|
“INTERCULTURA E DIALOGO: OBIETTIVI OPERATIVI”
Premessa
L'obiettivo
del Gruppo di lavoro “Intercultura e dialogo”, istituito nell’ambito del
Comitato nazionale “Scuola e Legalità”, è quello di presentare un
insieme di obiettivi prioritari, condivisi sul piano culturale ed
educativo, al fine di favorire l'integrazione e la riuscita scolastica e
formativa degli alunni stranieri, ferma restando l'autonomia delle
istituzioni scolastiche e la loro responsabilità in materia, nel quadro
della legislazione vigente.
Le proposte
devono rispondere ad un’istanza generale del nostro tempo e devono
recare indicazioni educative, da rivolgere indistintamente a tutti gli
studenti, allo scopo di:
-
sviluppare la
presa di coscienza dei tratti distintivi della propria identità
culturale tramite il confronto con altre culture;
-
avviare e
sostenere la conoscenza delle culture di gruppi etnici diversi;
-
superare le
forme di disagio (e di paura) che il contatto con l’altro provoca in
noi;
-
favorire
l’acquisizione di competenze dialogiche, socio-relazionali e cognitive,
in modo da sviluppare atteggiamenti di accettazione e di tolleranza.
Del resto
il principio di uguaglianza è uno dei cardini della Costituzione
italiana, intesa come opportunità da offrire a tutti i cittadini non più
intesa come uguaglianza distributiva, ma come offerta individualizzata
che tenga conto delle specificità e delle caratteristiche di ciascuno.
Il
riconoscimento delle differenze è pertanto un valore aggiunto della
democrazia, il cui concetto è strettamente connesso con quello di
cittadinanza, intesa quest’ultima non solo come conoscenza di diritti e
doveri, giustizia e legalità che tutti abbiamo, ma anche nel senso che,
come cittadini, dobbiamo essere protagonisti attivi della democrazia
stessa e quindi soggetti responsabili della formazione civica dei
giovani che è, e rimane, uno degli obiettivi primari dell' istruzione e
della formazione.
L'Italia
presenta, peraltro, un tessuto sociale ed economico sempre più
multietnico e multiculturale che rafforza la necessità di confronto e
dialogo sulla legalità che si sostanzia in principi, valori condivisi e
regole che implicano possibilità di accesso alla conoscenza di diritti e
doveri, ma anche di partecipazione consapevole e costruttiva alla vita
sociale e politico-istituzionale.
Conseguentemente, la necessità di promuovere l'educazione alla
democrazia e alla legalità, attraverso la partecipazione attiva dei
giovani alla costruzione europea e al miglioramento della comprensione
della diversità culturale e dei valori comuni, sostenendo il rispetto
dei diritti umani e la lotta contro il razzismo, la xenofobia e
l'antisemitismo, trova nel protagonismo degli studenti e delle
studentesse un ambito privilegiato.
I
cambiamenti sociali, culturali, economici e le complessità che
caratterizzano le società attuali hanno determinato processi di
innovazione e trasformazione significativi sui sistemi educativi di
tutti i Paesi rendendo necessario ridefinire il concetto stesso di
cittadinanza, di legalità e di democrazia anche attraverso il
riconoscimento del ruolo fondamentale della componente studentesca nella
vita della scuola e della comunità.
La scuola
italiana deve assumere perciò la responsabilità di contribuire
all’educazione della democrazia e della legalità che, come è noto, hanno
una dimensione formativa trasversale ai saperi e alla coesione sociale
attraverso l'attenzione alle differenze tra generazioni, generi, etnie,
lingue, religioni e culture, l'impegno a leggere i bisogni formativi del
territorio di riferimento rapportati alla più ampia dimensione
nazionale, europea e mondiale, la ricerca di strategie adeguate, in
grado di favorire la partecipazione di tutti gli alunni e le alunne al
proprio processo educativo-formativo e alla vita della comunità
scolastica.
Educazione
interculturale
L’educazione
interculturale rappresenta lo sfondo integratore di una scuola, quale
quella italiana, inserita in una società complessa in cui la presenza
di una pluralità di culture costituisce da anni un dato strutturale.
L’educazione
interculturale non è, dunque, da intendersi esclusivamente come
l’insieme degli interventi a favore dell’integrazione degli alunni con
cittadinanza non italiana né come argomento aggiuntivo rispetto alle
previste attività curricolari ma come base comune a tutti gli
insegnamenti, in una logica transdisciplinare. Tale scelta era stata già
indicata nella C.M. 205/90 e ribadita in altri documenti ufficiali (C.M.
73/94 e art. 6 della L. 40/98). Più recentemente, la C.M. 24/2006 ha
richiamato la normativa esistente ponendo l’accento sul contesto
educativo in rapido cambiamento in cui la scuola si trova ad operare e
sulla necessità di un suo adeguamento in virtù di una presenza
significativa di alunni e alunne di origine e cittadinanza diverse da
quella italiana.
Da qualche
anno, nelle nostre scuole, i confini dell’offerta formativa e l’identità
curricolare e organizzativa si sono meglio delineati.
L'educazione
interculturale nell’autonomia progettuale si fonda su principi quali:
-
promuovere
ogni forma di comunicazione possibile tra soggetti diversi per lingua e
cultura;
-
considerare
la diversità delle culture, per la pluralità dei modelli culturali che
mettono a confronto, uno spazio potenziale di arricchimento cognitivo;
-
Dai
suesposti principi derivano le linee di metodo dell'educazione
interculturale, che non è disciplina articolabile in argomenti e
sezioni, ma un insieme di “dover essere”, di criteri e metodi che
dovrebbero conformare ogni momento della vita della scuola.
Tra “ “i
dover essere” affermati dalla pedagogia interculturale vanno
ricordati:
– il
riuscire a legare funzionalmente al piano educativo i bisogni
affettivi e cognitivi degli allievi, sia come singoli sia come gruppo;
– il
prendere in carico, nelle attività didattiche, i vissuti degli
allievi, di tutti gli allievi, per riordinarli e potenziarli sul piano
cognitivo, linguistico, relazionale;
–
l'armonizzare ogni momento delle attività e in particolare
l'insegnamento di tutte le discipline ai principi di questa proposta
educativa, che non può che essere trasversale e sistemica;
– il
considerare le lingue non come puri strumenti veicolari normati o da
normare, ma, soprattutto, come fattori d'identificazione soggettiva,
culturale e sociale, per la costituzione di relazioni aperte alla
differenza.
Dialogo interreligioso
Nell’ambito
della Commissione “Intercultura e Dialogo” grande attenzione è stata
riservata alle diverse appartenenze religiose. Il pluralismo religioso o
la non appartenenza ad alcuna comunità religiosa, infatti, costituiscono
un fenomeno crescente in tutta Europa ed anche in Italia. la scuola
pubblica ha, tra gli altri, il compito di promuovere interesse verso
questa realtà in continuo aumento, riservando ad essa particolare
riguardo. La diversità di credo religioso rappresenta un significativo
arricchimento solo quando viene riconosciuta e valorizzata, quando si
traduce concretamente in intercultura e in dialogo: a questo fine la
scuola deve adoperarsi con impegno e grande apertura.
Un
insegnamento del fatto religioso inteso come tratto culturale da
conoscere e studiare, offerto dalla scuola a tutti gli alunni potrebbe
non solo favorire un autentico dialogo interculturale ed interreligioso,
ma al tempo stesso in piena autonomia, potrebbe costituire un vigoroso
argine contro forme di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo che
abitano anche nel nostro Paese e mettono a repentaglio la legalità delle
nostre istituzioni democratiche.
Obiettivi
operativi
Con
riferimento all’ambito di competenza del Gruppo di lavoro e in coerenza
con quanto precede, si ritiene di riportare nella tabella che segue
alcuni possibili obiettivi operativi in linea anche con quanto indicato
nella Direttiva del Ministro del 16 ottobre 2006, prot. n. 5843, recante
le “Linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità”,
che nel proporre una rilettura dei valori della cittadinanza, di
democrazia, di legalità, riconosce all’educazione alla legalità una
dimensione formativa trasversale ai saperi e una opportunità pragmatica
che rafforza la capacità della scuola di interpretare e di intervenire
sulla realtà del mondo contemporaneo e comprenderne i problemi.
|
Direttiva del
Ministro 16 ottobre 200606 |
Obiettivi
operativi |
|
1) - Finalità
Le indicazioni e gli orientamenti qui suggeriti si muovono sul
percorso già intrapreso da tante scuole che hanno realizzato e
realizzano esperienze eccellenti, evidenziando sensibilità per i
bisogni dei giovani e degli adulti, impegno nell'innovazione e
nella ricerca didattica, capacità di affrontare fenomeni
complessi e di difficile soluzione. Si parte dall'esistente per
rafforzare l'opportunità della scuola di aprirsi al mondo
esterno, in una logica di comunità educante all' interno della
quale gli studenti e le studentesse siano soggetti centrali
dell' educazione e dell'istruzione.
L'ipotesi è che la scuola diventi una comunità in cui si cresce
sul piano umano e culturale, si fa esperienza di convivenza
civile e solidarietà, di inclusione nel rispetto delle singole
individualità e delle tante storie personali.
1.1 - Le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado,
nell'ambito dell'autonomia e della pluralità delle sue forme,
promuovono tutte le condizioni per far sì che la legalità e la
democrazia siano una pratica diffusa nella comunità scolastica e
nei processi di apprendimento con l'obiettivo di formare
cittadini e cittadine solidali e responsabili, aperti alle altre
culture e liberi di esprimere sentimenti, emozioni e attese,
capaci di gestire conflittualità e incertezza e di operare
scelte ed assumere decisioni autonome agendo responsabilmente
per l'affermazione dei valori di libertà e giustizia.
Vanno promosse, in questo quadro, le occasioni di apprendimento
informale e non formale, sia all' interno della scuola sia al
suo esterno, e va favorita l'interazione tra apprendimento
formale e apprendimento non formale.
1.2 - Ogni scuola deve assumere l'impegno e la responsabilità
dell'apprendimento di ciascuno studente e informare il suo
operato alle regole della trasparenza, della partecipazione e
del rispetto dei singoli per sviluppare o rafforzare in ognuno
dei suoi attori - dal dirigente scolastico al personale
amministrativo, dai docenti agli alunni e alle loro famiglie –
il senso dell'appartenenza ad una comunità in rapida evoluzione
che richiede a tutti i cittadini e segnatamente ai giovani
capacità di ascolto e di intervento, nel rispetto della libertà
di tutti, in una dimensione locale, nazionale ed internazionale,
come luogo di relazioni e conoscenza, di incontri culturali, di
pratiche sociali, di solidarietà.
|
Nel corrente
anno scolastico, gli alunni stranieri sono circa 500 mila, con
una incidenza del 5% circa rispetto alla popolazione scolastica
complessiva.
La presenza
di alunni stranieri è, tuttavia, molto disomogenea e
differenziata sul territorio nazionale: è molto più elevata
nelle aree dell’Italia centro-nord e investe non solo le gradi
città ma anche i piccoli paesi.
Dall’analisi
dei dati a disposizione risulta che le singole unità scolastiche
hanno realizzato e realizzano esperienze eccellenti,
evidenziando sensibilità per i bisogni dei giovani, delle loro
famiglie, impegno nell'innovazione e nella ricerca didattica,
capacità di affrontare fenomeni complessi e di difficile
soluzione. In particolare le scuole, nell’ambito della propria
autonomia, hanno realizzato sperimentazioni formative mirate da
una parte a sostenere l’azione dei docenti particolarmente
coinvolti nelle scuole dove è forte il radicamento del fenomeno
dell’immigrazione e dall’altro mirate all’accoglienza e all’
integrazione degli alunni.
Il Gruppo di
lavoro ritiene che dette progettualità dovrebbero avere le
caratteristiche di:
-
-
innovazioni
metodologico - didattiche, flessibilità;
-
l’inclusione
dei progetti nel POF;
-
durata
pluriennale;
-
la
partecipazione di più soggetti (alunni di classi parallele,
docenti di varie discipline, personale ATA
|
|
2) - Indicazioni operative p;
Se la legalità è valore della regola, strumento di libertà,
possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni
e quindi anche nella scuola, realizzazione dell'interesse
generale essa non può essere fondata che sulla conoscenza, il
sapere, il bene della cultura.
Per vivere la legalità a scuola, è necessaria la concorrenza di
più elementi: la condivisione delle regole, la partecipazione
alle scelte e alle decisioni, la conoscenza e la condivisione
della strada da percorrere e degli strumenti da utilizzare per
essere autenticamente liberi, ma anche saper discutere, saper
valutarsi e valutare, saper confrontarsi con le opinioni altrui,
sapersi aprire al dialogo e alla relazione in una logica
interculturale.
La scuola aperta al mondo esterno, e in interazione costante con
la famiglia e con tutti i soggetti del territorio, diventa luogo
di incontro e di scambio, di relazioni e di
occasioni, moltiplicando le opportunità di apprendimento e
facilitando il dialogo tra giovani ed istituzioni, tra pari, tra
generazioni e culture diverse, garantendo la capacità di
dialogare in modo costruttivo e di porsi in modo critico, ma
rispettoso, di fronte all' altro.
Vanno quindi promosse le capacità progettuali ed organizzative
che le scuole svolgono anche in rapporto alle peculiarità
territoriali e allo stretto collegamento con le famiglie, le
autorità locali, il territorio nel suo complesso. La costruzione
di sinergie di azione fra attività curricolari ed attività
extracurricolari, la costruzione di percorsi di conoscenza
finalizzati a favorire l' acquisizione di strumenti autonomi di
giudizio e l' interiorizzazione dei valori di democrazia, di
cooperazione, di pace, sono alcuni tra gli obiettivi che la
scuola persegue.
Ci si muove proprio in questa direzione e la concertazione delle
iniziative a livello interistituzionale è una condizione
determinante per affrontare l' educazione alla legalità come
problema che coinvolga ed impegni tutti i soggetti che operano
nel sociale.
L' impegno interistituzionale per contrastare il disagio, l'
emarginazione, l'esclusione, per rimuovere le situazioni a
rischio con l' obiettivo di promuovere il successo formativo per
tutti e per ciascuno deve essere orientato a spezzare le maglie
di quella “ragnatela” di omertà e di ignoranza dalle quale l'
illegalità trae la sua linfa.
La recente normativa offre agli studenti strumenti concreti per
partecipare con responsabilità e consapevolezza alla vita della
scuola, esercitando diritti e doveri e intervenendo come
soggetto attivo che con pari dignità rispetto a tutti gli altri
soggetti della scuola.
|
In presenza
di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza
straniera, si ritiene proficua un'equilibrata distribuzione
delle iscrizioni attraverso un'intesa tra scuole e reti di
scuole e una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo
come riferimento normativo l'art. 7 del D.P.R. 275/1999.
La
costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini
della distribuzione, ma più in generale per la costruzione di
un'offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i rischi di
esclusione sociale per tutti.
Nell'ambito delle singole scuole, l'orientamento più diffuso è
di favorire l'eterogeneità delle cittadinanze nella composizione
delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per
provenienza territoriale o religiosa degli stranieri.
Specifiche
esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea
di gruppi omogenei. È importante che in ciascuna fase ci sia il
coinvolgimento dei genitori e delle famiglie, sia italiane che
straniere, anche in forma associata, al fine di promuovere
scelte consapevoli e responsabili.
|
|
3) - Il Piano dell'Offerta Formativa
Rappresenta il documento fondamentale di ogni istituzione
scolastica. Contiene l'analisi del contesto in cui opera, le
priorità individuate, gli obiettivi e i risultati da
raggiungere, le strategie didattiche e valutative da adottare,
le attività da svolgere, le risorse disponibili in termini di
ambienti, attrezzature, spazi comuni ed aule, professionalità,
collaborazioni esterne attivate e da attivare.
L'efficacia della sua realizzazione è legata al processo che ne
ha determinato l'elaborazione, pertanto la scelta di rendere la
scuola una comunità dove è forte il senso dell'appartenenza,
dove tutti, giovanissimi, giovani e adulti, stanno bene, vivono
la propria identità e riconoscono quella altrui; la volontà di
favorire comportamenti sulla progettualità esistenziale e di
rafforzare il senso della realtà investendo nella centralità
pedagogica deve essere condivisa da tutto il personale
scolastico, dalle famiglie, dagli studenti – nel caso delle
scuole secondarie di secondo grado – ed assunta come compito di
ciascuno, in relazione alle rispettive competenze e funzioni.
|
Il POF,
documento fondamentale di ogni istituzione scolastica, diviene
tanto più efficace in quanto frutto di un’elaborazione
condivisa tra tutti i soggetti che vi operano.o.
All’interno
del Piano possono prevedersi attività didattiche ed educative
finalizzate alla conoscenza e all’approfondimento delle
diversità culturali e al rispetto dei diritti umani.
Il POF può
rappresentare uno strumento in grado di contribuire alla
formazione di cittadine e cittadini consapevoli e responsabili
della costruzione e della tutela di una società plurale, aperta
e solidale.
Il POF deve
riportare effettive azioni di pianificazione che rappresentano
le concrete condizioni di esercizio dell’autonomia, quali:
·
analisi del
contesto;
·
diagnosi dei
bisogni formativi degli studenti;
·
elaborazione
dei percorsi didattici efficaci;
·
adozione
delle scelte organizzative e metodologiche flessibili, ma
coerenti;
·
attuazione di
momenti di verifica e di valutazione
·
Individuazione di una figura docente con compiti di promozione e
coordinamento di iniziative e progetti da inserire nel Piano
dell’offerta formativa, finalizzati all’esercizio della
democrazia nella scuola, alla valorizzazione delle culture
altre, all’acquisizione di conoscenze e competenze connesse ai
fenomeni di mondializzazione e interconnessione tra nazioni,
popoli, culture, caratteristici dell’attuale momento storico e
particolarmente evidenti nelle società occidentali avanzate;
·
·
Adesione a
progetti promossi da Istituzioni, Enti, Associazioni. |
|
4) - L'accoglienza
È lo strumento con cui la scuola, nell'accogliere, conosce e
valorizza tutti gli apporti dei singoli alunni, anche quelli di
diversa cultura e abilità. In questa operazione, anche il
soggetto più debole e indifeso deve sentirsi “l'atteso”, anzi,
secondo la lezione di Don Milani, “il preferito”. Ciascuno deve
trovare calore umano e cordialità, deve avere la possibilità di
essere ascoltato e avere risposte adeguate ai propri bisogni,
deve sentirsi parte integrante di un sistema organizzato e
laborioso.
Una scuola che sa accogliere deve curare la pulizia e l'l'attrattività
degli ambienti avvalendosi anche della creatività degli studenti
e delle studentesse che, in virtù del loro stesso contributo,
non li sentiranno estranei; deve favorire l'informazione e la
comunicazione; dare spazio ad attività in cui ciascuno possa
esprimersi liberamente utilizzando quelle competenze informali e
non formali che molto spesso non vengono valorizzate, assumere
compiti e funzioni utili per la collettività scolastica.
|
Il termine
accoglienza si riferisce all'insieme degli adempimenti e dei
provvedimenti attraverso i quali viene formalizzato il rapporto
dell'alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica.
È necessario,
sin dall'iscrizione, una chiara ricognizione del pregresso
scolastico dell'alunno per interventi specifici e la stretta
collaborazione della famiglia per la definizione del suo
percorso formativo.
All'atto
dell'iscrizione, devono essere richiesti i documenti e compilata
la domanda di iscrizione predisposta dall'istituto.
Per
l'approfondimento e la rilevazione dei dati relativi al bambino
straniero ed alla sua famiglia è opportuno fissare un incontro
successivo all'iscrizione. Risulta utile a tal proposito che la
scuola, attraverso la commissione accoglienza o intercultura, si
doti di una traccia tipo per lo svolgimento di questo colloquio
che sia utile a comunicare informazioni sull'organizzazione
della scuola, sulle modalità di rapporto scuola-famiglia che
faciliti la raccolta di informazioni sulla situazione familiare
e sulla storia personale e scolastica dell'alunno, nonché sulle
aspirazioni educative della famiglia.
La gestione
dell'accoglienza implica all'interno dell'istituto un lavoro
costante di formazione del personale, attraverso gli strumenti
che la scuola nella sua autonomia riterrà di adottare. Potrebbe
essere utile, come risulta da molte esperienze, una commissione
di lavoro formata da un gruppo ristretto di docenti.
I genitori
sono la risorsa fondamentale per il raggiungimento del successo
scolastico: pertanto le diverse culture di appartenenza
richiedono alla scuola di individuare gli strumenti migliori di
dialogo.
Di
particolare importanza risulta la capacità della scuola di
facilitare la comunicazione con la famiglia dell'alunno,
prestando attenzione anche agli aspetti non verbali, facendo
ricorso, ove possibile a mediatori culturali o ad interpreti,
per superare le difficoltà linguistiche ed anche per facilitare
la comprensione delle scelte educative della scuola. Utile a tal
proposito potrebbe essere un foglio informativo, tradotto nelle
diverse lingue, che spieghi l'organizzazione della scuola e le
diverse opzioni educative; riporti il calendario degli incontri
scuola-famiglia ed una breve sintesi delle modalità di
valutazione delle competenze.
Per un pieno
inserimento è necessario che l'alunno trascorra tutto il tempo
scuola nel gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici
specifici, ad esempio l'apprendimento della lingua italiana,
previsti dal piano di studio personalizzato. L'immersione, in un
contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni,
facilita l'apprendimento del linguaggio funzionale.
|
|
5) - L'organizzazione della vita scolastica
Riguarda la didattica, le attività extracurricolari, la
valutazione, l'uso degli spazi (laboratori, auditorium,
biblioteche, palestra, aule), il calendario scolastico e
l'orario delle lezioni, compiti e funzioni del personale
scolastico, la comunicazione nella scuola, con le famiglie e con
i soggetti esterni, la documentazione amministrativa e
didattica.
Il tutto deve essere orientato alla qualità dell'apprendimento e
alla valorizzazione delle risorse, strumentali e professionali,
di cui ciascuna scuola dispone. Ciascuna componente scolastica,
nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, deve essere e
sentirsi parte dell'organizzazione complessiva e del suo
funzionamento. sp;
Trasparenza, flessibilità e partecipazione attiva devono
caratterizzare qualsiasi scelta, compresa quella di suggerire
eventuali adattamenti da apportare anche in rapporto alla
valutazione dell'efficienza della struttura organizzativa,
variabile fondamentale della qualità dell'offerta di ciascuna
scuola.
L' educazione alla legalità è premessa e dimensione trasversale
dell' intero percorso formativo e parte organica delle attività
curricolari perché può costituire asse e condizione per la
formazione di personalità critiche, autonome pluralistiche,
aperte alla conoscenza, disponibili ad affrontare la realtà, a
difendere la propria identità, in grado di riconoscersi,
definirsi, di vivere i valori della democrazia in modo
consapevole trasferendone i principi nella pratica quotidiana.
|
Le
istituzioni scolastiche devono assicurare anche agli studenti
stranieri un percorso orientativo completo e continuativo
affinché possano provvedere in modo adeguato alle proprie scelte
scolastiche e lavorative. Tale processo deve avere inizio nella
scuola secondaria di primo grado, con il coinvolgimento delle
famiglie e la produzione di materiale informativo in una
pluralità di lingue, con una particolare cura nella spiegazione
dei processi di riforma in atto nel sistema dell'istruzione e
della formazione. sp;
Obiettivo
di tali pratiche orientative è anche il contenimento del rischio
di dispersione o abbandono scolastico degli studenti. In
relazione a questi obiettivi risultano importanti le anagrafi
scolastiche che permettono di tenere in osservazione i percorsi
e di adottare le opportune strategie di accompagnamento.
|
|
6) - La rete delle relazioni
Le esperienze di regolazione nei rapporti interpersonali e di
ruolo delle diverse generazioni, bambini, giovani e adulti,
costituiscono le esperienze basilari per la nascita e lo
sviluppo di atteggiamenti positivi nei confronti delle regole e
delle pratiche sociali. Pertanto la disponibilità all'ascolto,
il confronto, l'attenzione a punti di vista, sensibilità e
modelli culturali differenti, la partecipazione ai processi di
formazione delle decisioni devono regolare le relazioni tra
studenti e dirigente scolastico, tra studenti e docenti, tra
dirigente e personale, tra scuola e famiglia.
Sono queste le condizioni per sentirsi parte di una comunità e
maturare il senso dell'appartenenza.
|
Individuazione di una figura docente con compiti di
promozione e coordinamento di iniziative e progetti da inserire
nel Piano dell’offerta formativa, finalizzati all’esercizio
della democrazia nella scuola, alla valorizzazione delle culture
altre, all’acquisizione di conoscenze e competenze connesse ai
fenomeni di mondializzazione e interconnessione tra nazioni,
popoli, culture, caratteristici dell’attuale momento storico e
particolarmente evidenti nelle società occidentali avanzate;
Promozione di attività transdisciplinari connesse
alla legalità;
Adesione a progetti promossi da Istituzioni, Enti,
Associazioni.
|
|
7) - L'approccio ai saperi
I saperi rappresentano il fondamento della conoscenza e
contribuiscono a impadronirsi delle chiavi di lettura della
realtà nelle sue diverse dimensioni. Scoprire e imparare i
fondamenti delle discipline, i rispettivi linguaggi e le regole
che sottendono il processo di formazione della conoscenza è
un'esperienza che sviluppa competenze, autonomia di giudizio,
senso critico, metodo di studio, capacità di apprendere e, al
tempo stesso, favorisce consapevolezza di sé e autostima e
orienta la progettualità personale. Vanno quindi privilegiate le
metodologie che favoriscono il protagonismo e promuovono lo
spirito di ricerca. |
La scuola deve sviluppare i “saperi” di cittadinanza
e di responsabilità indispensabili per partecipare attivamente
alle dinamiche sociali in una realtà assai complessa che implica
la capacità di muoversi in uno spazio culturale senza
delimitazioni. I modelli formativi da sviluppare nel campo
dell’intercultura e del dialogo devono tenere conto o degli
aspetti specificamente culturali (orientati verso l’università)
o di quelli professionali (orientati alla pratica lavorativa).
L'insegnamento dell'italiano e altri apprendimenti
linguistici
Uno degli obiettivi prioritari nell'integrazione
degli alunni stranieri è quello di promuovere l'acquisizione di
una buona competenza nell'italiano scritto e parlato, nelle
forme ricettive e produttive, per assicurare uno dei principali
fattori di successo scolastico e di inclusione sociale.
• la lingua italiana del contesto concreto,
indispensabile per comunicare nella vita quotidiana (la lingua
per comunicare) bsp;
• la lingua italiana specifica, necessaria per
comprendere ed esprimere concetti, sviluppare l'apprendimento
delle diverse discipline e una riflessione sulla lingua stessa
(la lingua dello studio).
La lingua per comunicare può essere appresa in un
arco di tempo che può oscillare da un mese a un anno, in
relazione all'età, alla lingua d'origine, all'utilizzo in
ambiente extrascolastico. Per apprendere la lingua dello studio,
invece, possono essere necessari alcuni anni, considerato che si
tratta di competenze specifiche.
Lo studio della lingua italiana deve essere inserito
nella quotidianità dell'apprendimento e della vita scolastica
degli alunni stranieri, con attività di laboratorio linguistico
e con percorsi e strumenti per l'insegnamento intensivo
dell'italiano.
L'apprendimento e lo sviluppo della lingua italiana
come seconda lingua deve essere al centro dell'azione didattica
Occorre, quindi, che tutti gli insegnanti della classe, di
qualsivoglia disciplina, siano coinvolti (vedi Progetto pilota
del MIUR, Direzione generale del personale della scuola, in
collaborazione con 21 Università: “Azione italiano L2: Lingua di
contatto, lingua di culture”). È necessaria, pertanto, una
programmazione mirata sui bisogni reali e sul monitoraggio dei
progressi di apprendimento nella lingua italiana, acquisita via
via dall'alunno straniero.
Nella fase iniziale ci si può valere di strumenti e
figure di facilitazione linguistica (cartelloni, alfabetieri,
carte geografiche, testi semplificati, strumenti audiovisivi o
multimediali, ecc.) promuovendo la capacità dell'alunno di
sviluppare la lingua per comunicare.
Una volta superata questa fase, va prestata
particolare attenzione all'apprendimento della lingua per lo
studio perché rappresenta il principale ostacolo per
l'apprendimento delle varie discipline.
In una prospettiva di globalizzazione, il
plurilinguismo europeo può rispondere alle esigenze anche dei
ragazzi immigrati. È necessario, tuttavia, che lo studente
straniero che sia impegnato nelle prime fasi dello studio
dell'italiano venga introdotto con equilibrata successione
all'apprendimento di altre lingue.
Per quanto riguarda le altre lingue originarie,
importante risorsa per lo sviluppo cognitivo e affettivo, è
necessario assumere, per una loro valorizzazione, un'ottica
policentrica che coinvolga sia le famiglie che le agenzie
pubbliche e di privato sociale presenti sul territorio.
|
|
8) - I saperi per la legalità
Un'attenzione particolare bisogna avere per la conoscenza
storica che dà spessore alle storie individuali ed a quella
collettiva, che dà senso al presente e permette di orientarsi in
una dimensione futura. Anche la conoscenza della Costituzione,
delle istituzioni preposte alla regolamentazione dei rapporti
civili, sociali ed economici, sono fondamentali e devono essere
parte del bagaglio culturale dei giovani. La conoscenza del
contesto sociale nel quale i giovani si muovono e agiscono non
può prescindere dalla conoscenza delle dinamiche europee ed
internazionali, delle altre lingue, culture e religioni,
maturata anche attraverso la capacità di accesso ed uso di tutte
le opportunità di mobilità culturale e geografica esistenti.
Gli interventi si svilupperanno su più livelli, da quello della
comunicazione sociale, alla conoscenza del territorio e dell'
ambiente e si incentreranno sui temi dell'educazione alla
legalità, alla cittadinanza attiva con particolare attenzione
alla dimensione europea. In questo contesto è necessario
promuovere occasioni di carattere informale e prevedere la
trattazione delle diverse tematiche proposte anche attraverso il
coinvolgimento diretto delle realtà giovanili presenti nella
città e nei luoghi di ritrovo.
Rispetto alla promozione di occasioni più strutturate e formali
di apprendimento potrebbero assumere una significativa
centralità modi e strumenti che facilitino i dibattiti, gli
incontri, gli scambi e che coinvolgano, scuole, università,
centri di aggregazione giovanile (es. Centri Risorse creati con
la Misura 4 Obiettivo 1- PON Nazionale).
Per educare alla democrazia, alla legalità, alla cittadinanza
possono essere utilizzate e valorizzate tutte le diverse forme
espressive degli studenti e delle studentesse. bsp;
|
La
condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte e alle
decisioni, la capacità di confronto e di dialogo in una logica
interculturale, devono divenire elementi di pratica quotidiana
nella comunità scolastica.
Pur
consapevoli che la legalità e i comportamenti ad essa connessi,
primi tra tutti quelli del rispetto delle norme che regolano la
vita della scuola, devono essere riportati all’attenzione di
tutte le componenti ivi operanti e non possono, dunque,
esaurirsi in ambito disciplinare, la reintroduzione o la
valorizzazione dell’insegnamento dell’Educazione civica può
costituire un importante momento di riflessione e di
approfondimento finalizzato all’apprendimento delle norme
fondamentali della convivenza civile.
Nell’ambito
di tale insegnamento, la conoscenza degli articoli della Carta
costituzionale, può fornire un indispensabile contributo per
l'educazione dei giovani all'esercizio della cittadinanza
attiva, obiettivo che la scuola deve perseguire con
determinazione.
La proposta
di reintrodurre o valorizzare l’insegnamento dell’Educazione
civica significa ricondurre ad unità la pluralità di iniziative
di Educazione stradale, alla salute, all’ambiente che rischiano
di diventare un insieme di buone pratiche giustapposte, prive di
un progetto forte e unitario.
Pertanto promuovere progetti finalizzati alla
conoscenza, allo studio, alla comprensione dei principi e delle
norme costituzionali, soprattutto in relazione ai principi di
uguaglianza, di solidarietà e la partecipazione della scuola a
eventi (manifestazioni, concorsi, etc.) collegati alla
Costituzione italiana. |
|
9) - La valutazione
Ciascuna istituzione scolastica deve dare un ruolo di primo
piano alla valutazione dell'efficacia, dell'efficienza e
dell'equità del proprio servizio educativo e formativo.
Pertanto la vita scolastica, nella pluralità delle sue
dimensioni e dei soggetti che vi operano, compresi gli alunni e
i genitori, va monitorata sulla base di indicatori relativi a
tutte le variabili che favoriscono e concorrono
all'apprendimento di alunni e alunne. La lettura dei dati
consentirà di procedere alla valutazione che, nel caso
specifico, si caratterizza come autovalutazione.
Soprattutto per quanto riguarda gli apprendimenti, occorre dare
il giusto spazio al coinvolgimento degli alunni guidandoli,
attraverso la ricostruzione della loro esperienza scolastica,
all'autovalutazione, essenziale per acquisire consapevolezza di
sé, delle proprie possibilità e soprattutto della propria
crescita.
Le scuole secondarie di secondo grado, considerata l'età degli
studenti, dovranno trovare le forme più adeguate per coinvolgere
studenti e studentesse già nella definizione degli indicatori
relativi all'insieme dei fattori che danno efficacia ed
efficienza alla qualità della scuola e degli apprendimenti; in
tal modo, conoscendo con chiarezza gli aspetti e le dinamiche
della realtà scolastica, impareranno ad assumere la
responsabilità del loro operato, a sentirsi parte attiva di una
struttura organizzata che apprende.
|
La valutazione degli alunni stranieri, in
particolare di coloro che si possono definire neo-arrivati, pone
diversi ordini di problemi, dalle modalità di valutazione a
quelle di certificazione, alla necessità di tener conto del
singolo percorso di apprendimento. La pur significativa
normativa esistente sugli alunni con cittadinanza non italiana
non fornisce indicazioni specifiche a proposito della
valutazione degli stessi.
Dall'emanazione della legge n. 517 del 4 agosto 1977
ad oggi, l'approccio alla valutazione nella scuola è
positivamente cambiato.
Accanto alla funzione certificativa si è andata
sempre più affermando la funzione regolativa in grado di
consentire, sulla base delle informazioni via via raccolte, un
continuo adeguamento delle proposte di formazione alle reali
esigenze degli alunni e ai traguardi programmati per il
miglioramento dei processi e dei risultati, sollecitando,
altresì, la partecipazione degli alunni e delle famiglie al
processo di apprendimento. L'art. 4 del DPR n. 275/1999,
relativo all'autonomia didattica delle istituzioni scolastiche,
assegna alle stesse la responsabilità di individuare le modalità
e i criteri di valutazione degli alunni, prevedendo altresì che
esse operino “nel rispetto della normativa nazionale”.
Il riferimento più congruo a questo tema lo si
ritrova nell'art. 45, comma 4, del DPR n 394 del 31 agosto 1999
che così recita “il collegio dei docenti definisce, in relazione
al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il
necessario adattamento dei programmi di insegnamento …”.
Benché la norma non accenni alla valutazione, ne
consegue che il possibile adattamento dei programmi per i
singoli alunni comporti un adattamento della valutazione, anche
in considerazione degli orientamenti generali su questo tema,
espressi in circolari e direttive, che sottolineano fortemente
l'attenzione ai percorsi personali degli alunni.
|
|
10) - La formazione del personale scolastico
La realizzazione degli obiettivi proposti e da perseguire, le
strategie da adottare e le collaborazioni da attivare per
tradurre i principi di cittadinanza, democrazia e legalità in
patrimonio culturale dei singoli, in comportamenti e in modello
di vita è legata al coinvolgimento di tutto il personale
scolastico, alla sua sensibilità, alla crescita professionale. A
tale scopo la formazione continua assume un ruolo di primaria
importanza. Essa, ancorata alle esperienze di vita e
professionali dei singoli, deve dare gli strumenti conoscitivi
per consentire la necessaria riflessione sulle questioni più
intimamente legate alla legalità, all'educazione interculturale
e alla cittadinanza attiva, stimolare la riflessione, orientare
la ricerca educativa e soprattutto didattica, modalità che
produce arricchisce, gratifica e produce cambiamenti
sostanziali.
La sfida maggiore investe i docenti di tutte le aree
disciplinari, che devono ricercare e valorizzare i contenuti, le
metodologie e le forme di relazione e valutazione degli
apprendimenti, che maggiormente favoriscono la partecipazione e
il coinvolgimento degli alunni, la percezione di star bene a
scuola, la consapevolezza di essere in una comunità che
accoglie, che mette in pratica le regole del vivere civile e
sociale, che dialoga con le istituzioni e con la società civile
organizzata, che sa apprendere.
|
L'educazione interculturale non è una disciplina
aggiuntiva, ma una dimensione trasversale, uno sfondo che
accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici. Il
pluralismo culturale e la complessità del nostro tempo
richiedono necessariamente una continua crescita professionale
di tutto il personale della scuola. Diventa, quindi, prioritario
il tema della formazione, iniziale e in servizio, e della
formazione universitaria dei docenti.
Sicuramente occorre lavorare perché il clima a
scuola sia positivo, occorre cioè affrontare il problema in
termini di formazione degli operatori, coinvolgendoli in
attività di ricerca e di autoanalisi. Non farlo significherebbe
lasciare gli insegnanti abbandonati a se stessi, disarmati ed
impotenti da vanti a compiti percepiti come difficili ed
alimentare di conseguenza il malessere professionale diffuso e
la rinuncia. In questo quadro occorre costruire, anche
attraverso opportune attività di formazione e di autoformazione,
atteggiamenti professionali fondamentalmente orientati verso il
soggetto, attento al suo vissuto concreto e alla sue difficoltà
di integrazione.
Un ambito di particolare rilevanza per lo sviluppo
professionale dei docenti è relativo alla didattica
dell'italiano lingua seconda.
Il Ministero ha sviluppato un progetto nazionale di
formazione di docenti esperti mediante il sistema
dell'e-learning integrato. I percorsi, i materiali e le
competenze così formati possono costituire supporto ad
iniziative di diffusione della formazione.
Per quanto attiene la formazione in servizio del
personale della scuola, anche del personale amministrativo che
per primo entra in contatto con le famiglie, saranno
indispensabili collegamenti con il territorio e con le
opportunità offerte anche dalle Università.
In riferimento al dialogo interculturale si indica
utile l’aggiornamento del personale della scuola sulle tematiche
connesse alla religione come fenomeno culturale e la promozione
di corsi o di altre attività connessi alla conoscenza del fatto
religioso nonché dei principi che informano le diverse religioni
rivolti a studenti e genitori.
|
|
11) - L'apertura della scuola alle famiglie e al territorio
La famiglia e il territorio costituiscono due punti di forza che
la scuola non deve trascurare. Il buon esito del suo operato
dipende anche dal grado di coinvolgimento delle famiglie, dalla
capacità di individuare le risorse che il territorio offre, di
collaborare con le tante associazioni che lavorano per la
legalità, intesa nella sua accezione più ampia, e che operano
nel tessuto sociale per i giovani e con i giovani.
Occorre dare ampio spazio ai genitori singoli o associati,
tenendo conto delle realtà esistenti ed operanti nel territorio,
delle iniziative realizzate o in fase di realizzazione (V.
Progetto Genitori) rafforzandone i contenuti e prevedendo azioni
coerenti, non sovrapposte, che vedano l' integrazione delle
risorse piuttosto che la loro polverizzazione.
Favorire il coinvolgimento dei genitori con l'obiettivo di
avvicinarli alla scuola e di renderli partecipi non solo
dell'andamento scolastico dei propri figli, ma di tutto ciò che
la scuola possiede e realizza. Ad essi deve essere offerta
l'opportunità di trovare nell'ambiente scolastico occasioni di
confronto e dialogo, di conoscenza, di partecipazione a
iniziative e attività utilizzando il patrimonio di competenze
che ogni adulto possiede.
In questa direzione dovrebbero essere progettati interventi di
sensibilizzazione e formazione finalizzati a favorire, anche tra
i genitori, la riflessione sulle problematiche dei giovani e
sulle questioni della convivenza civile e democratica.
Altrettanto spazio bisogna dare alle relazioni con il
territorio, che deve guardare alla scuola come ad un bene
comune, come ad un luogo aperto alle sollecitazioni esterne,
disponibile ad offrire spazi, attrezzature e competenze. La
scuola, dal canto suo, deve vivere il territorio come luogo di
incontri e conoscenza, terreno di solidarietà, area di
sperimentazione. Pertanto vanno promosse tutte le iniziative che
portano studenti di ogni ordine e grado fuori della scuola, nel
senso che essi devono misurarsi con la vita pubblica, conoscere
e vivere i vantaggi dell'associazione, dedicarsi ad attività di
volontariato. Da qui l'importanza di costruire una vasta rete di
relazioni con altre scuole, con le associazioni che contrastano
ogni forma di negazione dei diritti umani, che svolgono attività
di volontariato, che testimoniano il valore dell'impegno civile
e sociale e della solidarietà.
|
Occorre imparare ad osservare con sistematicità
l’altro, a cogliere e comprendere la condizione psicologica
specifica del minore straniero che può sentirsi , in modo
particolare nelle fasi iniziali di inserimento, estremamente
disorientato.
Sicuramente la famiglia può svolgere un ruolo
fondamentale nel percorso educativo di attenzione al soggetto
straniero, attraverso anche opportune azioni poste in essere
dalle agenzie educative presenti sul territorio.
L’apprendimento della lingua italiana, che ha una
sua indubbia centralità nel processo di integrazione scolastica,
pone alla scuola un ripensamento delle strategie di
insegnamento.
L’italiano come seconda lingua o lingua straniera
pone non poche problematiche che vanno dall’interferenza tra la
lingua madre e l’italiano a problemi di graduazione delle
difficoltà rapportate alla competenza linguistica posseduta.
La scuola comunque deve poter offrire un ventaglio
ampio di occasioni formative adeguate alla specifica domanda
professionale di ciascuno. |
|
12) - Gli studenti e l' associazionismo
Altro elemento da non trascurare è la promozione delle
aggregazioni giovanili. In questo le associazioni studentesche,
in particolare le Consulte provinciali degli studenti, possono
dare un grande contributo di idee, di conoscenza del mondo
giovanile e dei suoi bisogni, di azioni di sensibilizzazione,
destinate anche al mondo degli adulti.
La scuola deve poter essere il punto di riferimento delle
suddette aggregazioni, confrontarsi, dialogare e collaborare,
offrendo risorse, spazi e strumenti per incontri e iniziative.
Un obiettivo prioritario, in questo contesto, deve essere quello
di promuovere la più ampia progettualità, la capacità di
assumere un ruolo propositivo attivo e partecipe, ma anche la
capacità di co-gestire, organizzare, esperire.
Attuare esperienze pilota che vedano il coinvolgimento diretto
dei giovani nei loro diversi luoghi di aggregazione e attraverso
le loro diverse forme espressive Sperimentare nuove strategie di
intervento in ambito scolastico ed extrascolastico, locale,
nazionale ed europeo che prevedano il coinvolgimento delle
istituzioni, delle scuole, delle Consulte Provinciali degli
Studenti e delle Associazioni giovanili per realizzare percorsi
formativi condivisi di educazione alla legalità. bsp;
|
La scuola di oggi non può vivere senza la
partecipazione attiva e propositiva di tutti i soggetti che la
compongono, compresa la componente degli studenti.
L'autonomia, infatti, attribuisce ai diversi soggetti della
comunità educativa un rinnovato ed essenziale protagonismo nei
processi di autogoverno dell'istituzione scolastica, esigendo da
ciascuno il rispetto dei reciproci ruoli con uno spirito di
cooperazione partecipativa tra i docenti, gli studenti, i
dirigenti scolastici e tutto il personale.
In tale contesto, il pieno coinvolgimento dei
discenti nella vita democratica della comunità scolastica è
diventata ora più che mai un'esigenza irrinunciabile per il
corretto funzionamento della scuola dell'autonomia e per una
piena realizzazione del diritto all'apprendimento e al
conseguimento di risultati formativi da parte dei giovani. La
partecipazione studentesca costituisce, quindi, uno dei tasselli
fondamentali di una scuola moderna, capace di combattere e
prevenire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica,
di mettere al centro dei suoi obiettivi la valorizzazione delle
inclinazioni personali di ciascuno studente, di creare le
migliori condizioni per un apprendimento efficace. La
partecipazione studentesca, del resto, si carica anche di
un'insostituibile valenza educativa per la formazione di una
cittadinanza consapevole dei cittadini e dei lavoratori del
domani. L'esercizio della democrazia, infatti, è un
diritto-dovere che va appreso e praticato giorno per giorno fin
dalla più giovane età. La scuola è la palestra ideale di questa
pratica, quando sviluppa nella persona che apprende la
consapevolezza dei propri percorsi formativi e favorisce e
sostiene un processo relazionale finalizzato alla crescita
globale, nella convinzione che le ragazze e i ragazzi,
attraverso l'assunzione di responsabilità partecipative, si
educano al confronto ed imparano le regole fondamentali del
vivere sociale.
La
possibilità offerta allo Studente di entrare in rapporto con il
mondo dell’associazionismo, in particolar modo con quello
educativo, significa opportunità di sperimentare :
·
l’etica della
solidarietà, il provare simpatia per il territorio, per i suoi
bisogni e per la sua storia, per quanti lo abitano, provenendo
anche da luoghi lontani da quello di origine; un approccio che
favorisce la ricerca di un’identità sempre più ampia,
cominciando da quella europea;
·
la gratuità
dei rapporti, perseguendo finalità non speculative; è la
dimensione della corresponsabilità nella vita altrui, con
particolare attenzione all’altro che chiede di essere accettato,
accolto;
·
la capacità
progettuale, esercitata in un contesto educante volto all’azione
ed alla sperimentazione, in modo che il giovane abbia occasione
di interventi diretti a sperimentare che cambiare è possibile.
Superando la saltuarietà delle esperienze lo Studente può così
scoprire che la propria città, il proprio territorio diventa uno
stile quotidiano, luogo di reciproca scoperta e conoscenza. Si
è ad un tempo studente, componente di associazione, figlio,
fratello, amico.
·
la pratica
democratica nella stessa gestione dell’associazione come spazio,
forma concreta di partecipazione reale e progressiva, luogo ove
sperimentare il rispetto di regole condivise. |
|
13) - La cooperazione europea e internazionale
Un contributo all'acquisizione di conoscenze, competenze e
atteggiamenti che aiuteranno i giovani a diventare cittadini e
svolgere un ruolo nella società, può venire dalla cooperazione
europea e internazionale.
Gli studi condotti dal Consiglio di Europa sull'educazione alla
cittadinanza democratica possono rappresentare per i docenti un
valido stimolo per approfondire gli ambiti teorici e conoscere
le numerose esperienze dei diversi Paesi appartenenti all'U.E..
Inoltre, la partecipazione ai programmi europei costituisce una
valida e significativa occasione per definire e realizzare con
scuole di altri Paesi strategie didattiche finalizzate al
confronto e allo scambio fra culture e a favorire tra i giovani
il dialogo interculturale.
Gli spazi che i progetti a dimensione europea dedicano alla
mobilità non possono che arricchire la conoscenza attraverso
l'esperienza diretta e far superare, attraverso il confronto con
altre tradizioni, mentalità e comportamenti, gli stereotipi che
sovente sono alla base di fenomeni di intolleranza, xenofobie e
razzismo.
|
I Documenti internazionali, le Raccomandazioni dell'
UNESCO e le Direttive comunitarie, costituiscono un quadro di
riferimento generale per collocare l'educazione alla
cittadinanza e alla legalità e i valori che vi sono connessi, in
un più ampio contesto pedagogico e culturale.
La Commissione UE ritiene, - nel Libro bianco «Un
nuovo slancio per la gioventù europea» presentato il 21 novembre
2001 - che la partecipazione dei giovani debba essere
incoraggiata, attraverso il rafforzamento delle strutture nelle
quali i giovani possono farsi ascoltare e che l'informazione sia
indispensabile allo sviluppo della cittadinanza attiva.
Il Consiglio d'Europa ha proclamato il 2005 "Anno
europeo della cittadinanza democratica, attraverso
l'educazione", con l' obiettivo di impegnare le istituzioni
scolastiche e formative perché siano luoghi di diffusione della
cultura della legalità, della cittadinanza, della convivenza
civile, della partecipazione.one.
La comunicazione della Commissione europea al
Consiglio e al Parlamento europeo dell'8 settembre 2006
sull'efficienza e l'equità dell'istruzione e della formazione,
fondamentali per la crescita economica, l'occupazione e la
coesione sociale.
La posizione comune del Parlamento europeo e del
Consiglio in vista dell'adozione della Decisione, che
istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma d'azione
“Europa per i cittadini”, finalizzato alla promozione della
cittadinanza attiva e quindi allo sviluppo del senso di
appartenenza ad una società fondata sui principi di libertà,
democrazia e rispetto dei diritti dell'uomo, diversità
culturale, tolleranza e solidarietà, principi dichiarati nella
carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata
il 7 dicembre del 2000.
Studiare le
possibilità e le modalità per parificare gli studi sia quelli
eseguiti all'estero che quelli eseguiti in Italia, per non
perdere anni scolastici, agli studenti. |
|
14) - Le azioni a livello nazionale, regionale e provinciale
Educare alla legalità – che è l' obiettivo prioritario
dell'educazione alla cittadinanza - può assumere molteplici
forme e una pluralità di aspetti che vanno: dall'associazione di
volontariato, al gruppo sportivo d'istituto, alle attività
teatrali, dall' apertura degli spazi della scuola di pomeriggio,
alla scrittura condivisa del Regolamento d'istituto ispirato ai
principi dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti.
Il Ministero della pubblica istruzione, nel favorire
l'evoluzione naturale dall'”educazione” alla legalità verso una
“cultura” della legalità come pratica diffusa della comunità
scolastica in cui la partecipazione studentesca diviene momento
centrale, promuove e sostiene l'operato delle Istituzioni
scolastiche attraverso l'attuazione delle seguenti azioni:
• realizza accordi e intese con i Ministero dell' Interno, della
Giustizia e delle Politiche sociali, con i Dipartimenti delle
Pari opportunità, per realizzare azioni congiunte e coordinate
nelle rispettive materie di competenza, finalizzate a rimuovere
gli ostacoli che favoriscono condizioni di disagio, di negazione
dei diritti, di illegalità.
• istituisce la Giornata Nazionale della Cittadinanza e della
Legalità in una data da individuare, d'intesa con la Conferenza
dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome;
• coordina iniziative di monitoraggio ex ante, in itinere, ex
post e di valutazione delle esperienze scolastiche, comprese
quelle a dimensione europea, per favorire la loro disseminazione
e valorizzazione, in collaborazione con gli Uffici scolastici
regionali e provinciali.
• avvia intese di collaborazione con
Associazioni/Enti/Istituzioni che si occupano di educazione alla
legalità e lotta alla mafia;
• rafforza il ruolo e i compiti del Forum delle Associazioni
degli studenti, delle Consulte provinciali degli studenti, anche
attraverso una più efficace e solida interazione fra tutti gli
organismi di rappresentatività degli studenti esistenti. La
partecipazione degli studenti alla vita della scuola che non si
esprime solo attraverso le forme di rappresentanza previste (dal
livello d'Istituto alla Conferenza Nazionale dei Presidenti
della Consulte), va promossa e valorizzata quale risorsa
essenziale e determinante per avviare processi di democrazia
consapevoli e condivisi. In tale quadro si intende promuovere un
più stretto e proficuo contatto con le organizzazione giovanili
europee e individuare strumenti e strategie rivolti a favorire
l' accesso dei giovani alle opportunità di studio e di scambio,
di mobilità e di collaborazione transnazionale;
• promuove la cultura della partecipazione e della
collaborazione anche attraverso il coinvolgimento
dell'associazionismo di studenti, genitori, operatori sociali,
enti pubblici e privati che operano nell' ambito della
promozione della legalità e della difesa delle vittime dell'
illegalità, dell' ingiustizia e della sopraffazione;
• prevede, in considerazione della complessità dei temi
trattati, la costituzione di gruppi di lavoro a livello
nazionale e a quello regionale (all'interno dei quali dare
spazio alla consulta degli studenti, alle associazioni dei
genitori, ai rappresentanti degli organi collegiali) che
garantiscano azioni concrete quali:
- incontri periodici e dibattiti anche virtuali (es. costruzione
di un “portale orizzontale” che rappresenti il punto di incontro
dei gruppi di lavoro, nazionale e regionali);
- “INTRANET” di servizio (messanger) finalizzato a creare uno
scambio costante ed aggiornato di informazioni tra partner e a
gestire a distanza tutti i momenti di lavoro;
|
Si condividono tutte le iniziative indicate nel
testo a fronte, enucleate dalla Direttiva del 16 ottobre 2006.
Si ritiene di dover aggiungere soltanto che, la
scelta compiuta con l’art.21 della legge 59/97 ( Autonomia
scolastica) e’ stata quella di aver individuato un modello di
governo del sistema scolastico che avesse al centro la scuola
autonoma, un soggetto cioe’ forte per consentire che potesse:
- essere un interlocutore autorevole rispetto agli
altri soggetti istituzionali del territorio (in particolare
regione, provincia e comuni) e al contempo una risorsa “nel” e
“per” il territorio;
– potenziare ed arricchire l’offerta formativa anche
in rapporto alle realtà territoriali, dotandola degli spazi di
autonomia necessari.
In altri termini intorno all’istituzione scolastica
autonoma ci sono la nuova amministrazione centrale della P.I.,
ma ci sono anche Regioni, Province e Comuni.
Il governo integrato tra scuola regioni, province e
comuni si e’ concretamente realizzato a partire dal 1° settembre
2002. Le materie delegate o trasferite possono ricondursi a due
grandi tipologie:gie:
Si tratta quindi di governo territoriale integrato
con forti sinergie e rapporto stretto tra istruzione
/formazione/ territorio, con una opportunità pragmatica che
rafforza la capacità della scuola di interpretare e di
intervenire sulla realtà del mondo contemporaneo e comprenderne
i problemi. mi.
|
|
Gli Uffici
centrali, regionali e provinciali del Ministero, ciascuno
nell'ambito delle proprie competenze, sostengono le istituzioni
scolastiche nelle forme e con le modalità della condivisione e
con gli strumenti che favoriscono il coordinamento.
Normativa
di riferimento
Il complesso
fenomeno migratorio, che negli ultimi anni ha interessato numerosi
Paesi, è stato accompagnato da una ricca legislazione internazionale e
nazionale, finalizzata a realizzare forme di convivenza e di
integrazione. bsp;
Di seguito si
presentano, in modo sintetico, i riferimenti legislativi e i documenti
più importanti che, negli ultimi quindici anni, hanno gradualmente
definito il tema dell'educazione interculturale.
Di fronte
all'emergenza del fenomeno migratorio, l'educazione interculturale è
individuata inizialmente come risposta ai problemi degli alunni
stranieri/immigrati: in particolare, l'apprendimento della lingua
italiana e la valorizzazione della lingua e cultura d'origine (v. C.M.
8/9/1989, n. 301, “Inserimento degli alunni stranieri nella scuola
dell'obbligo. Promozione e coordinamento delle iniziative per
l'esercizio del diritto allo studio”).
In seguito si
afferma il principio del coinvolgimento degli alunni italiani in un
rapporto interattivo con gli alunni stranieri/immigrati, in funzione del
reciproco arricchimento (v. C.M. 22/7/1990, n. 205, “La scuola
dell'obbligo e gli alunni stranieri. L'educazione interculturale”). In
questa Circolare si introduce per la prima volta il concetto di
educazione interculturale.
Si individua
nell'educazione interculturale la forma più alta e globale di
prevenzione e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza (v.
pronuncia del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del
24/3/1993, “Razzismo e antisemitismo oggi: il ruolo della scuola”).
Sempre il
Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella pronuncia del
15/6/1993, “La tutela delle minoranze linguistiche” considera le “nuove
minoranze” di immigrati e le minoranze storiche di cittadini a livello
regionale e locale.
Nel contesto
europeo, la dimensione interculturale dell'insegnamento viene sviluppata
nel trattato di Maastricht e in altri documenti della Comunità Europea e
del Consiglio d'Europa (v. documento “Il dialogo interculturale e la
convivenza democratica”, diffuso con C.M. 2/3/1994, n. 73).
Sempre nella
stessa C.M. 2/3/1994 si segnala l'importanza di progettualità efficaci
in termini di strategie, risorse, insegnamenti disciplinari e
interdisciplinari e di una cultura di rete tra scuole e territorio.
Infine nella
stessa C.M. si descrive la società globale, in quanto società umana
ravvicinata e interagente, come “società multiculturale” e si colloca la
dimensione mondiale dell'insegnamento nel quadro dell'educazione
interculturale. Così è utile richiamare la sottolineatura, contenuta
nella legge sull'immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998, art. 36, sul
valore formativo delle differenze linguistiche e culturali:
“Nell'esercizio dell'autonomia didattica e organizzativa, le istituzioni
scolastiche realizzano, per tutti gli alunni, progetti interculturali di
ampliamento dell'offerta formativa, finalizzati alla valorizzazione
delle differenze linguistico-culturali e alla promozione di iniziative
di accoglienza e di scambio”.
Il Decreto
Legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero”, riunisce e coordina le varie disposizioni attualmente
in vigore in materia, con la stessa Legge n. 40/98, ponendo, anche in
questo caso, particolare attenzione sugli aspetti organizzativi della
scuola, sull'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, sul
mantenimento della lingua e cultura di origine, sulla formazione dei
docenti e sull'integrazione sociale.
Tali principi,
unitamente al diritto all'istruzione, sono garantiti nei confronti dei
minori stranieri indipendentemente dalla loro posizione giuridica, così
come espressamente previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica
del 31 agosto 1999, n. 394 “Regolamento recante norme di attuazione del
testo unico delle disposizioni concernenti le disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
La legge 30 luglio
2002, n.182, cosiddetta Bossi-Fini, non ha modificato le procedure di
iscrizione degli alunni stranieri a scuola.
La C.M. n.
155/2001 è finalizzata al sostegno del personale impegnato nelle scuole
a forte processo immigratorio; la C.M. n. 160/2001 è finalizzata
all'attivazione dei corsi di lingua per cittadini extracomunitari,
adulti e minori.
Riferimenti
normativi:
legge 30.12.1986, n.
943; c.m. 08.09.1989, n. 301; c.m. 26.07.1990, n. 205; pronuncia del del
C.N.P.I. 23.04.1992; pronuncia del C.N.P.I. 24.03.1993; pronuncia del
C.N.P.I. 15.06.1993; c.m. 02.03.1994, n. 73; direttiva 08.02.1996, n.
58; o.m. 29.07.1997, n. 455; d.lgs. 25.07.1998, n. 286; d.P.R.
05.08.1998; legge 06.03.1998, n. 40; d.P.R. 08.03.1999, n. 275; c.c.n.l.
26.05.1999; lettera circolare M.P.I.; 4.08.1999, n. 194; c.c.i.
31.08.1999; direttiva 03.09.1999, n. 210; d.P.C 09.12.1999/5350. |
|