La Memoria

In una tragica mattina di maggio del 1982, una potente deflagrazione ed un gran boato scossero, come un terremoto, la città di Reggio Calabria, disintegrando con il corpo, la vita di un uomo.
Una micidiale carica esplosiva... l’accensione... la strage: pezzi d’auto e lamiere sparsi qua e là, passanti feriti, palazzi sventrati. Quel corpo straziato, ridotto a brandelli, due occhi sbarrati, quasi increduli! Una morte orrenda, un feroce assassinio su cui è calata una cortina di silenzio.
Dall’esigenza di non archiviare la memoria, nasce la giornata della gerbera gialla che, nel ricordo di quella barbarie, viene dedicata alle vittime comuni della criminalità organizzata, quelle vittime troppo spesso dimenticate dai tribunali e dalle coscienze; vittime cui viene negato il diritto alla giustizia, sconosciute alla pubblica opinione; vittime senza un nome e senza voce, ma ciascuna con la propria storia, alle cui morti si ha il dovere di dare un senso per non renderle vane.
La giornata della Gerbera, in Calabria e quella del 23 maggio in Sicilia, che ricorda la strage di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e gli agenti di scorta, De Cillo, Montanaro e Schifani, sono i pilastri di un ponte ideale che unisce le due regioni in una storia di lutti istituzionali e comuni ma anche in una volontà collettiva di rinascita.

 

riferimenti

 

 

 

Gennaro Musella
 

Ingegnere salernitano, aveva trasferito in Calabria la sua azienda per lavori di opere marittime; era un professionista stimato, un uomo semplice e buono che per tutti aveva un sorriso.
Muore a Reggio Calabria il 3 maggio 1982, dilaniato dall'esplosione della sua autovettura.
L'ombra della Sicilia "senza sole" si affaccia anche sul delitto Musella che fu inquadrato nell'assegnazione dell'appalto per il porto di Bagnara Calabra, le cui gare furono vinte prima e dopo, dai famosi "cavalieri del lavoro" di Catania, Costanzo e Graci.
I carabinieri del nucleo operativo di Reggio Calabria, in un rapporto all'autorità giudiziaria, denunciarono per quell'appalto un'associazione tra la 'ndrangheta calabrese e la mafia catanese, rispettivamente guidate dai boss Paolo de Stefano e Nitto Santapaola; nell'elenco comparivano anche nomi di imprenditori, politici e funzionari del genio civile di Reggio Calabria. Al delitto Musella lo Stato non ha mai data una risposta. Il caso fu archiviato nel 1988 contro ignoti per essere riaperto poi dalla DDA nel 1993. L'inchiesta malgrado portata a termine dal procuratore aggiunto Salvatore Boemi unitamente alla crimnalpol, non ha avuto alcun seguito, non essendo mai stato celebrato un processo. La giustizia rimane sepolta da strati di polvere tra le carte ingiallite di un vecchio fascicolo, mentre le imprese mafiose continuano a giudicarsi gli appalti, le tangenti sono sempre in rigore così come l'alleanza tra mafia e 'ndrangheta.