Egregio Onorevole Ettore
Rosato,
sono
il portavoce di Libera per la provincia di Vibo Valentia,
collaboratore dell’agi e già corrispondente di numerosi
quotidiani ad incominciare dal glorioso “Paese Sera” e che
contro la lotta
alle mafie, ne ho fatto una ragione di vita, così come
contro tutte le altre forme di criminalità organizzata e
spicciola. Ho avuto
modo di ascoltarla, scrivendolo anche,
quando è
venuto a Vibo Valentia per l’inagurazione
della “Nuova ottica Ruello”, un
testimone di giustizia
che è stato costretto ad alzare la voce con
una forte denuncia
a mezzo stampa.
Uno
strumento
purtroppo a cui purtroppo sono costrette
a ricorrere alcune
vittime del racket,
forse quelle piovere tra le vere.
Perché
per le vie normali, non c’è niente da fare.
Vengono
trattate a pesce in faccia da colore che invece sono
preposti a valutare e poi a decidere se esistono i
presupposti per l’indennizzo previsto dalla legge 44. Sul
palco di Piazza municipio, accanto a lei c’era
anche il
commissario straordinario Lauro, eravamo nel mese di maggio,
lei ha promesso che dal Primo giugno presso ogni prefettura
sarebbe stata creata un pool di esperti per assistere le
vittime dall’inizio alla fine.
Lodevole la sua iniziativa, l’abbiamo riportata come
la notizia del giorno. Ma a quanto mi
risulta non c’è nulla di nuovo sotto il
sole. Ritengo però
che se ha
sentito il bisogno di avanzare
tale proposta, avrà
capito che qualcosa non funziona. E senza andare per le
lunghe,
mi permetto di esporre l’ultimo caso di cui,
fra l’altro, si è interessata la stessa Libera e la stampa,
ma pare che non sempre
riesce
a lambire
il suo
tavolo , o quello
degli uomini di
“buona volontà”. Ed allora mi permetto di esporle un
episodio emblematico salito alla
ribalta della cronaca pochi giorni addietro e che Libera sta
difendendo. Nel
comune
di Ricadi, comprensorio di Capo Vaticano,
sulla costa vibonese, dominio
incontrastato della cosca Mancuso,
a cui tutti pagano il pizzo,
il titolare di un marcket,
Stagno Antonio Lino, non lo pagava né lo paga. Negli
ultimi cinque anni,
ha subito quattro intimidazioni, tutte denunciate e nel
marzo 2006, un grosso
attentato incendiario. Inizio delle pratiche per
accedere al fondo, richieste di perizie giurate. Ci sono
voluti soltanto otto mesi a che a procura della Repubblica
archiviasse l’attentato come
doloso e ad opera d’ignoti. Dopo oltre un anno, circa due
mesi fa, il Commissario straordinario, firmato Lauro, ha
respinto la richiesta di accesso
al fondo con la motivazione che il caso non rientra tra
quelli previsti
dalla legge 44, senza specificare il motivo e avvertendolo
che aveva soltanto il diritto di ricorrere al
Tar. La prefettura di Vibo
Valentia a cui il legale di Libera si è rivolto per avere
copia degli, ha il rifiuto, adducendo che a
disporlo è la legge, nemmeno si trattasse di un segreto di
Stato come quello invocato da Pollari.
Parliamo adesso
della vittima. Antonio Lino Stagno, così si chiama, persona
cristallina e retta nella più piena accezione
dei termine. Nel
suo
esercizio commerciale circolava prima e dopo la scritta “un
intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”
Lo dico per conoscenza diretta in quanto direttore
responsabile della rivista “Terra nostra” su cui scrivevo
queste cose e che veniva venduta nel suon esercizio.
Non è andato a
pagare il pizzo né di fronte alla prima né di fronte alle
altre in intimidazioni
come
vorrebbe la mafia. E’ andato invece dai carabinieri a cui ha
esposto una tutte quelle
circostanze
di carattere storico, geografico ambientale che sono
sotto gli occhi di tutti, specie delle forze dell’ordine che
alla finte ci sono
arrivati. Nessun nome avrebbe potuto fare perché come si sa
e come va affermando il capo della squadra mobile di Vibo
Valentia che ha decimato quelle cosche, “la mafia non
chiede, sei tu che devi sapere” E’ questa la
nuova strategia. E’ a tutti notorio inoltre,
lo ha
dichiarato anche in una lettera
al prefetto Stagno, che esiste la mafia della frutta,
la mafia del pane, la mafia delle acque minerali, prodotti
che vengono imposti agli imprenditori, l’altro ieri è stato
sequestrato un deposito di frutta all’ingrosso appartenente
ad un boss. Ne esiste uno anche a
qualche centinaio di metri di quello di Stagno.
Ma Stagno non ne ha mai voluto
che sapere. Era difficile andare a domandare ai carabinieri
del luogo se è vero o non è vero
e se è vero che Stagno va ai mercati generali? Una circolare
esplicativa del suo ministero, parla di “estorsioni
ambientali”, un concetto molto lato, ma che sembra non
valere per Stagno, anche se il suo caso non si presta ad
equivoci di nessuna natura, perché già
da per se stesso chiaro e lampante senza bisogno di
aggiungere altri aggettivi. Ed allora onorevole Rosato
perché crocifiggere due volte le vittima
del racket, una prima per mano della ’ndrangheta, una
seconda per mano di quegli uomini che dovrebbero aiutarli.
Perché se si dovesse continuare
su questa strada, come ha detto don Peppino Fiorillo, il
nostro coordinatore di Libera, intervendo a proposito del
caso Stagno, ci va di mezzo la nostra credibilità, la nostra
funzione. E a proposito di vittime del racket, alla nostra
associazione interesserebbe sapere quante denunce sono state
presentate negli ultimi due anni, quante ne sono state
accolte
e quante respinte col non rientra e qual è
la tendenza. Saluti Michele Garrì