Trattare in maniera differente situazioni uguali


Da quanto riferito dai familiari delle vittime palermitane ai media sembra che anche Luciano Violante abbia confermato l’indisponibilità delle somme necessarie per l'adeguamento dei benefici di cui godono le vittime del terrorismo a quelle di mafia.
Ribadiamo ancora una volta che i soldi vanno cercati negli sprechi e in altri benefici non rispettosi del principio di uguaglianza. Mi riferisco alle pensioni precoci, ovvero i vitalizi, di cui godono deputati e senatori dopo solo alcuni mesi (35!) di mandato.
Sono benefici in forza dei quali il cittadino comune deve portare sul groppone, non si sa per quali meriti, un cosiddetto "onorevole" che, poi, può anche scegliere, come è accaduto con la signora Pivetti, di darsi al ballo.
Totò diceva "a morte è na livella", ma questo i nostri legislatori lo ignorano. Via libera ai benefici per vittime dai nomi altisonanti, ma non per il cittadino comune. Alla mia famiglia, per esempio, il Ministero dell'Interno ha risposto, dopo ben 25 anni, giusto qualche mese fa.
Quest'anno il progetto per le scuole di "Riferimenti" è dedicato alla carta universale dei diritti umani. L’'articolo 1, ricorda che “tutti gli esseri umani nascono uguali in dignità e diritti”. Questo non ci pare accada in Italia, paese che usa definirsi "civile", così come non mi pare venga rispettato l'articolo 3 della nostra Costituzione.
La disparità regna sovrana. Siamo, purtroppo, tutti figli del dolore e della violenza. Siamo figli, mogli,madri di cittadini uccisi dalla spietata legge del crimine. Una comune esperienza di sopraffazione subita e di dolore ci accomuna. Eppure, c'è chi questo lo dimentica. Tra le vittime stesse della mafia c'è disparità.
La regione Sicilia aiuta i familiari in difficoltà:lo fa con una propria legge che prevede assunzioni e benefici. Anche se la Regione Sicilia è a statuto autonomo, ciò non toglie alle altre regioni la possibilità di agire nella stessa direzione.
I familiari delle VITTIME DELLA ‘NDRANGHETA CALABRESE, PER ESEMPIO, SONO COMPLETAMENTE DIMENTICATI. Non solo dal Governo centrale ma anche DAGLI ENTI TERRITORIALI. E sempre di discriminazione possiamo parlare a proposito di sicurezza personale.
Familiari di vittime illustri viaggiano sotto scorta, quasi come avessero diritto ad uno status simbol, noi che status simbol non ne chiediamo, se ci rechiamo in posti come San Luca, Platì o Casal di Principe, ci andiamo da soli e con mezzi propri.
Eppure,in quei posti noi andiamo a lavorare tra i ragazzi per quell'impegno che ci siamo assunti in nome e per conto di una morte ingiusta. Siamo stanchi di subire ingiustizie, ipocrisie e formalismi.
Esigiamo rispetto da parte di quelle Istituzioni che alle nostre famiglie ed a noi, per quello che abbiamo dato, lo devono tutto!!!

Adriana Musella
Presidente "Riferimenti" – Coordinamento Nazionale Antimafia
figlia di Gennaro Musella - vittima di mafia