“INTERCULTURA E DIALOGO: OBIETTIVI OPERATIVI”

Premessa 

L'obiettivo del Gruppo di lavoro “Intercultura e dialogo”, istituito nell’ambito del Comitato nazionale “Scuola e Legalità”, è quello di presentare un insieme di obiettivi prioritari, condivisi sul piano culturale ed educativo, al fine di favorire l'integrazione e la riuscita scolastica e formativa degli alunni stranieri, ferma restando l'autonomia delle istituzioni scolastiche e la loro responsabilità in materia, nel quadro della legislazione vigente.  

Le proposte devono rispondere ad un’istanza generale del nostro tempo e devono recare indicazioni educative, da rivolgere indistintamente a tutti gli studenti, allo scopo di:

-         sviluppare la presa di coscienza dei tratti distintivi della propria identità culturale tramite il confronto con altre culture;

-         avviare e sostenere la conoscenza delle culture di gruppi etnici diversi;

-         superare le forme di disagio (e di paura) che il contatto con l’altro provoca in noi;

-         favorire l’acquisizione di competenze dialogiche, socio-relazionali e cognitive, in modo da sviluppare atteggiamenti di accettazione e di tolleranza.

 Del resto il principio di uguaglianza è uno dei cardini della Costituzione italiana, intesa come opportunità da offrire a tutti i cittadini non più intesa come uguaglianza distributiva, ma come offerta individualizzata che tenga conto delle specificità e delle caratteristiche di ciascuno.

 Il riconoscimento delle differenze è pertanto un valore aggiunto della democrazia, il cui concetto è strettamente connesso con quello di cittadinanza, intesa quest’ultima non solo come conoscenza di diritti e doveri, giustizia e legalità che tutti abbiamo, ma anche nel senso che, come cittadini, dobbiamo essere protagonisti attivi della democrazia stessa e quindi soggetti responsabili della formazione civica dei giovani che è, e rimane, uno degli obiettivi primari dell' istruzione e della formazione.

 L'Italia presenta, peraltro, un tessuto sociale ed economico sempre più multietnico e multiculturale che rafforza la necessità di confronto e dialogo sulla legalità che si sostanzia in principi, valori condivisi e regole che implicano possibilità di accesso alla conoscenza di diritti e doveri, ma anche di partecipazione consapevole e costruttiva alla vita sociale e politico-istituzionale.

 Conseguentemente, la necessità di promuovere l'educazione alla democrazia e alla legalità, attraverso la partecipazione attiva dei giovani alla costruzione europea e al miglioramento della comprensione della diversità culturale e dei valori comuni, sostenendo il rispetto dei diritti umani e la lotta contro il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo, trova nel protagonismo degli studenti e delle studentesse un ambito privilegiato.

 I cambiamenti sociali, culturali, economici e le complessità che caratterizzano le società attuali hanno determinato processi di innovazione e trasformazione significativi sui sistemi educativi di tutti i Paesi rendendo necessario ridefinire il concetto stesso di cittadinanza, di legalità e di democrazia anche attraverso il riconoscimento del ruolo fondamentale della componente studentesca nella vita della scuola e della comunità.

 La scuola italiana deve assumere perciò la responsabilità di contribuire all’educazione della democrazia e della legalità che, come è noto, hanno una dimensione formativa trasversale ai saperi e alla coesione sociale attraverso l'attenzione alle differenze tra generazioni, generi, etnie, lingue, religioni e culture, l'impegno a leggere i bisogni formativi del territorio di riferimento rapportati alla più ampia dimensione nazionale, europea e mondiale, la ricerca di strategie adeguate, in grado di favorire la partecipazione di tutti gli alunni e le alunne al proprio processo educativo-formativo e alla vita della comunità scolastica. 

 Educazione interculturale

 L’educazione interculturale rappresenta lo sfondo integratore di una scuola, quale quella italiana, inserita in una società complessa in cui la presenza  di una pluralità di culture costituisce da anni un dato strutturale.

L’educazione interculturale non è, dunque, da intendersi esclusivamente come l’insieme degli interventi a favore dell’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana né come argomento aggiuntivo rispetto alle previste attività curricolari ma come base comune a tutti gli insegnamenti, in una logica transdisciplinare. Tale scelta era stata già indicata nella C.M. 205/90 e ribadita in altri documenti ufficiali (C.M. 73/94 e art. 6 della L. 40/98). Più recentemente, la C.M. 24/2006 ha richiamato la normativa esistente ponendo l’accento sul contesto educativo in rapido cambiamento in cui la scuola si trova ad operare e sulla necessità di un suo adeguamento in virtù di una presenza significativa di alunni e alunne di origine e cittadinanza diverse da quella italiana.

 Da qualche anno, nelle nostre scuole, i confini dell’offerta formativa e l’identità curricolare e organizzativa si sono meglio delineati.

L'educazione interculturale nell’autonomia progettuale si fonda su principi quali:

-         promuovere ogni forma di comunicazione possibile tra soggetti diversi per lingua e cultura;

-         considerare la diversità delle culture, per la pluralità dei modelli culturali che mettono a confronto, uno spazio potenziale di arricchimento cognitivo;

-        

 Dai suesposti principi derivano le linee di metodo dell'educazione interculturale, che non è disciplina articolabile in argomenti e sezioni, ma un insieme di “dover essere”, di criteri e metodi che dovrebbero conformare ogni momento della vita della scuola. 

Tra “ “i dover essere” affermati dalla pedagogia interculturale vanno ricordati: 

il riuscire a legare funzionalmente al piano educativo i bisogni affettivi e cognitivi degli allievi, sia come singoli sia come gruppo; 

il prendere in carico, nelle attività didattiche, i vissuti degli allievi, di tutti gli allievi, per riordinarli e potenziarli sul piano cognitivo, linguistico, relazionale; 

l'armonizzare

il considerare le lingue non come puri strumenti veicolari normati o da normare, ma, soprattutto, come fattori d'identificazione soggettiva, culturale e sociale, per la costituzione di relazioni aperte alla differenza.  

Dialogo interreligioso

 Nell’ambito della Commissione “Intercultura e Dialogo” grande attenzione è stata  riservata alle diverse appartenenze religiose. Il pluralismo religioso o la non appartenenza ad alcuna comunità religiosa, infatti, costituiscono un fenomeno crescente in tutta Europa ed anche in Italia. la scuola pubblica ha, tra gli altri, il compito di promuovere interesse  verso questa realtà in continuo aumento, riservando ad essa particolare riguardo. La diversità di credo religioso rappresenta un significativo arricchimento solo quando viene riconosciuta e valorizzata, quando si traduce concretamente in intercultura e in dialogo: a questo fine la scuola deve adoperarsi con impegno e grande apertura. 

Un insegnamento del fatto religioso inteso come tratto culturale da conoscere e studiare, offerto dalla scuola a tutti gli alunni potrebbe non solo favorire un autentico dialogo interculturale ed interreligioso, ma al tempo stesso in piena autonomia, potrebbe costituire un vigoroso argine contro forme di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo che abitano anche nel nostro Paese e mettono a repentaglio la legalità delle nostre istituzioni democratiche.

 Obiettivi operativi

Con riferimento all’ambito di competenza del Gruppo di lavoro e in coerenza con quanto precede, si ritiene di riportare nella tabella che segue  alcuni possibili obiettivi operativi  in linea anche con quanto indicato nella Direttiva del Ministro del 16 ottobre 2006, prot. n. 5843, recante le “Linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità”, che nel proporre una rilettura dei valori della cittadinanza, di democrazia, di legalità, riconosce all’educazione alla legalità una dimensione formativa trasversale ai saperi e una opportunità pragmatica che rafforza la capacità della scuola di interpretare e di intervenire sulla realtà del mondo contemporaneo e comprenderne i problemi.                        

Direttiva del Ministro  16 ottobre 200606

Obiettivi operativi

 

1) - Finalità 

Le indicazioni e gli orientamenti qui suggeriti si muovono sul percorso già intrapreso da tante scuole che hanno realizzato e realizzano esperienze eccellenti, evidenziando sensibilità per i bisogni dei giovani e degli adulti, impegno nell'innovazione e nella ricerca didattica, capacità di affrontare fenomeni complessi e di difficile soluzione. Si parte dall'esistente per rafforzare l'opportunità della scuola di aprirsi al mondo esterno, in una logica di comunità educante all' interno della quale gli studenti e le studentesse siano soggetti centrali dell' educazione e dell'istruzione. 

L'ipotesi è che la scuola diventi una comunità in cui si cresce sul piano umano e culturale, si fa esperienza di convivenza civile e solidarietà, di inclusione nel rispetto delle singole individualità e delle tante storie personali. 

1.1 - Le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, nell'ambito dell'autonomia e della pluralità delle sue forme, promuovono tutte le condizioni per far sì che la legalità e la democrazia siano una pratica diffusa nella comunità scolastica e nei processi di apprendimento con l'obiettivo di formare cittadini e cittadine solidali e responsabili, aperti alle altre culture e liberi di esprimere sentimenti, emozioni e attese, capaci di gestire conflittualità e incertezza e di operare scelte ed assumere decisioni autonome agendo responsabilmente per l'affermazione dei valori di libertà e giustizia. 

Vanno promosse, in questo quadro, le occasioni di apprendimento informale e non formale, sia all' interno della scuola sia al suo esterno, e va favorita l'interazione tra apprendimento formale e apprendimento non formale. 

1.2 - Ogni scuola deve assumere l'impegno e la responsabilità dell'apprendimento di ciascuno studente e informare il suo operato alle regole della trasparenza, della partecipazione e del rispetto dei singoli per sviluppare o rafforzare in ognuno dei suoi attori - dal dirigente scolastico al personale amministrativo, dai docenti agli alunni e alle loro famiglie – il senso dell'appartenenza ad una comunità in rapida evoluzione che richiede a tutti i cittadini e segnatamente ai giovani capacità di ascolto e di intervento, nel rispetto della libertà di tutti, in una dimensione locale, nazionale ed internazionale, come luogo di relazioni e conoscenza, di incontri culturali, di pratiche sociali, di solidarietà. 

 

 

Nel corrente anno scolastico, gli alunni stranieri sono circa 500 mila, con una incidenza del 5% circa rispetto alla popolazione scolastica complessiva.

La presenza di alunni stranieri è, tuttavia, molto disomogenea e differenziata sul territorio nazionale: è molto più elevata nelle aree dell’Italia centro-nord e investe non solo le gradi città ma anche i  piccoli paesi.

Dall’analisi dei dati a disposizione risulta che le singole unità scolastiche hanno realizzato e realizzano esperienze eccellenti, evidenziando sensibilità per i bisogni dei giovani, delle loro famiglie, impegno nell'innovazione e nella ricerca didattica, capacità di affrontare fenomeni complessi e di difficile soluzione.  In particolare le scuole, nell’ambito della propria autonomia, hanno realizzato sperimentazioni  formative mirate da una parte a sostenere l’azione dei docenti particolarmente coinvolti nelle scuole dove è forte il radicamento del fenomeno dell’immigrazione e dall’altro mirate all’accoglienza e all’ integrazione degli alunni.

Il Gruppo di lavoro ritiene che dette progettualità dovrebbero avere le caratteristiche di:

-    -    innovazioni metodologico - didattiche, flessibilità;

-    l’inclusione dei progetti nel POF;

-    durata pluriennale;

-    la partecipazione di più soggetti (alunni di classi parallele, docenti di varie discipline, personale ATA

 

 

2) - Indicazioni operative p;

Se la legalità è valore della regola, strumento di libertà, possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella scuola, realizzazione dell'interesse generale essa non può essere fondata che sulla conoscenza, il sapere, il bene della cultura. 

Per vivere la legalità a scuola, è necessaria la concorrenza di più elementi: la condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte e alle decisioni, la conoscenza e la condivisione della strada da percorrere e degli strumenti da utilizzare per essere autenticamente liberi, ma anche saper discutere, saper valutarsi e valutare, saper confrontarsi con le opinioni altrui, sapersi aprire al dialogo e alla relazione in una logica interculturale. 

La scuola aperta al mondo esterno, e in interazione costante con la famiglia e con tutti i soggetti del territorio, diventa luogo di incontro e di scambio, di relazioni e di

 

occasioni, moltiplicando le opportunità di apprendimento e facilitando il dialogo tra giovani ed istituzioni, tra pari, tra generazioni e culture diverse, garantendo la capacità di dialogare in modo costruttivo e di porsi in modo critico, ma rispettoso, di fronte all' altro. 

Vanno quindi promosse le capacità progettuali ed organizzative che le scuole svolgono anche in rapporto alle peculiarità territoriali e allo stretto collegamento con le famiglie, le autorità locali, il territorio nel suo complesso. La costruzione di sinergie di azione fra attività curricolari ed attività extracurricolari, la costruzione di percorsi di conoscenza finalizzati a favorire l' acquisizione di strumenti autonomi di giudizio e l' interiorizzazione dei valori di democrazia, di cooperazione, di pace, sono alcuni tra gli obiettivi che la scuola persegue. 

Ci si muove proprio in questa direzione e la concertazione delle iniziative a livello interistituzionale è una condizione determinante per affrontare l' educazione alla legalità come problema che coinvolga ed impegni tutti i soggetti che operano nel sociale. 

L' impegno interistituzionale per contrastare il disagio, l' emarginazione, l'esclusione, per rimuovere le situazioni a rischio con l' obiettivo di promuovere il successo formativo per tutti e per ciascuno deve essere orientato a spezzare le maglie di quella “ragnatela” di omertà e di ignoranza dalle quale l' illegalità trae la sua linfa. 

La recente normativa offre agli studenti strumenti concreti per partecipare con responsabilità e consapevolezza alla vita della scuola, esercitando diritti e doveri e intervenendo come soggetto attivo che con pari dignità rispetto a tutti gli altri soggetti della scuola. 

 

In presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si ritiene proficua un'equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un'intesa tra scuole e reti di scuole e una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento normativo l'art. 7 del D.P.R. 275/1999. 

La costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini della distribuzione, ma più in generale per la costruzione di un'offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i rischi di esclusione sociale per tutti. 

Nell'ambito delle singole scuole, l'orientamento più diffuso è di favorire l'eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri. 

Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei. È importante che in ciascuna fase ci sia il coinvolgimento dei genitori e delle famiglie, sia italiane che straniere, anche in forma associata, al fine di promuovere scelte consapevoli e responsabili. 

 

 

3) - Il Piano dell'Offerta Formativa 

Rappresenta il documento fondamentale di ogni istituzione scolastica. Contiene l'analisi del contesto in cui opera, le priorità individuate, gli obiettivi e i risultati da raggiungere, le strategie didattiche e valutative da adottare, le attività da svolgere, le risorse disponibili in termini di ambienti, attrezzature, spazi comuni ed aule, professionalità, collaborazioni esterne attivate e da attivare. 

L'efficacia della sua realizzazione è legata al processo che ne ha determinato l'elaborazione, pertanto la scelta di rendere la scuola una comunità dove è forte il senso dell'appartenenza, dove tutti, giovanissimi, giovani e adulti, stanno bene, vivono la propria identità e riconoscono quella altrui; la volontà di favorire comportamenti sulla progettualità esistenziale e di rafforzare il senso della realtà investendo nella centralità pedagogica deve essere condivisa da tutto il personale scolastico, dalle famiglie, dagli studenti – nel caso delle scuole secondarie di secondo grado – ed assunta come compito di ciascuno, in relazione alle rispettive competenze e funzioni. 

 

 

Il POF, documento fondamentale di ogni istituzione scolastica, diviene tanto  più efficace in quanto frutto di un’elaborazione condivisa tra tutti i soggetti che vi operano.o.

All’interno del Piano possono prevedersi attività didattiche ed educative finalizzate alla conoscenza e all’approfondimento delle diversità culturali e al rispetto dei diritti umani.

Il POF può rappresentare uno strumento in grado di contribuire alla formazione di cittadine e cittadini consapevoli e responsabili della costruzione e della tutela di una società plurale, aperta e solidale.

Il POF deve riportare effettive azioni di pianificazione che rappresentano le concrete condizioni di esercizio dell’autonomia, quali:

·   analisi del contesto;

·   diagnosi dei bisogni formativi degli studenti;

·   elaborazione dei percorsi didattici efficaci;

·   adozione delle scelte organizzative e metodologiche flessibili, ma coerenti;

·   attuazione di momenti di verifica e di valutazione

·   Individuazione di una figura docente con compiti di promozione e coordinamento di iniziative e progetti da inserire nel Piano dell’offerta formativa, finalizzati all’esercizio della democrazia nella scuola, alla valorizzazione delle culture altre, all’acquisizione di conoscenze e competenze connesse ai fenomeni di mondializzazione e interconnessione tra nazioni, popoli, culture, caratteristici dell’attuale momento storico e particolarmente evidenti nelle società occidentali avanzate;

·   ·   Adesione a progetti promossi da Istituzioni, Enti, Associazioni.

 

4) - L'accoglienza 

È lo strumento con cui la scuola, nell'accogliere, conosce e valorizza tutti gli apporti dei singoli alunni, anche quelli di diversa cultura e abilità. In questa operazione, anche il soggetto più debole e indifeso deve sentirsi “l'atteso”, anzi, secondo la lezione di Don Milani, “il preferito”. Ciascuno deve trovare calore umano e cordialità, deve avere la possibilità di essere ascoltato e avere risposte adeguate ai propri bisogni, deve sentirsi parte integrante di un sistema organizzato e laborioso. 

Una scuola che sa accogliere deve curare la pulizia e l'l'attrattività degli ambienti avvalendosi anche della creatività degli studenti e delle studentesse che, in virtù del loro stesso contributo, non li sentiranno estranei; deve favorire l'informazione e la comunicazione; dare spazio ad attività in cui ciascuno possa esprimersi liberamente utilizzando quelle competenze informali e non formali che molto spesso non vengono valorizzate, assumere compiti e funzioni utili per la collettività scolastica. 

 

 

Il termine accoglienza si riferisce all'insieme degli adempimenti e dei provvedimenti attraverso i quali viene formalizzato il rapporto dell'alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica.

È necessario, sin dall'iscrizione, una chiara ricognizione del pregresso scolastico dell'alunno per interventi specifici e la stretta collaborazione della famiglia per la definizione del suo percorso formativo. 

All'atto dell'iscrizione, devono essere richiesti i documenti e compilata la domanda di iscrizione predisposta dall'istituto. 

Per l'approfondimento e la rilevazione dei dati relativi al bambino straniero ed alla sua famiglia è opportuno fissare un incontro successivo all'iscrizione. Risulta utile a tal proposito che la scuola, attraverso la commissione accoglienza o intercultura, si doti di una traccia tipo per lo svolgimento di questo colloquio che sia utile a comunicare informazioni sull'organizzazione della scuola, sulle modalità di rapporto scuola-famiglia che faciliti la raccolta di informazioni sulla situazione familiare e sulla storia personale e scolastica dell'alunno, nonché sulle aspirazioni educative della famiglia.

La gestione dell'accoglienza implica all'interno dell'istituto un lavoro costante di formazione del personale, attraverso gli strumenti che la scuola nella sua autonomia riterrà di adottare. Potrebbe essere utile, come risulta da molte esperienze, una commissione di lavoro formata da un gruppo ristretto di docenti. 

I genitori sono la risorsa fondamentale per il raggiungimento del successo scolastico: pertanto le diverse culture di appartenenza richiedono alla scuola di individuare gli strumenti migliori di dialogo.

Di particolare importanza risulta la capacità della scuola di facilitare la comunicazione con la famiglia dell'alunno, prestando attenzione anche agli aspetti non verbali, facendo ricorso, ove possibile a mediatori culturali o ad interpreti, per superare le difficoltà linguistiche ed anche per facilitare la comprensione delle scelte educative della scuola. Utile a tal proposito potrebbe essere un foglio informativo, tradotto nelle diverse lingue, che spieghi l'organizzazione della scuola e le diverse opzioni educative; riporti il calendario degli incontri scuola-famiglia ed una breve sintesi delle modalità di valutazione delle competenze.

Per un pieno inserimento è necessario che l'alunno trascorra tutto il tempo scuola nel gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici specifici, ad esempio l'apprendimento della lingua italiana, previsti dal piano di studio personalizzato. L'immersione, in un contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni, facilita l'apprendimento del linguaggio funzionale. 

 

 

5) - L'organizzazione della vita scolastica 

Riguarda la didattica, le attività extracurricolari, la valutazione, l'uso degli spazi (laboratori, auditorium, biblioteche, palestra, aule), il calendario scolastico e l'orario delle lezioni, compiti e funzioni del personale scolastico, la comunicazione nella scuola, con le famiglie e con i soggetti esterni, la documentazione amministrativa e didattica. 

Il tutto deve essere orientato alla qualità dell'apprendimento e alla valorizzazione delle risorse, strumentali e professionali, di cui ciascuna scuola dispone. Ciascuna componente scolastica, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, deve essere e sentirsi parte dell'organizzazione complessiva e del suo funzionamento. sp;

Trasparenza, flessibilità e partecipazione attiva devono caratterizzare qualsiasi scelta, compresa quella di suggerire eventuali adattamenti da apportare anche in rapporto alla valutazione dell'efficienza della struttura organizzativa, variabile fondamentale della qualità dell'offerta di ciascuna scuola. 

L' educazione alla legalità è premessa e dimensione trasversale dell' intero percorso formativo e parte organica delle attività curricolari perché può costituire asse e condizione per la formazione di personalità critiche, autonome pluralistiche, aperte alla conoscenza, disponibili ad affrontare la realtà, a difendere la propria identità, in grado di riconoscersi, definirsi, di vivere i valori della democrazia in modo consapevole trasferendone i principi nella pratica quotidiana. 

 

 

Le istituzioni scolastiche devono assicurare anche agli studenti stranieri un percorso orientativo completo e continuativo affinché possano provvedere in modo adeguato alle proprie scelte scolastiche e lavorative. Tale processo deve avere inizio nella scuola secondaria di primo grado, con il coinvolgimento delle famiglie e la produzione di materiale informativo in una pluralità di lingue, con una particolare cura nella spiegazione dei processi di riforma in atto nel sistema dell'istruzione e della formazione. sp;

Obiettivo di tali pratiche orientative è anche il contenimento del rischio di dispersione o abbandono scolastico degli studenti. In relazione a questi obiettivi risultano importanti le anagrafi scolastiche che permettono di tenere in osservazione i percorsi e di adottare le opportune strategie di accompagnamento

 

6) - La rete delle relazioni 

Le esperienze di regolazione nei rapporti interpersonali e di ruolo delle diverse generazioni, bambini, giovani e adulti, costituiscono le esperienze basilari per la nascita e lo sviluppo di atteggiamenti positivi nei confronti delle regole e delle pratiche sociali. Pertanto la disponibilità all'ascolto, il confronto, l'attenzione a punti di vista, sensibilità e modelli culturali differenti, la partecipazione ai processi di formazione delle decisioni devono regolare le relazioni tra studenti e dirigente scolastico, tra studenti e docenti, tra dirigente e personale, tra scuola e famiglia. 

Sono queste le condizioni per sentirsi parte di una comunità e maturare il senso dell'appartenenza. 

 

Individuazione di una figura docente con compiti di promozione e coordinamento di iniziative e progetti da inserire nel Piano dell’offerta formativa, finalizzati all’esercizio della democrazia nella scuola, alla valorizzazione delle culture altre, all’acquisizione di conoscenze e competenze connesse ai fenomeni di mondializzazione e interconnessione tra nazioni, popoli, culture, caratteristici dell’attuale momento storico e particolarmente evidenti nelle società occidentali avanzate;

Promozione  di attività transdisciplinari connesse alla legalità;

Adesione a progetti promossi da Istituzioni, Enti, Associazioni.

 

 

7) - L'approccio ai saperi 

I saperi rappresentano il fondamento della conoscenza e contribuiscono a impadronirsi delle chiavi di lettura della realtà nelle sue diverse dimensioni. Scoprire e imparare i fondamenti delle discipline, i rispettivi linguaggi e le regole che sottendono il processo di formazione della conoscenza è un'esperienza che sviluppa competenze, autonomia di giudizio, senso critico, metodo di studio, capacità di apprendere e, al tempo stesso, favorisce consapevolezza di sé e autostima e orienta la progettualità personale. Vanno quindi privilegiate le metodologie che favoriscono il protagonismo e promuovono lo spirito di ricerca. 

 

La scuola deve sviluppare i “saperi” di cittadinanza e di responsabilità indispensabili per partecipare attivamente alle dinamiche sociali in una realtà assai complessa che implica la capacità di muoversi in uno spazio culturale senza delimitazioni. I modelli formativi da sviluppare nel campo dell’intercultura e del dialogo devono tenere conto o degli aspetti specificamente culturali (orientati verso l’università) o di quelli professionali (orientati alla pratica lavorativa).

L'insegnamento dell'italiano e altri apprendimenti linguistici

Uno degli obiettivi prioritari nell'integrazione degli alunni stranieri è quello di promuovere l'acquisizione di una buona competenza nell'italiano scritto e parlato, nelle forme ricettive e produttive, per assicurare uno dei principali fattori di successo scolastico e di inclusione sociale. 

• la lingua italiana del contesto concreto, indispensabile per comunicare nella vita quotidiana (la lingua per comunicare) bsp;

• la lingua italiana specifica, necessaria per comprendere ed esprimere concetti, sviluppare l'apprendimento delle diverse discipline e una riflessione sulla lingua stessa (la lingua dello studio). 

La lingua per comunicare può essere appresa in un arco di tempo che può oscillare da un mese a un anno, in relazione all'età, alla lingua d'origine, all'utilizzo in ambiente extrascolastico. Per apprendere la lingua dello studio, invece, possono essere necessari alcuni anni, considerato che si tratta di competenze specifiche. 

Lo studio della lingua italiana deve essere inserito nella quotidianità dell'apprendimento e della vita scolastica degli alunni stranieri, con attività di laboratorio linguistico e con percorsi e strumenti per l'insegnamento intensivo dell'italiano. 

L'apprendimento e lo sviluppo della lingua italiana come seconda lingua deve essere al centro dell'azione didattica Occorre, quindi, che tutti gli insegnanti della classe, di qualsivoglia disciplina, siano coinvolti (vedi Progetto pilota del MIUR, Direzione generale del personale della scuola, in collaborazione con 21 Università: “Azione italiano L2: Lingua di contatto, lingua di culture”). È necessaria, pertanto, una programmazione mirata sui bisogni reali e sul monitoraggio dei progressi di apprendimento nella lingua italiana, acquisita via via dall'alunno straniero. 

Nella fase iniziale ci si può valere di strumenti e figure di facilitazione linguistica (cartelloni, alfabetieri, carte geografiche, testi semplificati, strumenti audiovisivi o multimediali, ecc.) promuovendo la capacità dell'alunno di sviluppare la lingua per comunicare. 

Una volta superata questa fase, va prestata particolare attenzione all'apprendimento della lingua per lo studio perché rappresenta il principale ostacolo per l'apprendimento delle varie discipline. 

In una prospettiva di globalizzazione, il plurilinguismo europeo può rispondere alle esigenze anche dei ragazzi immigrati. È necessario, tuttavia, che lo studente straniero che sia impegnato nelle prime fasi dello studio dell'italiano venga introdotto con equilibrata successione all'apprendimento di altre lingue. 

Per quanto riguarda le altre lingue originarie, importante risorsa per lo sviluppo cognitivo e affettivo, è necessario assumere, per una loro valorizzazione, un'ottica policentrica che coinvolga sia le famiglie che le agenzie pubbliche e di privato sociale presenti sul territorio. 

 

 

8) - I saperi per la legalità 

Un'attenzione particolare bisogna avere per la conoscenza storica che dà spessore alle storie individuali ed a quella collettiva, che dà senso al presente e permette di orientarsi in una dimensione futura. Anche la conoscenza della Costituzione, delle istituzioni preposte alla regolamentazione dei rapporti civili, sociali ed economici, sono fondamentali e devono essere parte del bagaglio culturale dei giovani. La conoscenza del contesto sociale nel quale i giovani si muovono e agiscono non può prescindere dalla conoscenza delle dinamiche europee ed internazionali, delle altre lingue, culture e religioni, maturata anche attraverso la capacità di accesso ed uso di tutte le opportunità di mobilità culturale e geografica esistenti. 

Gli interventi si svilupperanno su più livelli, da quello della comunicazione sociale, alla conoscenza del territorio e dell' ambiente e si incentreranno sui temi dell'educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva con particolare attenzione alla dimensione europea. In questo contesto è necessario promuovere occasioni di carattere informale e prevedere la trattazione delle diverse tematiche proposte anche attraverso il coinvolgimento diretto delle realtà giovanili presenti nella città e nei luoghi di ritrovo. 

Rispetto alla promozione di occasioni più strutturate e formali di apprendimento potrebbero assumere una significativa centralità modi e strumenti che facilitino i dibattiti, gli incontri, gli scambi e che coinvolgano, scuole, università, centri di aggregazione giovanile (es. Centri Risorse creati con la Misura 4 Obiettivo 1- PON Nazionale). 

Per educare alla democrazia, alla legalità, alla cittadinanza possono essere utilizzate e valorizzate tutte le diverse forme espressive degli studenti e delle studentesse. bsp;

 

La condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte e alle decisioni, la capacità di confronto e di dialogo in una logica interculturale, devono divenire elementi di pratica quotidiana nella comunità scolastica.

Pur consapevoli che la legalità e i comportamenti ad essa connessi, primi tra tutti quelli del rispetto delle norme che regolano la vita della scuola, devono essere riportati all’attenzione di tutte le componenti ivi operanti e non possono, dunque, esaurirsi in ambito disciplinare, la reintroduzione o la valorizzazione dell’insegnamento dell’Educazione civica può costituire un importante momento di riflessione e di approfondimento finalizzato all’apprendimento delle norme fondamentali della convivenza civile.

Nell’ambito di tale insegnamento, la conoscenza degli articoli della Carta costituzionale, può fornire un indispensabile contributo per l'educazione dei giovani all'esercizio della cittadinanza attiva, obiettivo che la scuola deve perseguire con determinazione.

La proposta di reintrodurre o valorizzare l’insegnamento dell’Educazione civica significa ricondurre ad unità la pluralità di iniziative di Educazione stradale, alla salute, all’ambiente che rischiano di diventare un insieme di buone pratiche giustapposte, prive di un progetto forte e unitario.

Pertanto promuovere  progetti finalizzati alla conoscenza, allo studio, alla comprensione dei principi e delle norme costituzionali, soprattutto in relazione ai principi di uguaglianza, di solidarietà e la partecipazione della scuola a  eventi (manifestazioni, concorsi, etc.) collegati alla Costituzione italiana.

9) - La valutazione 

Ciascuna istituzione scolastica deve dare un ruolo di primo piano alla valutazione dell'efficacia, dell'efficienza e dell'equità del proprio servizio educativo e formativo. 

Pertanto la vita scolastica, nella pluralità delle sue dimensioni e dei soggetti che vi operano, compresi gli alunni e i genitori, va monitorata sulla base di indicatori relativi a tutte le variabili che favoriscono e concorrono all'apprendimento di alunni e alunne. La lettura dei dati consentirà di procedere alla valutazione che, nel caso specifico, si caratterizza come autovalutazione. 

Soprattutto per quanto riguarda gli apprendimenti, occorre dare il giusto spazio al coinvolgimento degli alunni guidandoli, attraverso la ricostruzione della loro esperienza scolastica, all'autovalutazione, essenziale per acquisire consapevolezza di sé, delle proprie possibilità e soprattutto della propria crescita. 

Le scuole secondarie di secondo grado, considerata l'età degli studenti, dovranno trovare le forme più adeguate per coinvolgere studenti e studentesse già nella definizione degli indicatori relativi all'insieme dei fattori che danno efficacia ed efficienza alla qualità della scuola e degli apprendimenti; in tal modo, conoscendo con chiarezza gli aspetti e le dinamiche della realtà scolastica, impareranno ad assumere la responsabilità del loro operato, a sentirsi parte attiva di una struttura organizzata che apprende.

 

 

La valutazione degli alunni stranieri, in particolare di coloro che si possono definire neo-arrivati, pone diversi ordini di problemi, dalle modalità di valutazione a quelle di certificazione, alla necessità di tener conto del singolo percorso di apprendimento. La pur significativa normativa esistente sugli alunni con cittadinanza non italiana non fornisce indicazioni specifiche a proposito della valutazione degli stessi. 

Dall'emanazione della legge n. 517 del 4 agosto 1977 ad oggi, l'approccio alla valutazione nella scuola è positivamente cambiato. 

Accanto alla funzione certificativa si è andata sempre più affermando la funzione regolativa in grado di consentire, sulla base delle informazioni via via raccolte, un continuo adeguamento delle proposte di formazione alle reali esigenze degli alunni e ai traguardi programmati per il miglioramento dei processi e dei risultati, sollecitando, altresì, la partecipazione degli alunni e delle famiglie al processo di apprendimento. L'art. 4 del DPR n. 275/1999, relativo all'autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, assegna alle stesse la responsabilità di individuare le modalità e i criteri di valutazione degli alunni, prevedendo altresì che esse operino “nel rispetto della normativa nazionale”. 

Il riferimento più congruo a questo tema lo si ritrova nell'art. 45, comma 4, del DPR n 394 del 31 agosto 1999 che così recita “il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento …”. 

Benché la norma non accenni alla valutazione, ne consegue che il possibile adattamento dei programmi per i singoli alunni comporti un adattamento della valutazione, anche in considerazione degli orientamenti generali su questo tema, espressi in circolari e direttive, che sottolineano fortemente l'attenzione ai percorsi personali degli alunni. 

 

 

10) - La formazione del personale scolastico 

La realizzazione degli obiettivi proposti e da perseguire, le strategie da adottare e le collaborazioni da attivare per tradurre i principi di cittadinanza, democrazia e legalità in patrimonio culturale dei singoli, in comportamenti e in modello di vita è legata al coinvolgimento di tutto il personale scolastico, alla sua sensibilità, alla crescita professionale. A tale scopo la formazione continua assume un ruolo di primaria importanza. Essa, ancorata alle esperienze di vita e professionali dei singoli, deve dare gli strumenti conoscitivi per consentire la necessaria riflessione sulle questioni più intimamente legate alla legalità, all'educazione interculturale e alla cittadinanza attiva, stimolare la riflessione, orientare la ricerca educativa e soprattutto didattica, modalità che produce arricchisce, gratifica e produce cambiamenti sostanziali. 

La sfida maggiore investe i docenti di tutte le aree disciplinari, che devono ricercare e valorizzare i contenuti, le metodologie e le forme di relazione e valutazione degli apprendimenti, che maggiormente favoriscono la partecipazione e il coinvolgimento degli alunni, la percezione di star bene a scuola, la consapevolezza di essere in una comunità che accoglie, che mette in pratica le regole del vivere civile e sociale, che dialoga con le istituzioni e con la società civile organizzata, che sa apprendere. 

 

 

L'educazione interculturale non è una disciplina aggiuntiva, ma una dimensione trasversale, uno sfondo che accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici. Il pluralismo culturale e la complessità del nostro tempo richiedono necessariamente una continua crescita professionale di tutto il personale della scuola. Diventa, quindi, prioritario il tema della formazione, iniziale e in servizio, e della formazione universitaria dei docenti. 

Sicuramente occorre lavorare perché il clima a scuola sia positivo, occorre cioè affrontare il problema in termini di formazione degli operatori, coinvolgendoli in attività di ricerca e di autoanalisi. Non farlo significherebbe lasciare gli insegnanti abbandonati a se stessi, disarmati ed impotenti da vanti a compiti percepiti come difficili ed alimentare di conseguenza il malessere professionale diffuso e la rinuncia. In questo quadro occorre costruire, anche attraverso opportune attività di formazione e di autoformazione, atteggiamenti professionali fondamentalmente orientati verso il soggetto, attento al suo vissuto concreto e alla sue difficoltà di integrazione.

Un ambito di particolare rilevanza per lo sviluppo professionale dei docenti è relativo alla didattica dell'italiano lingua seconda.

Il Ministero ha sviluppato un progetto nazionale di formazione di docenti esperti mediante il sistema dell'e-learning integrato. I percorsi, i materiali e le competenze così formati possono costituire supporto ad iniziative di diffusione della formazione. 

Per quanto attiene la formazione in servizio del personale della scuola, anche del personale amministrativo che per primo entra in contatto con le famiglie, saranno indispensabili collegamenti con il territorio e con le opportunità offerte anche dalle Università. 

In riferimento al dialogo interculturale si indica utile l’aggiornamento del personale della scuola sulle tematiche connesse alla religione come fenomeno culturale e la promozione di corsi o di altre attività connessi alla conoscenza del fatto religioso nonché dei principi che informano le diverse religioni rivolti a studenti e genitori.

 

 

 

11) - L'apertura della scuola alle famiglie e al territorio 

La famiglia e il territorio costituiscono due punti di forza che la scuola non deve trascurare. Il buon esito del suo operato dipende anche dal grado di coinvolgimento delle famiglie, dalla capacità di individuare le risorse che il territorio offre, di collaborare con le tante associazioni che lavorano per la legalità, intesa nella sua accezione più ampia, e che operano nel tessuto sociale per i giovani e con i giovani. 

Occorre dare ampio spazio ai genitori singoli o associati, tenendo conto delle realtà esistenti ed operanti nel territorio, delle iniziative realizzate o in fase di realizzazione (V. Progetto Genitori) rafforzandone i contenuti e prevedendo azioni coerenti, non sovrapposte, che vedano l' integrazione delle risorse piuttosto che la loro polverizzazione. 

Favorire il coinvolgimento dei genitori con l'obiettivo di avvicinarli alla scuola e di renderli partecipi non solo dell'andamento scolastico dei propri figli, ma di tutto ciò che la scuola possiede e realizza. Ad essi deve essere offerta l'opportunità di trovare nell'ambiente scolastico occasioni di confronto e dialogo, di conoscenza, di partecipazione a iniziative e attività utilizzando il patrimonio di competenze che ogni adulto possiede. 

In questa direzione dovrebbero essere progettati interventi di sensibilizzazione e formazione finalizzati a favorire, anche tra i genitori, la riflessione sulle problematiche dei giovani e sulle questioni della convivenza civile e democratica. 

Altrettanto spazio bisogna dare alle relazioni con il territorio, che deve guardare alla scuola come ad un bene comune, come ad un luogo aperto alle sollecitazioni esterne, disponibile ad offrire spazi, attrezzature e competenze. La scuola, dal canto suo, deve vivere il territorio come luogo di incontri e conoscenza, terreno di solidarietà, area di sperimentazione. Pertanto vanno promosse tutte le iniziative che portano studenti di ogni ordine e grado fuori della scuola, nel senso che essi devono misurarsi con la vita pubblica, conoscere e vivere i vantaggi dell'associazione, dedicarsi ad attività di volontariato. Da qui l'importanza di costruire una vasta rete di relazioni con altre scuole, con le associazioni che contrastano ogni forma di negazione dei diritti umani, che svolgono attività di volontariato, che testimoniano il valore dell'impegno civile e sociale e della solidarietà. 

 

 

Occorre imparare ad osservare con sistematicità l’altro, a cogliere e comprendere la condizione psicologica specifica del minore straniero che può sentirsi , in modo particolare nelle fasi iniziali di inserimento, estremamente disorientato.

Sicuramente  la famiglia può svolgere un ruolo fondamentale nel percorso educativo di attenzione al soggetto straniero, attraverso anche opportune azioni poste in essere dalle agenzie educative presenti sul territorio.

L’apprendimento della lingua italiana, che ha una sua indubbia centralità nel processo di integrazione scolastica, pone alla scuola un ripensamento delle strategie di insegnamento.

L’italiano come seconda lingua o lingua straniera pone non poche problematiche che vanno dall’interferenza tra la lingua madre e l’italiano a problemi di graduazione delle difficoltà rapportate alla competenza linguistica posseduta.

La scuola comunque deve poter offrire un ventaglio ampio di occasioni formative adeguate alla specifica domanda professionale di ciascuno.

 

12) - Gli studenti e l' associazionismo 

Altro elemento da non trascurare è la promozione delle aggregazioni giovanili. In questo le associazioni studentesche, in particolare le Consulte provinciali degli studenti, possono dare un grande contributo di idee, di conoscenza del mondo giovanile e dei suoi bisogni, di azioni di sensibilizzazione, destinate anche al mondo degli adulti. 

La scuola deve poter essere il punto di riferimento delle suddette aggregazioni, confrontarsi, dialogare e collaborare, offrendo risorse, spazi e strumenti per incontri e iniziative. 

Un obiettivo prioritario, in questo contesto, deve essere quello di promuovere la più ampia progettualità, la capacità di assumere un ruolo propositivo attivo e partecipe, ma anche la capacità di co-gestire, organizzare, esperire. 

Attuare esperienze pilota che vedano il coinvolgimento diretto dei giovani nei loro diversi luoghi di aggregazione e attraverso le loro diverse forme espressive Sperimentare nuove strategie di intervento in ambito scolastico ed extrascolastico, locale, nazionale ed europeo che prevedano il coinvolgimento delle istituzioni, delle scuole, delle Consulte Provinciali degli Studenti e delle Associazioni giovanili per realizzare percorsi formativi condivisi di educazione alla legalità. bsp;

 

 

La scuola di oggi non può vivere senza la partecipazione attiva e propositiva di tutti i soggetti che la compongono, compresa la componente degli studenti.
L'autonomia, infatti, attribuisce ai diversi soggetti della comunità educativa un rinnovato ed essenziale protagonismo nei processi di autogoverno dell'istituzione scolastica, esigendo da ciascuno il rispetto dei reciproci ruoli con uno spirito di cooperazione partecipativa tra i docenti, gli studenti, i dirigenti scolastici e tutto il personale.

In tale contesto, il pieno coinvolgimento dei discenti nella vita democratica della comunità scolastica è diventata ora più che mai un'esigenza irrinunciabile per il corretto funzionamento della scuola dell'autonomia e per una piena realizzazione del diritto all'apprendimento e al conseguimento di risultati formativi da parte dei giovani. La partecipazione studentesca costituisce, quindi, uno dei tasselli fondamentali di una scuola moderna, capace di combattere e prevenire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica, di mettere al centro dei suoi obiettivi la valorizzazione delle inclinazioni personali di ciascuno studente, di creare le migliori condizioni per un apprendimento efficace. La partecipazione studentesca, del resto, si carica anche di un'insostituibile valenza educativa per la formazione di una cittadinanza consapevole dei cittadini e dei lavoratori del domani. L'esercizio della democrazia, infatti, è un diritto-dovere che va appreso e praticato giorno per giorno fin dalla più giovane età. La scuola è la palestra ideale di questa pratica, quando sviluppa nella persona che apprende la consapevolezza dei propri percorsi formativi e favorisce e sostiene un processo relazionale finalizzato alla crescita globale, nella convinzione che le ragazze e i ragazzi, attraverso l'assunzione di responsabilità partecipative, si educano al confronto ed imparano le regole fondamentali del vivere sociale.

La possibilità offerta allo Studente di entrare in rapporto con il mondo dell’associazionismo, in particolar modo con quello educativo, significa opportunità di sperimentare  :

·  l’etica della solidarietà, il provare simpatia per il territorio, per i suoi bisogni e per la sua storia, per quanti lo abitano, provenendo anche da luoghi lontani da quello di origine; un approccio che favorisce la ricerca di un’identità sempre più ampia, cominciando da quella europea;

·  la gratuità dei rapporti, perseguendo finalità non speculative; è la dimensione della corresponsabilità nella vita altrui, con particolare attenzione all’altro che chiede di essere accettato, accolto;

·  la capacità progettuale, esercitata in un contesto educante volto all’azione ed alla sperimentazione, in modo che il giovane abbia occasione di interventi diretti a sperimentare che cambiare è possibile. Superando la saltuarietà delle esperienze lo Studente può così scoprire che la propria città, il proprio territorio diventa uno stile quotidiano, luogo di reciproca scoperta e conoscenza.  Si è ad un tempo studente, componente di associazione, figlio, fratello, amico.   

·  la pratica democratica nella stessa gestione dell’associazione come spazio, forma concreta di partecipazione reale e progressiva, luogo ove sperimentare il rispetto di regole condivise.

 

13) - La cooperazione europea e internazionale 

Un contributo all'acquisizione di conoscenze, competenze e atteggiamenti che aiuteranno i giovani a diventare cittadini e svolgere un ruolo nella società, può venire dalla cooperazione europea e internazionale. 

Gli studi condotti dal Consiglio di Europa sull'educazione alla cittadinanza democratica possono rappresentare per i docenti un valido stimolo per approfondire gli ambiti teorici e conoscere le numerose esperienze dei diversi Paesi appartenenti all'U.E.. 

Inoltre, la partecipazione ai programmi europei costituisce una valida e significativa occasione per definire e realizzare con scuole di altri Paesi strategie didattiche finalizzate al confronto e allo scambio fra culture e a favorire tra i giovani il dialogo interculturale. 

Gli spazi che i progetti a dimensione europea dedicano alla mobilità non possono che arricchire la conoscenza attraverso l'esperienza diretta e far superare, attraverso il confronto con altre tradizioni, mentalità e comportamenti, gli stereotipi che sovente sono alla base di fenomeni di intolleranza, xenofobie e razzismo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Documenti internazionali, le Raccomandazioni dell' UNESCO e le Direttive comunitarie, costituiscono un quadro di riferimento generale per collocare l'educazione alla cittadinanza e alla legalità e i valori che vi sono connessi, in un più ampio contesto pedagogico e culturale.

 La Commissione UE ritiene, - nel Libro bianco «Un nuovo slancio per la gioventù europea» presentato il 21 novembre 2001 - che la partecipazione dei giovani debba essere incoraggiata, attraverso il rafforzamento delle strutture nelle quali i giovani possono farsi ascoltare e che l'informazione sia indispensabile allo sviluppo della cittadinanza attiva.

 Il Consiglio d'Europa ha proclamato il 2005 "Anno europeo della cittadinanza democratica, attraverso l'educazione", con l' obiettivo di impegnare le istituzioni scolastiche e formative perché siano luoghi di diffusione della cultura della legalità, della cittadinanza, della convivenza civile, della partecipazione.one.

 La comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento europeo dell'8 settembre 2006 sull'efficienza e l'equità dell'istruzione e della formazione, fondamentali per la crescita economica, l'occupazione e la coesione sociale.

 La posizione comune del Parlamento europeo e del Consiglio in vista dell'adozione della Decisione, che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma d'azione “Europa per i cittadini”, finalizzato alla promozione della cittadinanza attiva e quindi allo sviluppo del senso di appartenenza ad una società fondata sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti dell'uomo, diversità culturale, tolleranza e solidarietà, principi dichiarati nella carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata il 7 dicembre del 2000. 

Studiare le possibilità e le modalità per parificare gli studi sia quelli eseguiti all'estero che quelli eseguiti in Italia, per non perdere anni scolastici, agli studenti.

 

14) - Le azioni a livello nazionale, regionale e provinciale 

Educare alla legalità – che è l' obiettivo prioritario dell'educazione alla cittadinanza - può assumere molteplici forme e una pluralità di aspetti che vanno: dall'associazione di volontariato, al gruppo sportivo d'istituto, alle attività teatrali, dall' apertura degli spazi della scuola di pomeriggio, alla scrittura condivisa del Regolamento d'istituto ispirato ai principi dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti. 

Il Ministero della pubblica istruzione, nel favorire l'evoluzione naturale dall'”educazione” alla legalità verso una “cultura” della legalità come pratica diffusa della comunità scolastica in cui la partecipazione studentesca diviene momento centrale, promuove e sostiene l'operato delle Istituzioni scolastiche attraverso l'attuazione delle seguenti azioni: 

• realizza accordi e intese con i Ministero dell' Interno, della Giustizia e delle Politiche sociali, con i Dipartimenti delle Pari opportunità, per realizzare azioni congiunte e coordinate nelle rispettive materie di competenza, finalizzate a rimuovere gli ostacoli che favoriscono condizioni di disagio, di negazione dei diritti, di illegalità. 

• istituisce la Giornata Nazionale della Cittadinanza e della Legalità in una data da individuare, d'intesa con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome; 

• coordina iniziative di monitoraggio ex ante, in itinere, ex post e di valutazione delle esperienze scolastiche, comprese quelle a dimensione europea, per favorire la loro disseminazione e valorizzazione, in collaborazione con gli Uffici scolastici regionali e provinciali. 

• avvia intese di collaborazione con Associazioni/Enti/Istituzioni che si occupano di educazione alla legalità e lotta alla mafia; 

• rafforza il ruolo e i compiti del Forum delle Associazioni degli studenti, delle Consulte provinciali degli studenti, anche attraverso una più efficace e solida interazione fra tutti gli organismi di rappresentatività degli studenti esistenti. La partecipazione degli studenti alla vita della scuola che non si esprime solo attraverso le forme di rappresentanza previste (dal livello d'Istituto alla Conferenza Nazionale dei Presidenti della Consulte), va promossa e valorizzata quale risorsa essenziale e determinante per avviare processi di democrazia consapevoli e condivisi. In tale quadro si intende promuovere un più stretto e proficuo contatto con le organizzazione giovanili europee e individuare strumenti e strategie rivolti a favorire l' accesso dei giovani alle opportunità di studio e di scambio, di mobilità e di collaborazione transnazionale; 

• promuove la cultura della partecipazione e della collaborazione anche attraverso il coinvolgimento dell'associazionismo di studenti, genitori, operatori sociali, enti pubblici e privati che operano nell' ambito della promozione della legalità e della difesa delle vittime dell' illegalità, dell' ingiustizia e della sopraffazione; 

• prevede, in considerazione della complessità dei temi trattati, la costituzione di gruppi di lavoro a livello nazionale e a quello regionale (all'interno dei quali dare spazio alla consulta degli studenti, alle associazioni dei genitori, ai rappresentanti degli organi collegiali) che garantiscano azioni concrete quali: 

- incontri periodici e dibattiti anche virtuali (es. costruzione di un “portale orizzontale” che rappresenti il punto di incontro dei gruppi di lavoro, nazionale e regionali); 

- “INTRANET” di servizio (messanger) finalizzato a creare uno scambio costante ed aggiornato di informazioni tra partner e a gestire a distanza tutti i momenti di lavoro; 

 

 

Si condividono tutte le iniziative indicate nel testo a fronte, enucleate dalla Direttiva del 16 ottobre 2006.

 

Si ritiene di dover aggiungere soltanto che, la scelta compiuta con l’art.21 della legge 59/97 ( Autonomia scolastica) e’ stata quella di aver individuato un modello di governo del sistema scolastico che avesse al centro la scuola autonoma, un soggetto cioe’ forte per consentire che potesse:

- essere un interlocutore autorevole rispetto agli altri soggetti istituzionali del territorio (in particolare regione, provincia e comuni) e al contempo una risorsa “nel” e “per” il territorio;

– potenziare ed arricchire l’offerta formativa anche in rapporto alle realtà territoriali, dotandola degli spazi di autonomia necessari.

 

In altri termini intorno all’istituzione scolastica autonoma ci sono la nuova amministrazione centrale della P.I., ma ci sono anche Regioni, Province e Comuni.

Il governo integrato tra scuola regioni, province e comuni si e’ concretamente realizzato a partire dal 1° settembre 2002. Le materie delegate o trasferite possono ricondursi a due grandi tipologie:gie:

Si tratta quindi di governo territoriale integrato con forti sinergie e rapporto stretto tra istruzione /formazione/ territorio, con una opportunità pragmatica che rafforza la capacità della scuola di interpretare e di intervenire sulla realtà del mondo contemporaneo e comprenderne i problemi. mi.

 

 

Gli Uffici centrali, regionali e provinciali del Ministero, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, sostengono le istituzioni scolastiche nelle forme e con le modalità della condivisione e con gli strumenti che favoriscono il coordinamento.

 

  Normativa di riferimento 

Il complesso fenomeno migratorio, che negli ultimi anni ha interessato numerosi Paesi, è stato accompagnato da una ricca legislazione internazionale e nazionale, finalizzata a realizzare forme di convivenza e di integrazione. bsp;

Di seguito si presentano, in modo sintetico, i riferimenti legislativi e i documenti più importanti che, negli ultimi quindici anni, hanno gradualmente definito il tema dell'educazione interculturale. 

Di fronte all'emergenza del fenomeno migratorio, l'educazione interculturale è individuata inizialmente come risposta ai problemi degli alunni stranieri/immigrati: in particolare, l'apprendimento della lingua italiana e la valorizzazione della lingua e cultura d'origine (v. C.M. 8/9/1989, n. 301, “Inserimento degli alunni stranieri nella scuola dell'obbligo. Promozione e coordinamento delle iniziative per l'esercizio del diritto allo studio”). 

In seguito si afferma il principio del coinvolgimento degli alunni italiani in un rapporto interattivo con gli alunni stranieri/immigrati, in funzione del reciproco arricchimento (v. C.M. 22/7/1990, n. 205, “La scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale”). In questa Circolare si introduce per la prima volta il concetto di educazione interculturale. 

Si individua nell'educazione interculturale la forma più alta e globale di prevenzione e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza (v. pronuncia del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 24/3/1993, “Razzismo e antisemitismo oggi: il ruolo della scuola”). 

Sempre il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella pronuncia del 15/6/1993, “La tutela delle minoranze linguistiche” considera le “nuove minoranze” di immigrati e le minoranze storiche di cittadini a livello regionale e locale. 

Nel contesto europeo, la dimensione interculturale dell'insegnamento viene sviluppata nel trattato di Maastricht e in altri documenti della Comunità Europea e del Consiglio d'Europa (v. documento “Il dialogo interculturale e la convivenza democratica”, diffuso con C.M. 2/3/1994, n. 73). 

Sempre nella stessa C.M. 2/3/1994 si segnala l'importanza di progettualità efficaci in termini di strategie, risorse, insegnamenti disciplinari e interdisciplinari e di una cultura di rete tra scuole e territorio. 

Infine nella stessa C.M. si descrive la società globale, in quanto società umana ravvicinata e interagente, come “società multiculturale” e si colloca la dimensione mondiale dell'insegnamento nel quadro dell'educazione interculturale. Così è utile richiamare la sottolineatura, contenuta nella legge sull'immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998, art. 36, sul valore formativo delle differenze linguistiche e culturali: “Nell'esercizio dell'autonomia didattica e organizzativa, le istituzioni scolastiche realizzano, per tutti gli alunni, progetti interculturali di ampliamento dell'offerta formativa, finalizzati alla valorizzazione delle differenze linguistico-culturali e alla promozione di iniziative di accoglienza e di scambio”. 

Il Decreto Legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, riunisce e coordina le varie disposizioni attualmente in vigore in materia, con la stessa Legge n. 40/98, ponendo, anche in questo caso, particolare attenzione sugli aspetti organizzativi della scuola, sull'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, sul mantenimento della lingua e cultura di origine, sulla formazione dei docenti e sull'integrazione sociale. 

Tali principi, unitamente al diritto all'istruzione, sono garantiti nei confronti dei minori stranieri indipendentemente dalla loro posizione giuridica, così come espressamente previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999, n. 394 “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti le disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. 

La legge 30 luglio 2002, n.182, cosiddetta Bossi-Fini, non ha modificato le procedure di iscrizione degli alunni stranieri a scuola. 

La C.M. n. 155/2001 è finalizzata al sostegno del personale impegnato nelle scuole a forte processo immigratorio; la C.M. n. 160/2001 è finalizzata all'attivazione dei corsi di lingua per cittadini extracomunitari, adulti e minori. 

 Riferimenti normativi:

legge 30.12.1986, n. 943; c.m. 08.09.1989, n. 301; c.m. 26.07.1990, n. 205; pronuncia del del C.N.P.I. 23.04.1992; pronuncia del C.N.P.I. 24.03.1993; pronuncia del C.N.P.I. 15.06.1993; c.m. 02.03.1994, n. 73; direttiva 08.02.1996, n. 58; o.m. 29.07.1997, n. 455; d.lgs. 25.07.1998, n. 286; d.P.R. 05.08.1998; legge 06.03.1998, n. 40; d.P.R. 08.03.1999, n. 275; c.c.n.l. 26.05.1999; lettera circolare M.P.I.; 4.08.1999, n. 194; c.c.i. 31.08.1999; direttiva 03.09.1999, n. 210; d.P.C 09.12.1999/5350.