì,
ma questo profitto viene poi reinvestito; quindi non viene disperso,
non viene consumato. Ed è questa managerialità delle
organizzazioni criminali che fa sì, inoltre, che esse operino
su una pluralità di mercati, alcuni che si sono susseguiti
nel tempo, ma molti dei quali sono praticati in contemporanea,
proprio come farebbe un ottimo investitore nei fondi che diversifica
gli investimenti; per cui se un settore cala, il reddito può
venire da altri settori in crescita.
Se facciamo un panorama di questi mercati nel dopoguerra, sappiamo
che in principio viene l'agricoltura, poi vi sono i mercati ortofrutticoli,
poi c'è la cementificazione, quando comincia l'esodo dalle
campagne e si sviluppano le città; poi vi sono le vie dei
tabacchi, il contrabbando di tabacchi, che tuttora è fiorentissimo,
soprattutto nella mafia pugliese "la sacra corona unita"
e nella camorra napoletana.
Sulla realtà dei tabacchi, soprattutto dagli anni ’70,
si sviluppa, sulle medesime rotte, il commercio di armi. C'è,
poi, il sistema dell'impossessamento degli appalti delle opere
pubbliche, appalti che non solo vengono utilizzati per attuare
estorsioni, ma che in Sicilia, almeno fino al 1991, erano gestiti
da "Cosa Nostra". Questo risulta anche dalle dichiarazioni
di quello che è stato indicato come il ministro dei lavori
pubblici di Riina, il signor Siino. Esisteva un "tavolo"
attorno al quale si decideva chi doveva vincere l'appalto e in
funzione di chi veniva deciso fosse il vincitore, si stilava il
bando di gara cui seguiva l’aggiudicazione attraverso un sistema
corruttivo. "Cosa Nostra" si è, quindi, impadronita
anche di questo snodo importantissimo dell’economia. Importantissimi,
nelle regioni del Sud, sono stati gli appalti delle opere pubbliche
e poi ancora altri mercati, l'estorsione e ancora il mercato dell’usura,
che come vedremo, è una sorta di strategia criminale anche
delle organizzazioni mafiose e infine, dopo l’ambiente, e dispiace
usare il termine "mercato", le persone: i fenomeni di
emigrazione ed immigrazione clandestina gestiti da organizzazioni
criminali, che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico.
Vi è, quindi, una pluralità di mercati che le organizzazioni
criminali e le mafie hanno perseguito nel tempo e che attualmente
perseguono in contemporanea. Le persone, gli appalti, l'usura,
l'estorsione, gli stupefacenti, le armi, i tabacchi, l'ambiente,
sono mercati tuttora perseguiti e da qui i proventi dell’economia
criminale che offrono, come voi capite, a queste organizzazioni,
capitali immensi. Più precisamente offrono loro un potere
di acquisto potenziale, dico “potenziale” perché la ricchezza
che viene da episodi criminali rappresenta un potere d'acquisto
virtuale, in quanto è difficile impiegarla finche può
essere scoperto il “cordone ombelicale” che la lega al delitto.
Questo potere di acquisto "potenziale" deve essere,
dunque, trasformato in un potere d’acquisto “reale” ed il passaggio
dalla potenza all'atto, dalla potenza alla realtà, del
potere d'acquisto è realizzato attraverso quel meccanismo
che si chiama riciclaggio e che consiste nella ripulitura, per
l'appunto, del "denaro sporco" o attraverso una sostituzione
fisica (per fare un esempio: se io ho sequestrato una persona
ed ho ottenuto il pagamento del riscatto con denari segnati un
modo molto semplice è andare in un casinò o avere
un amico compiacente, speriamo non avvenga, in qualche istituto
bancario che mi dà del denaro pulito e mischia l’altro
con quello che sta in cassa) o mediante metodi più raffinati,
ad esempio attraverso operazioni finanziarie che servono a tagliare
quel cordone ombelicale fra il denaro e il delitto da cui esso
proviene. Poi c'è la fase del reinvestimento e il nostro
codice penale punisce non solo il riciclaggio, ma anche il reinvestimento
in attività economiche di denaro che abbia un'origine illecita.
Il denaro così ripulito viene in parte impiegato ancora
nell’attività delittuosa (es. si comprano altri stupefacenti,
altre armi), ma in parte viene impiegato in attività apparentemente
lecite (costruzioni, imprese per movimento terra) e dico "apparentemente"
perché la loro origine non è un'origine lecita,
ma è sempre un'origine illecita e nasce così l'impresa
apparentemente pulita, ma finanziata e gestita da una organizzazione
criminale.
Vorrei sottolineare che la ripulitura dei denaro serve, per così
dire, anche a cercare di ripulire le persone. Si è notato,
cioè, che per le operazioni di riciclaggio e di reinvestimento
le organizzazioni mafiose che ancora ricorrono a soggetti fuori
dal gruppo, hanno la tendenza a professionalizzare persone interne
al gruppo mafioso, il che offre vari vantaggi: la sicurezza del
silenzio sulle operazioni di riciclaggio non solo, ma anche l'inserimento
di una persona di fiducia nel circuito finanziario, ciò
fa sì che questa persona si legittimi nel mondo economico
e quindi bisogna tener presente che il riciclaggio è una
via non solo per ripulire il denaro mafioso, ma anche per ripulire
l'associato di mafia e farlo entrare nel mondo dell’economia.
È attraverso questo sistema che si realizza l’inquinamento
della nostra economia. Per dare qualche cifra parliamo di usura.
Voi sapete che ci sono vari tipi di usurai, ormai ne è
stata fatta una sorta di galleria: c’è quello che si chiama
usuraio individuale, cioè colui che ha una sfera d'azione
territoriale molto limitata; c’è l’usuraio dei condominio,
che pratica l'usura all’interno del condominio; c’è quello
che fa l’usuraio nel quartiere, ma c’è anche l’usuraio
criminale e cioè colui che è associato ad una associazione
criminale che pratica l'usura.
Perché il gruppo criminale pratica l'usura? Innanzitutto
perché è anch'essa un mezzo che serve al riciclaggio
del denaro sporco: dando ad usura e poi riscuotendo i fortissimi
interessi e i capitali in altro denaro si realizza ancora una
volta la ripulitura del denaro. Ma il percorso non finisce qui
perché quando l'usura è praticata da un gruppo criminale,
questo tende soprattutto, e normalmente ci riesce, ad impossessarsi
dell'attività economica e quindi dell'impresa gestita dal
soggetto usurato, il quale, dopo un po' di tempo, non può
più far fronte agli impegni presi, viene pesantemente minacciato
e infine viene indotto a cedere la sua attività economica.
La cessione non avviene quasi mai in via formale; sarà
sempre l'usurato, formalmente, a risultare il titolare dell’attività
d’impresa, ma questa sarà nelle mani del gruppo criminale
che, ancora una volta, se ne servirà per entrare nel mercato
e per attuare attività di riciclaggio. Tutto questo fa
parte della morale di "Cosa Nostra", nella quale rientra
ovviamente, come sapete anche voi: non sposarsi mai con parenti
di sbirri o di magistrati, non tradire la moglie (questo soprattutto
in Sicilia) ed altre morali simili. Questo è il concatenarsi
di fatti economici: riciclaggio, impossessamento dell'impresa,
ingresso nelle attività economiche e poi ancora una volta
riciclaggio attraverso questa cassa vuota. Voi sapete che c'è
stata una nuova legge del 1996 votata dal Parlamento quando oramai
le Camere erano chiuse e votata anche sotto l’emozione di fatti
gravissimi che ci hanno colpiti: suicidi di persone sottoposte
ad usura. C'è infatti un aspetto psicologico da tener presente;
questo spiega anche perché, singolarmente, vi é
un calo delle denunce per usura nell’ultimo anno. Per noi è
sempre difficile trovare la dimensione reale dell'usura perché
si stabilisce un vincolo psicologico di sudditanza fra l'usurato
e l'usuraio che rende difficile al primo fare la denuncia perché
egli sente quasi se stesso come colpevole per essersi messo nelle
mani dell'usuraio, che, singolarmente, viene visto anche come
un benefattore perché è colui che ha aiutato a risolvere
certi problemi in un certo momento. Questo determina un circolo
vizioso per cui l'usurato si chiude in se stesso e a volte questa
chiusura porta a gesti estremi: ecco perché con questa
legge sono stati previsti un fondo di solidarietà e un
fondo per la prevenzione. Anche il mondo bancario sta attento
a questo fenomeno e noi confidiamo soprattutto nella sensibilità
del mondo bancario per passare sempre più, anche se mi
rendo conto che per me che non sono bancario è facile dirlo,
dal profilo delle garanzie reali al progetto che l'uomo propone,
alla validità dell'operatore, scoraggiando - giustamente
- coloro che non hanno le capacità di fare impresa. Molti,
infatti, cadono preda dell'usura in quanto pensano di poter iniziare
un'attività imprenditoriale senza la professionalità
adeguata. Ecco allora il grosso supporto che deve offrire il mondo
bancario nel consigliare, nel professionalizzare il proprio personale:
questo è quello che noi ci attendiamo per vincere la battaglia
contro l'usura.
Ci fu, nel '93, uno studio di Banca Italia (la nuova legge è
del ’96) che stimava come soggette ad usura 342.000 famiglie e
piccole imprese in Italia e i prestiti usurai li faceva ammontare
a 4.000 miliardi, ma nel '95 la Guardia di Finanza calcolava 4
milioni circa di usurati e 10.000 miliardi il giro d'affari dell'usura.
Vi è poi stata una recente analisi della Confesercenti
realizzata attraverso campionature e secondo la quale sono circa
120.000 i commercianti coinvolti nel giro dell'usura con oltre
250.000 posizioni debitorie e si afferma che il giro d'affari
dell'usura, nel solo settore del commercio, ammonta a 15.000 miliardi
riscossi da 25.000 usurai professionisti, un terzo dei quali appartenenti
alla criminalità organizzata.
Abbiamo quindi il riscontro non solo investigativo delle indagini,
che pur conta qualcosa, ma anche delle campionature di un'associazione
di categoria. E le aziende, ecco l'altro dato che vi ricordavo,
che entrano nel giro dell'usura sono di regola costrette a chiudere
nel giro di tre anni con l'impossessamento dell'impresa da parte
del gruppo che la produce.
Estorsione: fenomeno anche questo sommerso e con denunciato. Nei
primi sei mesi del '98 abbiamo avuto 1075 denunce e 1333 arresti,
ma ancora le ricerche, le interviste che non espongono il soggetto,
dicono che in Calabria, a Catania e a Palermo quattro negozi su
cinque sono sottoposti ad estorsione.
Ritorneremo su questo punto, ma i successi che abbiamo avuto sull'ala
militare delle organizzazioni mafiose (gli arresti dei grossi
latitanti, i ritrovamenti di migliaia di armi, di missili, di
esplosivi, la scoperta degli autori delle stragi, da Capaci e
Via d'Amelio alle stragi che si sono avute nel 93 che hanno colpito
Firenze, Roma, Milano nel Museo d'Arte Moderna) non hanno diminuito
per nulla la pressione sul territorio economico da parte dei gruppi
criminali.
I1 territorio è diventato più penetrabile; l'arresto
di Riina, di Brusca, di Aglieri dimostrano che le nostre forze
di polizia investigativamente riescono a penetrare nel territorio,
ma la pressione sull'aspetto economico che ogni territorio subisce
e sempre vivissima. Avete visto l'uccisione del futuro sindaco
di Caccamo Cancemi. Questo futuro sindaco che voleva intervenire
per fare pulizia sul sistema degli appalti e .sui lavori pubblici
è stato ucciso in via preventiva perché si toccava
un interesse economico.
* incendio a una. sala parrocchiale in Sicilia, a Favara: anche
questo è stato un atto dimostrativo perché anche
"Cosa Nostra", ormai, ricorre a simbolismi contro un
tentativo forte di affermazione della legalità.
Si diceva che a Catania e a Palermo quattro negozi su cinque sono
soggetti all'estorsione e questo combacia perfettamente con i
risultati investigativi; anni fa fu trovato il libro mastro di
Madonia che indicava centinaia di commercianti coinvolti. A Reggio
Calabria il 70% delle imprese, a Napoli e a Bari, si legge in
questa ricerca, il 50%, ma nell'hinterland il 100%, a Trieste,
su 738 imprenditori interpellati quattro su dieci ammettono di
essere a conoscenza di casi di taglieggiamento avvenuti in città.
E allora voi dovete, siete esperti, parlo anche a persone che
operano nel settore finanziario, tenere presenti gli effetti distorsivi
sul piano economico, al di là di quelli subiti dalla vittima,
che produce l'estorsione.
Spesso il gruppo criminale ricorre all'estorsione sapete perché?
Per praticare poi l'usura: ti metto in difficoltà economica
attraverso 1'estersione e poi pratico l'usura, non solo ma l’estorsione
avvantaggia l’evasione, ovviamente. Cosa fa l'imprenditore che
subisce l'estorsione? O aumenta i prezzi per riprendere ciò
che gli è stato estorto e nessuno va da lui o cerca di
rifarsi attraverso l'evasione fiscale, usata anche dai non estorti.
In Italia l'evasione toglie risorse agli investimenti. Ma lo sapete
che secondo l'ultima stima (ho avuto l'onore di essere sentito
in Parlamento dalla Commissione Affari Civili ed economici della
Nato) a quanto ammontano le somme che vengono riciclate in un
anno mondialmente dalle organizzazioni criminali? 1000 miliardi
di dollari. E qui noi abbiamo assistito, nel 1998, a due fatti
che paiono, ma solo apparentemente, lontani fra loro: il primo
è che dal 1° marzo '99 i servizi bancari e finanziari
potranno essere offerti senza che discriminazioni o segmentazioni
colpiscano intermediari provenienti da specifici paesi in 102
nazioni e quindi abbiamo una globalizzazione della finanza, il
secondo riguarda il fatto, lo dice il rapporto della Banca Mondiale
per il 1997, che lo sviluppo dei traffici e delle produzioni illegali
fra i diversi paesi vede sempre più la presenza di accordi
internazionali fra organizzazioni criminali di nazionalità
diversa.
Accanto alla globalizzazione della finanza abbiamo la globalizzazione
della criminalità. È questo il nuovo carattere che
ha assunto negli ultimi anni la criminalità organizzata,
cioè la sua internazionalizzazione. Pensate un po' a taluni
di quei beni che vi indicavo come oggetto dei mercati delle organizzazioni
criminali, prendete solo stupefacenti, armi, esseri umani che
devono essere spostati da un paese di “produzione” ad un paese
di destinazione finale passando spesso attraverso vari paesi.
Questo passaggio attraverso vari paesi avviene attraverso le sinergie
che i gruppi criminali che vi operano attuano tra di loro proprio
per la movimentazione di questi beni. Non mancano poi, anche a
guardare il nostro territorio e le nostre indagini, insediamenti
criminali stranieri in Italia. Accanto alle “nostre” quattro “organizzazioni
mafiose tradizionali" (Cosa Nostra, 'ndrangheta, Sacra corona
unita e la Camorra) si sono poi insediate da un lato la mafia
cinese, dall'altra quella turca, dall'altra quella albanese per
il traffico delle persone, non solo, ma anche di armi e di stupefacenti.
Quindi si verifica questo doppio regime internazionale della finanza
e delle organizzazioni criminali e questa mondializzazione del
crimine e dei sistemi finanziari impone e ha imposto agli Stati
l'adozione di regolamentazioni, la previsione di normative, di
settori di intervento.
Voi sapete che l'Italia, dopo una raccomandazione che fu assunta
a Basilea, nel 1998; dai Governatori delle banche centrali su
questo problema, l'Italia fu uno dei primi paesi a munirsi, nel
'91, di una serie di disposizioni dirette a contrastare la movimentazione
del denaro contante e quindi a contrastare il riciclaggio.
Fu creato, così, quel sistema che richiese agli istituti
finanziari, alle banche, non più un atteggiamento passivo
di conservazione di dati, ma un atteggiamento attivo e cioè
la segnalazione delle operazioni sospette. Un ulteriore impulso
si è avuto con un decreto legislativo dei n maggio del
‘97, che ha posto al centro di questo sistema l'Ufficio italiano
dei cambi al quale devono essere indirizzate le segnalazioni delle
operazioni sospette. L’U.I.C opera una valutazione di tipo tecnico
-finanziario sull'operazione, trasmette poi i dati, per le investigazioni,
alla D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) e al Nucleo Speciale
di Polizia Valutaria i quali, se si tratta di fenomeni di riciclaggio
o reinvestimenti operati da gruppi criminali, informano la Direzione
Nazionale Antimafia. In questa nuova regolamentazione si cerca,
inoltre, di assicurare una maggiore tranquillità anche
agli operatori bancari, che, nelle regioni del Sud, erano esposti
a minacce quando facevano la segnalazione, stabilendo un regime
di segretezza. Questa nuova disciplina è entrata in vigore
il 1° settembre dello scorso anno. Quali sono le valutazioni
che possiamo fare dopo un primo anno di esperimento? Ancora siamo
“bassi”. Non credo che tutti operino legalmente nei loro rapporti
con gli istituti finanziari, ma le segnalazioni pervenute all'Ufficio
italiano dei cambi riguardano meno del 30% degli intermediari
bancari operanti a livello nazionale.
Risulta molto esiguo il numero di segnalazioni pervenute dagli
intermediari bancari da talune regioni, guarda caso una è
la Calabria da dove è pervenuto un numero insignificante
di segnalazioni; lo stesso dalla Sardegna e vi è poi un
grosso numero di province dalle quali non è pervenuta alcuna
segnalazione. Interessante notare che da una banca operante in
Sicilia sono pervenute diverse segnalazioni, ma quando? Dopo un'ispezione
di Banca Italia; il che sembra confermare l'opinione che l'efficienza
degli apparati di rilevazione é proporzionale all'incisività
dei sistemi di controllo. Oltre 1/5, circa 700 delle segnalazioni
pervenute all'Ufficio Italiano dei Cambi attengono ad elementi
di sospetto ed anomalia relativi ad operazioni in contanti. Su
2193 segnalazioni pervenute in via informatica, raccomandata dall'Ufficio
Italiano Cambi, ne sono arrivate ancora 1214 in via cartolare.
Dalle Isole ne sono venute 101, dal Sud 403, dall'Italia centrale
453, dal Nord-Est 394, dal Nord-Ovest 842; ma dalle società
di intermediazione mobiliare (dalle SIM) ne sono giunte solo 5,
dalle società di gestione di fondi comuni 2, dalle società
fiduciarie 1. Occorrerà, dunque, incentivare ancora questo
sistema, ma non basterà questo. Vi sono altri settori e
nell'impegno sulla giustizia del precedente governo uno dei settori
importanti veniva posto nel documento all'ordine del giorno e
speriamo che sia ancora perseguito: la riforma del diritto societario.
Il grosso problema che si pone per gli investitori è sapere
chi, al di là delle apparenze, ha il governo dell’impresa.
La certificazione antimafia, che pure è stata ridotta,
potrebbe essere eliminata: non c'è nessun mafioso e nessuna
impresa mafiosa che porrà in uno degli organi direttivi
un soggetto che non sia più che immacolato. Ciò
che troviamo difficoltà ad esplorare è la vera proprietà
dei patrimonio sociale e quindi è indispensabile una riforma
dei diritto societario. Ma, si diceva, e cerco di andare al succo
di quello che volevo dirvi, non si ricicla solo attraverso il
sistema finanziario e bancario (ma almeno qui abbiamo un sistema
normativo che, se funziona, garantisce); il riciclaggio avviene
anche attraversa l'acquisto di immobili. Stupisce (diceva il Presidente
della Commissione Antimafia) veder negozi lussuosi che si aprono
all'improvviso e nei quali passando più volte durante la
giornata non si vede mai nessuno, oppure alberghi, esercizi acquistati
a prezzi squilibrati rispetto al mercato. In questo settore sussiste
un obbligo di segnalazione dei trasferimenti dei notai al questore,
ma questi dati vanno informatizzati, non possono giacere lì
come purtroppo spesso avviene.
Il riciclaggio avviene, oggigiorno, anche attraverso acquisto
di beni mobili, per esempio i computer. Il luogo. il negozio dove
costa meno lo scotch è in Colombia: Medellin, e lì
lo scotch costa meno che in qualunque altra parte del mondo perché,
a un certo momento i narcotrafficanti colombiani decisero di riciclare
comprando dello scotch. Un mezzo di di riciclaggio è l’acquisto
dell’oro. Un investigatore americano diceva che non ci sono limiti
alle forme di riciclaggio se non quelli posti dalla fantasia del
riciclatore.
Il fenomeno non è, poi, solo interno, ma è anche
internazionale e qui le difficoltà aumentano perché
vi è diversità di legislazione, anche se in numerosi
paesi, specie in quelli europei, per l’opera pressante del GAFI
(Gruppo di Azione Finanziaria) che ha dettato delle direttive,
gli Stati si stanno mano mano adeguando. Attualmente l'obbligo
di segnalazione è previsto per gli intermediari finanziari,
per le banche. Il problema all'ordine del giorno, a livello GAFI,
è se esso debba essere esteso ad altri operatori economici:
per esempio agli agenti immobiliari – e questo susciterà
qualche altra astensione delle udienze – agli avvocati d’affari:
non a quelli che patrocinano le cause; ci sono, soprattutto in
altri paesi, avvocati d'affari cioè a dire avvocati che
fanno intermediazione e che non esercitano l’attività forense,
non vanno in tribunale a difendere; e inoltre ai mercanti d'arte,
perché un mezzo di riciclaggio è anche l'acquisto
di opere d'arte. Naturalmente c'è il problema dei Casinò.
Io sono stato sentito dalla Commissione Affari Costituzionale
e Finanze, perché vi sono disegni di legge con i quali
si propone l'apertura di numerose case da gioco in Italia. Anche
il GAFI dice che i Casinò sono il primo momento attraverso
il quale si può passare per il riciclaggio. Siamo stati
valutati dal GAFI, il giudizio è stato positivo sui nostri
sistemi di contrasto, ma essi vanno estesi. Ma vedete, la varietà
dei paesi è tale che ci sono dei paesi che considerano
virtuosa la lotta al riciclaggio, che considerano spesi bene i
danari per contrastare il riciclaggio, e noi sappiamo quanti oneri
sono costati alle banche,quante centinaia di miliardi per adeguarsi
a certi sistemi informatici, ma ci sono nel mondo altri paesi
che non sono sensibili a questo tema o perché la malavita
organizzata non ha radici come in altri paesi e mi riferisco per
esempio all'Austria, o perché si tratta di paesi, di regola
piccolissimi, sparsi magari nei Caraibi, ma ce ne sono anche di
piú vicini, nelle isole delle Manica,i quali traggono reddito
dall’essere paradisi fiscali, vivono cioè dai proventi
delle transazioni finanziarie che in quei paesi si compiono restando
nell’anonimato e voi capite che, se è vero che la movimentazione
di un miliardo per via elettronica in un paese del mondo, può
avvenire in pochi minuti, l'investigatore per ripercorrere la
stessa operazione, ha bisogno, ammesso che le rogatorie funzionano,
di sei-nove mesi. Quando, poi, si va a incappare nel paradiso
fiscale è inutile muoversi perché è buio
completo e allora gli studiosi di economia, dell'Università
Bocconi in particolare, dicono che bisogna agire su questi paesi
per ridurli alla ragione con sistemi di sanzioni e incentivi.
Se tali paesi vedono, date le loro condizioni economiche, non
sempre ottimali, diminuire il reddito se eliminano il paradisiaco
fisco, allora bisogna dar loro incentivi, anche economici, perché
giungano ad adottare regole generalmente riconosciute; o altrimenti
sanzionarli. Se ci muoviamo dall'interno all'estero abbiamo un
panorama frastagliato di paesi, di legislazioni e di interessi,
ma non bisogna essere pessimisti. Certo le uniformità a
livello internazionale sono più difficili da raggiungere
che non a livello nazionale e a volte, in certi settori, anche
a livello nazionale facciamo difficoltà a trovare comportamenti
uniformi, ma gli organismi dell’Unione Europea si stanno muovendo.
Ad esempio è nata EUROPOL che è entrata in funzione
nell’ottobre scorso; un sistema informatico delle forze di polizia
dei quindici paesi, fra l'altro sul riciclaggio e sulla tratta
degli esseri umani, sul traffico del materiale radioattivo e nucleare,
e su quello di auto rubate.
I pubblici ministeri anche se non possono spostarsi, (.perché
questo è veramente l'assurdo: che aboliti i confini all'interno
dell'Europa i delinquenti viaggiano come lepri in tutti i paesi
dell'Unione e fuori, mentre noi troviamo ancora difficoltà,
minori le polizie, maggiori l'autorità giudiziaria per
quel più di sovranità che implica l'intervento dell'autorità
giudiziaria di uno stato in un altro stato) tuttavia cominciano
ad incontrarsi. Gli organi centrali del P.M. dei paesi d'Europa
si sono visti, ad esempio, a Noordwijck nei Paesi Bassi nel giugno
di quest’anno, ci rivedremo a dicembre a Siracusa anche con altri
paesi.
Il mio ufficio sta facendo un lavoro massacrante, siamo solo venti
magistrati abbiamo dei collaboratori e un'ottima banca dati, ma
pensate che abbiamo rapporti un po' con tutti i paesi: siamo stati
fisicamente a Malta , in Albania, in Bulgaria, in Polonia, in
Romania, nella Repubblica Ceca, in Montenegro e poi in America
Latina, in Brasile, in Argentina, a Santo Domingo, tutto per allacciare
rapporti che sono molto fruttuosi; siamo infatti molto stimati
per il nostro sistema legislativo. Vorrei veramente chiudere con
una riflessione della quale sono particolarmente convinto: ritengo
che l'economia legale convenga. Non basta dire, io lo dico nelle
scuole, che “la legalità è bella”: quando parlo
a bancari, quando parlo a imprenditori, occorre dire e dimostrare
che l'economia legale è anche conveniente, ed è
conveniente sotto vari profili. Se crediamo di essere cittadini
e non sudditi, dobbiamo tener presente che l'economia legale corrisponde
a un preciso interesse protetto dalla Costituzione.
L'articolo 41 afferma che l'iniziativa economica privata è
libera; dove è economia criminale non vi è libertà
di impresa, perché l'impresa criminale assume necessariamente
una posizione dominante sul mercato e perché non ha bisogno
mi dispiace per la Banca Popolare di Sondrio, di ricorrere alle
banche per i propri -finanziamenti e perché a un potenziale
di minaccia che scoraggia l'imprenditore. Quindi avere economia
legale vuol dire attuare un precetto costituzionale. Ma l'economia
legale è anche corrispondente a democrazia: dove le leve
dell'economia sono nelle mani della criminalità organizzata
non è possibile, anzi è quasi impossibile, che vi
siano forme democratiche di governo. Noi lo vediamo in taluni
paesi dell'Est: dove il potere e l'economia reale sono nelle mani
criminali il passaggio a forme democratiche di governo è
difficilissimo per la semplice ragione che l'economia condiziona
le scelte politiche e non ci sarà mai nessun criminale
che vorrà forme trasparenti di governo. È molto
importante tener presente questa correlazione diretta che c'è
fra economia e democrazia....
parte del discorso non registrata
Se c'è la criminalità, la criminalità distorce
a proprio favore lo sviluppo economico possibile, si impadronisce
di certi snodi dell' economia e fa si che l'effervescenza economica
che c'e in un certo luogo, in una certa regione, venga travolta
ai propri fini. Non si può dire che dove vi è disagio
economico vi è criminalità organizzata: non è
vero, le indagini hanno dimostrato che la criminalità va
dove vi è effervescenza economica.
L'economia legale conviene anche per un'altra ragione: dal 1994
a oggi, solamente per associazione mafiosa, sono state arrestate
circa 7000 persone e noi non vediamo calare il numero degli aderenti
ai gruppi criminali. Come mai? Perché i gruppi criminali
hanno questa forza attrattiva proprio in base alla loro potenza
economica specie in regioni, caratterizzate anche da un tasso
di disoccupazione sensibile, dove l'offerta di lavoro nell'impresa
apparentemente pulita e il riciclaggio del giovane avviene anche
perché egli non può trovare altrove un’occupazione.
E allora notiamo che finché queste organizzazioni rimangono
ricche non si riesce a farle flettere sotto il numero degli aderenti,
anche se sono aderenti meno strutturati di quelli di un tempo;
arrestati, spesso mentre sono nella macchina della Finanza, dei
Carabinieri o della Polizia, cominciano a parlare. Da qui quella
che io chiamo la "tenaglia virtuosa" che dobbiamo cercare
e mi sembra che le premesse ci siano, per eliminare o ridurre
questo fenomeno delle organizzazioni criminali.
Un lato della tenaglia sono i sequestri e le confische dei patrimoni
mafiosi, ecco quindi il sistema delle segnalazioni delle operazioni
sospette, che servono eventualmente ad individuarle, l'obbligo
ai quali gli stessi collaboratori dovranno soggiacere di parlare
non solo dei delitti, ma anche dei beni, le migliaia di miliardi
che sono stati sequestrati e in gran parte anche confiscati attraverso
una sinergia anche internazionale: quindi impoverire le mafie,
aggredire il lato, dopo quello militare, patrimoniale con delle
innovazioni che ci sono state in Italia e che meravigliano i nostri
ospiti stranieri, come la destinazione a fini sociali dei beni
confiscati.
La confisca è sempre considerata uno strumento odioso,
si porta via Un qualcosa, si impoverisce la gente perché
l'impresa viene presa dallo Stato che non lo sa far funzionare;
e allora il nostro impegno è che i beni che il nostro Stato
mantiene debbano rendere almeno quanto rendevano nelle mani dei
mafiosi; ma soprattutto c'è stata l'innovazione che certi
beni si possono destinare ai Comuni per fini sociali: la caserma,
la palestra, le scuole, le comunità di recupero per i tossicodipendenti.
Se uno va a Corleone e vede la villa di Riina nella quale ora
c'è la palestra, la scuola e si usufruisce della piscina
di Riina, o se uno invece va a Scafati, nella villa Galasso dove
si pensa di costruire la Caserma della Guardia di Finanza o qualcuno
va in altre decine e decine di luoghi e vede un ritorno sociale,
ebbene, questi sono messaggi estremamente indovinati, estremamente
forti per la gente; vedere che il bene del mafioso non è
più suo ma è della collettività. Dunque da
un lato impoverire e dall'altro, attraverso quello che il governo
sta mettendo in campo, cercare di costituire l'altro braccio della
“tenaglia virtuosa” e cioè incentivare le imprese, ragionare
sulle riduzioni degli oneri fiscali, prevedere, perché
anche quella è una forma di illegalità, la emersione
graduale dell’economia sommersa e le dazioni di denaro ai giovani
che abbiano un progetto. C'è tutto un pullulare di iniziative
che magari vanno razionalizzate, perché soprattutto la
gente quando si fanno i Convegni, vorrebbe capire di più
come funzionano certi sistemi, ma se si giunge a questo, io penso
che il lato patrimoniale, che è quello fondamentale in
questo momento per la lotta alle mafie, sarà aggredito
sufficientemente.
Poiché sono magistrato ritengo che per la dimostrazione
finale che la legalità conviene bisogna che il processo,
e mi riferisco soprattutto a quello civile, torni a funzionare
perché qualunque imprenditore, per onesto che sia, se per
riscuotere un credito di 10 milioni deve aspettare sei anni per
una sentenza, cinque anni poi per eseguirla, ho l'impressione
che dovrebbe essere un santo se non ricorre a vie traverse, chiamiamole
così, per realizzare il suo credito: altrimenti fallisce.
Anche questo è un impegno che tutti dobbiamo assumerci.
|