Sostenere le imprese per indurle a ribellarsi

 

La presa di posizione della Confindustria Siciliana ha, sul piano politico e culturale, un significato importante. Innanzitutto rompe con il tradizionale atteggiamento dell'Associazione di categoria isolana, ma anche di altre regioni del Mezzogiorno, con l'unica significativa eccezione dell'ANCE napoletana, di negare i ricatti estorsivi cui sono sottoposte le grandi imprese, sostenendo che il pagamento del cosiddetto “pizzo” riguarda solo le piccole imprese commerciali e artigianali. Da ciò è derivato un atteggiamento omertoso, nessuna denuncia alle forze dell'ordine, un certo fastidio nei confronti delle associazioni antiracket: tutti gesti figli di quella cultura, che portò il Presidente della Confindustria di Palermo a dichiarare come la denuncia pubblica di Libero Grassi non fosse altro che una “tammuriata”. Vedere che, nel corso di questi ultimi anni, numerosi imprenditori e dirigenti della Confindustria siciliana, ma non solo, sono risultati coinvolti pubblicamente in vicende estorsive ed, in alcuni casi, sono stati indagati, rinviati a giudizio e condannati per favoreggiamento, ovvero per concorso esterno all'associazione mafiosa, non deve stupire più di tanto. Tutti noi sappiamo quanto labile sia il confine tra atteggiamenti omertosi, connivenza e collusione. Dirigenti che nella stragrande maggioranza dei casi sono rimasti al loro posto. Sta qui il segno di novità dell'attuale gruppo dirigente della Confindustria siciliana. Novità segnata anche dal fatto che appariva quanto meno paradossale che alla riunione dei vertici sedessero allo stesso tavolo imprenditori collusi e condannati, con altri che erano sottoposti alla minaccia mafiosa e, come nel caso di Andrea Vecchio, vittime di ripetuti attacchi intimidatori.

Oggi ci chiediamo: sarà una presa di posizione di facciata o produrrà comportamenti importanti in seno all'associazione degli industriali? E' chiaro che se prevalesse questo secondo aspetto esso produrrebbe risultati significativi in tutto il mondo imprenditoriale. E' presto per poter trarre delle conclusioni, ma tra qualche mese sarà possibile trarre un primo bilancio. Resta poi il problema concreto di cosa fare, come iniziare una nuova stagione dell'esperienza antiracket, a partire dalla consapevolezza che il “pizzo” si paga per paura, ma anche per convenienza, soprattutto nei settori e nei territori dove il mercato è retto dalle regole della mafia. Non si spiega altrimenti il perché importanti imprese del nord che operano nel nostro mezzogiorno decidano di pagare il “pizzo”, ovvero avvalersi di “servizi” di imprese dichiaratamente mafiose; senza mai denunciare alcunché alle forze dell'ordine e della magistratura.

Se guardiamo alla costruzione della A3 nel tratto calabrese appaiono nei libri paga delle cosche ‘ndranghetiste società quotate in borsa, che hanno le loro sedi nella grandi capitali del nord, i cui dirigenti non possono temere ritorsioni ed hanno ben altri strumenti e relazioni, rispetto al piccolo commerciante del quartiere Brancaccio, per entrare in contatto, anche riservatamente, con le forze dell'ordine, per chiedere condizioni di maggiore sicurezza, per denunciare le richieste estorsive.

Se tutto ciò non avviene, allora occorre pensare a nuove misure di incentivazione alla denuncia. L'espulsione dei collusi dall'Associazione è un fatto di decenza, sarebbe altrettanto utile costituirsi parte civile nei processi che coinvolgono i nostri colleghi (così come, tra l'altro, previsto in un Protocollo firmato nel 2003 al Ministero dell'Interno da tutte le Confederazioni imprenditoriali). Oggi, però, è necessario pensare a misure più stringenti sul piano delle relazioni economiche, iniziando ad escludere dagli appalti e dalle forniture pubbliche tutte quelle imprese che risultassero essere giunte a “patti” con le organizzazioni mafiose, compreso il pagamento del “pizzo”. Al tempo stesso occorre prevedere corsie preferenziali e quote riservate per quelle imprese che si sono sottratte al ricatto mafioso e, per tale motivo, subiscono una doppia penalizzazione sia sul piano della sicurezza personale, sia della aggiudicazione delle commesse. La lotta alla Mafia si vince se si determina un altro paradigma sul piano delle concrete convenienze economiche, rendendo penalizzante l'acquiescenza alla criminalità organizzata.

Nell'immediato SOS Impresa propone: Modificare la legge sugli appalti, prevedendo clausole di esclusione dagli stessi per quelle imprese risultate coinvolte in fatti estorsivi; Istituire un Agenzia di accompagno e sostegno per le imprese che vogliono investire al sud, il cosiddetto “Tutor antiracket”; Agganciare le politiche di incentivazione creditizia, fiscale e previdenziale finalizzate all'impegno ad opporsi al ricatto mafioso; Istituire un albo “pizzo free” per le imprese che vogliono contrattare con la pubblica amministrazione.

Lino Busà

 

Accordo Viminale-Associazioni-Banche contro usura e racket

Più attenzione e sostegno alle vittime del racket e dell'usura, attraverso la concessione di prestiti anche ai protestati, l'istituzione di una figura di riferimento per le vittime all'interno di ogni istituto bancario e la massima disponibilità nei confronti di chi ha denunciato i propri estorsori. Sono i punti principali dell'accordo quadro siglato al Viminale dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal governatore di Bankitalia Mario Draghi e dal vice presidente dell'Abi, Pietro Modiano, il 31 luglio scorso. Un'intesa che rappresenta una svolta nel rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra istituzioni, società civile e sistema bancario taliano. «È un accordo che non conquisterà le prime pagine dei giornali, ma è pur sempre un fatto importante - ha affermato Amato - perché chi è vittima dell'usura si trova spesso sull'orlo, o oltre l'orlo del fallimento, e non riesce ad avere credito da parte del sistema bancario». Obiettivo dell'accordo è rendere più proficuo il rapporto tra banche, associazioni imprenditoriali, confidi, fondazioni ed associazioni antiusura e di incentivare le vittime di racket e usura a denunciare i propri estortori. Le principali novità dell'accordo riguardano l'individuazione, da parte delle banche che hanno aderito, delle figure dei "referenti", che avranno il compito di seguire l'iter istruttorio delle pratiche di fido relative all'utilizzazione dei fondi di prevenzione dell'usura e di interloquire con i confidi, le fondazioni e le associazioni antiracket e antiusura. Due gli altri punti salienti: l'impegno delle banche a non espellere i protestati dal sistema bancario, garantendo un servizio bancario di base, a favore degli stessi, che consenta una serie di operazioni, prive di rischio di credito, ma capaci di reinserire i protestati nel sistema di credito legale. Il secondo riguarda invece la massima attenzione che gli istituti di credito porranno nei confronti di quelle vittime che denunciano l'estorsione o l'usura, e hanno chiesto l'accesso al fondo di solidarietà ai fini della valutazione dei fidi in essere e di eventuali nuove richieste di fido. L'accordo prevede infine l'istituzione di un osservatorio cui spetterà il compito di verificare, ad un anno dalla firma, i risultati conseguiti. L'ambizione è quella di schierare 31 mila presidi territoriali in modo da contribuire a bloccare il fenomeno.«L'intesa raggiunta - ha affermato il Presidente della Banca d'Italia Draghi - rafforza il rapporto tra le associazioni, le fondazioni e le banche, definisce lelinee guida al livello locale e assicura procedure per la necessaria rapidità di accesso ai fondi di solidarietà e di prevenzione». Per quanto riguarda Sos Impresa l'accordo è stato firmato dal Presidente

Lino Busà.

 

Bianca La Rocca

Consensi per il “Dolce e l'Amaro” G randi applausi per “Il Dolce e l'Amaro”di Andrea Porporati, il film in Concorso presentato al Festival di Venezia. Una pellicola toccante, un po' dolce e un po' amara, proprio come il titolo. Un cast tutto italiano formato da grandi interpreti: Luigi Lo Cascio, Angela Finocchiaro, Vincenzo Amato, Fabrizio Gifuni e Renato Carpentieri. Nella vita c'è il dolce e c'è l'amaro; questa è una frase che appartiene alla mitologia della mafia, una considerazione che distingue l'uomo “d'onore”, diverso, “migliore” secondo la morale capovolta di Cosa Nostra, dalla gente comune. L'uomo di rispetto sa che per essere degno di questo nome deve saper godere del dolce: il potere, il rispetto degli altri, la ricchezza. Ma sa che deve affrontare l'amaro, il carcere, la minaccia continua di morte, l'essere pronti ad uccidere o ad essere uccisi. “Durante la mia infanzia non si poteva parlare della Mafia – ha affermato Lo Cascio in conferenza stampa – per me ciò è un evento storico che ha un inizio e, si spera, anche una fine. Palermo è una delle città più belle d'Italia ma purtroppo non si è mai al sicuro, c'è sempre paura d'incontrare la persona sbagliata”. Angela Finocchiaro ha subito indirettamente le conseguenze di questa organizzazione criminale: “A scuola era un argomento molto trattato. Non ho mai avuto una conoscenza diretta con i mafiosi ma mio padre, che era un imprenditore, era sempre costretto a pagarli per proteggerci. Quando smise di farlo gli hanno fatto saltare in aria due automobili”. La pellicola di Porporati è uno straordinario manifesto contro la mafia che viene raccontata in questo film fuori dai consueti cliché di una certa cinematografia di genere. Eccezionaleanche l'interpretazione di Tony Gambino nel padrino di Saro-Lo Cascio, nell'opera di Porporati non mancano imomenti di autentica commedia con la mafia osservata nei suoi riti iniziatici e a tratti surreali. (BiLar)

Sei proposte contro il pizzoP izzo free, tutoraggio,appalti, tasse, Camera diCommercio, informazionecollettiva. Queste le parole chiave al centro delle sei proposte avanzate dall'AssociazioneAntiracket Antiusura Etnea( ASAAE) per rendere più concreta la lotta al racket.

Il 14 settembre scorso, presso la sede della Confesercenti di Catania, si è svolta l'assemblea generale dei soci, alla presenza del presidente Gabriella Guerini (componente del direttivo nazionale SOS Impresa) e della dirigente della Confesercenti Enza Lombardo. “Le modalità e l'oggetto della richiesta estorsiva - ha spiegato Gabriella Guerini - hanno subito cambiamenti notevoli nel corso degli ultimi anni. La molla che fa scattare il pagamento del pizzo non è solo la paura, ma sempre più spesso la convenienza: di frequente alle imprese oggi si impongono fornitori, dipendenti e aree di competenza”. “Dall'analisi dei vari casi che stiamo trattando all'interno della nostra Associazione - continua la signora Guerini - è emerso, con frequenza sempre maggiore e in modo sempre più evidente, la messa in atto di una serie di azioni e d imovimenti miranti ad attuare un piano di acquisizione di settori importanti del mercato, e possiamo ipotizzare l'esistenza di una strategia mafiosa che mira ad appropriarsene. Ormai vi sono interi segmenti del mercato in mano alle cosche (uno per tutti, i trasporti),interi segmenti che rimangono f uori dalle leggi del mercato e della libera concorrenza”.

Sulle intimidazioni di queste ultime settimane inSicilia, l'ipotesi del presidente dell'Associazione Antiracket Antiusura Etnea è che ci si trovi di fronte a “una svolta dell'organizzazionemafiosa che possa preludere ad una nuova stagione stragista. In questo caso tornerebbero nel mirino imprenditori edassociazioni antiracket”. Inoltre, secondo Gabriella Guerini, “nonostante ilmovimento antiracket esista da 17 anni, dobbiamo prendere atto che la maggioranzadei cittadini e dei commercianti non è a conoscenza della nostra esistenza”. Tuttavia, “la presa di posizione di Confindustria è una svolta, oseremmodire, epocale” perché “se questa decisione produrrà un cambiamento all'interno dell'Associazione degli industriali, si produrranno risultati significativi nella lotta al racket”.Di seguito, le sei proposte dell'Associazione: Modificare la legge sugli appalti, prevedendo clausole di esclusione daglistessi per le imprese coinvolte in fatti estorsivi. L'istituzione di una Agenzia di Accompagnamento (Tutor) per le imprese industriali,commerciali, artigianali, agricole, dei servizi, che vogliano investire al Sud, in modo da attirare capitali e creare lavoro. Su questo punto il giorno 12 settembre c.a., il Governo ìha varato un progetto pilota da attuare in via sperimentale in sei località: Lamezia Terme, Gela, Napoli, Messina e Siracusa. Agganciare le politiche di incentivazionecreditizia, fiscale e previdenziale finalizzate all'impegno ad opporsi al ricatto mafioso.Istituire un albo “pizzo free” per le imprese che vogliono contrattare con la Pubblica Amministrazione. ìCreare un organismo all'interno delle Associazioni di categoria con la Camera di Commercio, per il controllo delle cessioni anomale di aziende e per controllare effettivo rispetto delle leggi sulla sicurezza e sull'emersione del lavoro nero; a Catania ciò ha prodotto un aumento del 20% degli occupati (dipendenti regolarizzati). Attuare un'azione di informazione comune e collettiva, tesa a diffondere la cultura della denuncia e la consapevolezzache ciò sarà di sostegno ad altri imprenditori.

Francesca Marchese Il Tutor antiracket

 

I l Presidente di Confin-dustria , Luca Cordero di Montezemolo ha firmato , lo scorso 12 settembre , il progetto ‘ 't u t o r a n t i - r a c k e t ' ' con il ministero dell ' Interno , G i u l i a n o Am a t o . Con questo nuovo accordo , la Confindustria territoriale si impegna a tutelare gli associati che denunceranno episodi d i racket A denunciare le estorsioni saranno le associazioni stesse. Il progetto , che prevede forme di sostegno e assistenza agli imprenditori per favorire investimenti nelle aree del M e z z o g i o r n o d ' I t a l i a , ha l 'obiettivo di agevolare la collaborazione delle imprese con le Forze dell ' Ordine offrendo concrete garanzie attraverso la mediazione di un soggetto Tutor. Il Progetto sarà coordinato dal presidente della Federazione Antiracket Italiana T a n o G r a s s o .

 

Solidarietà

“ Ognuno, da solo, è attaccabile; contro il racket si vince insieme”. Gabriella Guerini , Presidente dell'- Associazione Antiracket Antiusura Etnea, ha espresso a nome di tutta l'ASAAE la solidarietà nei confronti di Andrea Vecchio (Cosedil) vittima di due attentati intimidatori in 48 ore. “La piaga del pizzo - ha proseguito Guerini - si può risolvere soltanto facendo fronte comune insieme alle imprese, visto che si tratta di una questione di coscienza collettiva, non di settore: come ha ribadito il sottosegretario all'Interno Ettore Rosato «la rivolta deve partire dalla base, dai cittadini: se i cittadini non sono solidali, non si avrà mia la vittoria sul racket». Ecco perché, purtroppo, per riuscire a reagire non basta far parte di un'associazione di categoria, ma è necessario aderire ad un movimento antiracket: l'esperienza di chi ha già denunciato, infatti, può essere da esempioper chi non l'ha ancora fatto”. La lotta contro il pizzo e gli strozzini prosegue, invece, con una buona notizia.

Nel corso dell'incontro del 29 agosto scorso in Prefettura è emersa un'importante novità per i cittadini: nei giorni scorsi la Magistratura ha aperto un'istruttoria contro le cosiddette«finanziarie ingannevoli». “Siamo soddisfatti - ha commenta Gabriella Guerini - perché si tratta di un primo passo concreto per tutelarele famiglie e tutti coloro che si trovano in difficoltà economica, possibili

vittime di questo « specchietto per le allodole»: le offerte troppo convenienti, infatti, hanno spesso un risvolto negativo che coinvolge le tasche dei più deboli, peggiorando la situazione ed esponendoli ancora d ipiù all'usura”.

La denuncia contro queste finanziarie era stata fatta lo scorso 7 luglio dal Comitato Nazionale Antiracket; l'iniziativa rientra nell'Accordo Quadro sottoscritto a Roma lo scorso 31 luglio tra il Ministero dell'Interno, la Banca d'Italia, l'Abi (Associazione Bancaria Italiana), l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), le associazioni antiracket e le Confederazioni delle imprese.

Francesca Marchese

da leggere (o rileggere)…

Alcuni sostengono che contro il racket e l'usura non ci sia niente da fare … … altri sostengono Sos

Vincenzo Ceruso, Le sagrestie di Cosa Nostra. Inchiesta su preti e mafiosi, Newton Compton Editore, 2007, pagg. 267, € 9.90

 

Sicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti, sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa Nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del "tenebroso sodalizio" dei mafiosi con preti e religiosi. Un'inchiesta sulla mafia "sub specie ecclesiae": attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate del duomo normanno di Monreale. Cosa Nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso, battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino dì fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell'eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.