Il
Bullismo a scuola
di Angela Costabile
Responsabile area formativa di "Riferimenti"
Prof. Ordinario, Cattedra Psicologia dello Sviluppo
Dipartimento Scienze dell’Educazione-Università degli Studi
della Calabria
termine inglese comunemente
usato nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno
delle prepotenze tra pari in contesto di gruppo; il termine inglese
riguarda non solo i comportamenti di prevaricazione ma anche quelli
di vittimizzazione. Il bullismo, infatti, si configura come un fenomeno
dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l’interazione
del prevaricatore con la vittima ma coinvolge tutti gli appartenenti
allo stesso gruppo con ruoli diversi.
Un comportamento da bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente
a far del male o danneggiare qualcuno, spesso è persistente
e dura nel tempo. Gli elementi che caratterizzano il fenomeno del
bullismo sono: intenzionalità (far del male per il piacere
di fare del male), sistematicità (comportamento che si perpetua
nel tempo), disequilibrio (gli attori occupano posizioni differenti,
uno è il forte e l’altro il debole). Con il termine bullismo
non ci si riferisce ad una situazione statica in cui c’è qualcuno
che aggredisce e qualcun altro che subisce, ma a un processo dinamico
in cui sia persecutori che vittime sono coinvolti. Un dato preoccupante
è proprio la stabilità del comportamento, che tende
a riproporsi nel tempo. Persecutori e vittime infatti in molti casi
non riescono più ad uscire dai ruoli e continuano a “recitare”
la loro parte, rischiando di perdere la propria identità. Risulta
dunque urgente intervenire al fine di spezzare quella perversa circolarità
che caratterizza il fenomeno.
Il bullismo è pertanto una relazione dinamico-sociale tra bullo,
vittima ed altre persone, che può assumere forme di tipo diretto
e di tipo indiretto.
La forma diretta si manifesta in prepotenze fisiche (pugni, calci,
percosse) e/o verbali (insulti, minacce, prese in giro).
La forma indiretta riguarda una serie di dicerie sul conto della vittima,
di atteggiamenti di esclusione sul suo conto che la condannano all’isolamento.
Alcuni dati in Europa e in Italia
Gli studi sul bullismo hanno ormai una tradizione consolidata in ambito
internazionale. Dopo il lavoro pionieristico di Olweus (1978;1981)
che rilevò la consistenza del fenomeno in un gran numero di
scuole scandinave, molte altre ricerche sono state condotte in Inghilterra
(Whitney e Smith 1993), Irlanda, Spagna, Finlandia, Giappone e in
Australia.
In tabella sono sintetizzati i dati sugli alunni implicati in episodi
di bullismo:
| NORVEGIA |
15% |
| IRLANDA |
8% |
| SPAGNA |
15% |
| INGHILTERRA |
27% |
| GIAPPONE |
20% |
| FINLANDIA |
6% |
In Italia l’indagine sul bullismo si avvia
nel 1992 in due università : Firenze (proff.ri Fonzi e Genta)
e Calabria (prof. Costabile) e poi successivamente in altre Università
come: Bologna, Torino, Napoli.
I dati più interessanti riguardano il 41.6% nella scuola elementare
e il 26.4% nella scuola media che riceve prepotenze. I soggetti che
dichiarano di agire le prepotenze sono il 28% nella scuola elementare
e il 20% nella scuola media.
Dall’analisi di questi dati, che testimoniano il disagio vissuto dai
bambini, si è avviata una riflessione attenta circa la situazione
preoccupante nelle nostre scuole e su come il fenomeno delle prepotenze
sia trasversale per età, genere e ceto sociale.
Le scuole e, in particolare gli insegnanti, hanno richiesto ai gruppi
di ricercatori di farsi promotori di corsi di formazione e di programmi
di intervento sistematici e monitorati. Da alcuni anni sono stati
perciò avviati in alcune scuole italiane programmi di intervento
con l’obiettivo di:
prevenire e ridurre le diverse forme di prevaricazione;
favorire una cultura della solidarietà e della cooperazione
e del senso etico in tutti i membri coinvolti nell’istituzione scolastica;
educare alla legalità e quindi alla condivisione delle regole.
Un ulteriore passo in avanti sarebbe ampliare queste esperienze e,
soprattutto, estenderle a zone ‘ a rischio’, integrandole nei progetti
definiti in senso ampio di ‘Educazione alla legalità’. Un tentativo
di questo tipo proposto alcuni anni fa nella Regione Calabria ha avuto
un buon successo ma per motivi politici, è rimasto incompleto.
Background teorico
Il bullismo è un comportamento sociale negativo, aggressivo,
che si manifesta mediante aggressività fisica, verbale e indiretta.
Diversi studi hanno messo in evidenza che è possibile distinguere
tre profili di bullo:
Bullo aggressivo: è un soggetto impulsivo, conferisce una connotazione
positiva alla violenza, ha un forte bisogno di dominare fisicamente
ed emotivamente, è insensibile ai sentimenti degli altri ed
ha un’elevata stima di sé.
Bullo ansioso: è un soggetto che condivide molte caratteristiche
con la vittima; infatti è spesso più ansioso che aggressivo,
insicuro e poco amichevole, se la prende con i ragazzi più
forti di lui e provoca attacchi di altri bulli.
Bullo passivo: è un soggetto facilmente dominato, non particolarmente
aggressivo, è dotato di comprensione empatica e si sente colpevole
solo dopo aver agito.
I bulli possono essere socialmente inadeguati cioè presentare
carenze sociali che impediscono di percepire il disagio della vittima
oppure essere capaci di empatia cognitiva (percepisce gli stati d’animo
della vittima) ma non di empatia emotiva (non rimane coinvolto nello
stato d’animo della vittima e mette in atto comportamenti di prepotenza
e sopraffazione, per ottenere vantaggi personali).
Le vittime si distinguono in vittime passive e vittime provocatrici,
sono caratterizzate da atteggiamenti ansiosi e insicuri e da scarsa
autostima.
Recenti studi hanno messo in evidenza la natura di gruppo del fenomeno
e gli effetti di rinforzo reciproco tra i partecipanti. Sembra infatti
che, nella maggior parte degli episodi di bullismo, oltre agli attori
principali: bullo e vittima, sia presente un gruppo di coetanei che
assumono ruoli differenti intervenendo a sostegno del bullo (sostenitore,
rinforzo), oppure della vittima (difensore), oppure rimanendo semplici
osservatori (spettatori).
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