PER
UNA SANA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE
di Valerio Onida
Quello
che è dato sapere Un progetto, quest'ultimo, che e' riuscito
a raccogliere critiche e dissensi larghissimi, se non quasi unanimi,
fra gli specialisti, anche se talora con motivazioni in parte diverse
e contraddittorie, ma ha continuato e apparentemente continua e godere
sostegno politico sull'onda della ampia maggioranza parlamentare di
cui il gode il Governo: e del quale quindi solo le accresciute difficolta'
della situazione economica e politica e i dissensi manifestatisi nella
maggioranza - o in alternativa l'esito auspicabile di un voto referendario,
che non potrebbe non essere richiesto - sembrano oggi in grado di
scongiurare la definitiva approvazione e l'entrata in vigore.
Siamo cosi' alle conseguenze piu' recenti e tuttora attuali di una
discussione sulle riforme costituzionali che, come si sa, viene da
lontano, almeno dagli anni Ottanta.
L'esperienza di questi anni, se da un lato sembra aver registrato
un certo"raffreddamento" del tema nell'opinione pubblica
e forse qualche ripensamento da parte di taluno dei protagonisti,
dall'altro lato non solo non ha offerto risultati persuasivi quanto
agli esiti legislativi, soprattutto quelli annunciati o preconizzati,
ma ha contribuito, per qualche verso, ad oscurare ulteriormente l'orizzonte:
cosi' che l'allarme lanciato dieci anni fa deve, credo, essere oggi
ripreso e ripetuto.
Il "nuovismo confuso e contraddittorio" in campo costituzionale,
che
Dossetti denunciava a Bari e a Napoli nel maggio 1995, ma di cui molti
gruppi politici, e non solo all'interno dell'attuale maggioranza,
non sembrano essersi ancora liberati, e' andato producendo il cattivo
risultato di un indebolimento dell'idea stessa di Costituzione. Non
so quanto le piu' giovani generazioni, assistendo ai dibattiti e agli
scontri di questi anni, possano aver conservato una chiara visione
di cos'e' l'oggetto della cui sorte si discute, se non, forse, in
virtu' dei richiami che periodicamente e meritoriamente provengono
dalla piu' alta istituzione della Repubblica.
A questo pericoloso risultato ha certamente contribuito il fatto che,
nel cambiamento radicale subito dal nostro sistema politico nell'ultimo
decennio, sono andate, se non scomparendo, certo affievolendosi proprio
quelle culture politiche che avevano, nell'epoca precedente, maggiormente
concorso a sorreggere e radicare il senso e la funzione storica della
Costituzione del 1947. Restaurare e rafforzare un'adeguata cultura
politico-costituzionale e' forse oggi il compito piu' urgente, partendo
dalle idee fondamentali.
La Costituzione non e' una legge qualsiasi, chiamata a dare risposte
contingenti e problemi contingenti, e che quindi possa essere pensata
e manipolata con lo sguardo limitato all'oggi. Il suo ruolo, al contrario,
e' di fissare e garantire cio' che e' destinato a restare stabile,
proprio per consentire che cambiamenti, evoluzioni, alternarsi di
indirizzi avvengano salvaguardando i valori di fondo della vita collettiva.
Ecco perche' non ha senso la polemica sulla Costituzione "vecchia",
e non ha senso l'accusa di "conservatorismo" mossa a chi
si preoccupa di salvaguardare quei valori e si oppone alla faciloneria
di un "riformismo" costituzionale senza radici profonde.
Ancora, la Costituzione non e' un prodotto politico contingente, che
possa ricondursi al prevalere occasionale di una forza o di uno schieramento,
ed essere trattata come un normale oggetto di programmi elettorali
o governativi, su cui la maggioranza del momento decide in nome della
forza parlamentare di cui dispone, o come oggetto di negoziato in
vista di obiettivi politici contingenti. Essa rappresenta piuttosto
il quadro di riferimento valido per tutti, che precede e condiziona
la dialettica fra maggioranze e minoranze, assicurando la salvaguardia
degli interessi ad esse comuni e dei limiti conseguenti. Fare della
Costituzione un prodotto di maggioranza o disponibile da parte della
maggioranza sarebbe tradire l'idea stessa di Costituzione.
L'obiezione, che ogni tanto riaffiora, fondata sulla invocazione della
sovranita' popolare, e che riecheggia l'antico mito giacobino secondo
cui una generazione non puo' pretendere di vincolare le generazioni
successive al rispetto della "propria" Costituzione, fa
parte dell'obnubilamento della cultura costituzionale di cui s'e'
detto. Dimentica che la concezione"costituzionale" della
democrazia si fonda non sul riconoscimento al popolo della stessa
sovranita' illimitata che era propria del Sovrano nell'antico regime,
ma sull'attribuzione di poteri che si esercitano "nelle forme
e nei limiti della Costituzione", di una Costituzione che, proprio
per la sua funzione storica, "non conosce sovrano" (come
scriveva il giudice Coke della Magna Charta).
La Costituzione italiana del 1947 ha avuto ed ha questa funzione.
Occorre liberarsi definitivamente della visione distorta e antistorica
che vede in essa il prodotto "autarchico" di un sistema
politico ormai superato.
Essa - per riprendere le parole di Dossetti - non e' "un fiore
pungente nato quasi per caso da un arido terreno di sbandamenti postbellici
e da risentimenti faziosi volti al passato", ma e' nata dal "crogiolo
ardente e universale" degli eventi epocali della seconda guerra
mondiale, "piu' che dalle stesse vicende italiane del fascismo
e del postfascismo: piu' che del confronto-scontro di tre ideologie
datate, essa porta l'impronta di uno spirito universale e in certo
modo transtemporale".
E' lo spirito del costituzionalismo: quello che soffia nelle Costituzioni
nazionali e nelle esperienze ancor giovani ma destinate a crescere
di quel"costituzionalismo mondiale" che la nostra Carta
evoca, con sguardo antiveggente, attraverso la "finestra"
(cosi' la defini' Calamandrei) dell'articolo 11.
Ecco perche' penso che sia oggi essenziale rivendicare l'idea di Costituzione
e il valore attuale della Costituzione vigente, e perche' ne discende
una valutazione fortemente negativa del progetto di revisione in discussione.
Solo dopo, in un diverso clima e su diverse premesse di metodo e di
contenuto, sara' possibile affrontare costruttivamente l'ipotesi di
revisioni "mirate" del testo costituzionale su singoli argomenti.
Il tentativo di riforma portato avanti all' Ex governo di centro destra
e fallito son il Referendum, al di la' di macroscopici difetti di
contenuto, appriva segnato dall'equivoco culturale che ha caratterizzato
gran parte del dibattito di questi anni. Se l'elaborazione dell'ultima
commissione bicamerale (la commissione D'Alema) si e' collocata forse
al culmine dell'ondata di"nuovismo" costituzionale che ha
attraversato molte delle forze politiche dei due schieramenti, con
la pretesa di riscrivere l'intera seconda parte della Costituzione,
il progetto attuale compie ulteriori passi in avanti nella direzione
sbagliata.
Il costituzionalismo non si regge su concezioni formali della Costituzione,
ma presuppone dei contenuti precisi: la dignita' suprema della persona;
il riconoscimento e la garanzia effettiva dei diritti, civili, politici
e sociali; l'eguaglianza delle persone in dignita' e diritti; il riconoscimento
delle autonomie sociali; l'affermazione dei doveri di solidarieta',
e dunque di un ruolo dello Stato e della politica che non puo' essere
di pura amministrazione degli egoismi, neanche di quelli collettivi
e di massa; il superamento dell'idea di una sovranita' illimitata
dello Stato, sia all'interno che all'esterno, con la ricerca di un
ordine internazionale di collaborazione, di pace, di giustizia e di
rispetto universale dei diritti umani.
La Costituzione del 1947, che ha condotto l'Italia nella famiglia
delle nazioni democratiche, esprime e traduce in modo mirabile questi
contenuti.
Di fronte a talune derive ideologiche e pratiche che si manifestano,
e' lecito il timore che all'indebolimento della coscienza costituzionale
si accompagni, magari in modo insensibile, un indebolimento delle
radici di queste convinzioni nella societa'.
Qualche esempio?
Fa parte della Costituzione il dovere di tutti di "concorrere
alle spese pubbliche in ragione della loro capacita' contributiva",
nell'ambito di un sistema tributario "informato a criteri di
progressivita'" (art. 53). Quando si vede diffondersi l'idea
che il prelievo fiscale non sia lo strumento necessario per provvedere
alle necessita' collettive e realizzare un minimo di giustizia distributiva,
da disciplinare con equita' e rigore, concentrando le energie collettive
nello sforzo di combattere parassitismi e sprechi di denaro pubblico,
ma sia un noioso inconveniente da ridurre comunque al minimo perche'
sottrae risorse che ogni individuo dovrebbe poter utilizzare per se';
quando dunque l'ideologia del "meno tasse" sembra dominare
tutte o quasi tutte le forze politiche, e si vagheggia addirittura
di copiare modelli di flat tax, cioe' di tassazione minima per tutti,
dai super-ricchi ai meno benestanti, non si sta forse andando oltre
ogni legittima discussione di politica economica, sociale e tributaria,
per allontanarsi dall'idea costituzionale del dovere di solidarieta'
fiscale?
Ancora: gli articoli 7, 8 e 19 della Costituzione fondano, secondo
la lettura datane dalla Corte costituzionale gia' negli anni '80,
il principio supremo di laicita' dello Stato, intesa non come indifferenza
nei confronti del fenomeno religioso, ma come neutralita' dello Stato
rispetto alle scelte religiose dei singoli e distinzione degli ambiti
fra Stato e confessioni religiose. Quando oggi vediamo talvolta affiorare
o riaffiorare tendenze a confondere o identificare lo Stato o la nazionalita'
con la religione o a strumentalizzare l'appartenenza religiosa a fini
di affermazione di una identita' civile, non si tratta ancora una
volta di una forma di allontanamento dal terreno costituzionale?
Terzo esempio: quando rispetto ai nuovi problemi che si pongono nella
comunita' internazionale assistiamo all'affievolirsi dell'idea europea
e al manifestarsi di nuove forme di chiusura nazionalistica e di sfiducia
negli strumenti, pur imperfetti, dell'ordine giuridico internazionale,
ancora una volta vi e' ragione di temere arretramenti rispetto agli
ideali universalistici del costituzionalismo espressi nell'articolo
11 della nostra Carta.
E dove sono finite la passione e la progettualita' politica per combattere
le piu' clamorose disuguaglianze a livello mondiale, mentre si riduce
a infime quote la percentuale di ricchezza nazionale dedicata agli
aiuti ai paesi piu' poveri, e magari ci preoccupiamo perche' in Italia
(notizia di ieri) il numero degli individui il cui patrimonio supera
un milione di dollari e' aumentato, in un anno, "solo" del
3,7 per cento?
Puo' apparire paradossale il fatto che proprio in un tempo in cui
sono venute meno le grandi contrapposizioni ideologiche e programmatiche
dell'epoca costituente e del mondo diviso in blocchi, le quali pure
non impedirono allora di trovare il terreno comune della Costituzione,
e quando anche forze minoritarie rimaste estranee ed ostili al processo
costituente hanno compiuto il percorso che le ha condotte ad accettare
il quadro costituzionale, sembrano manifestarsi nella societa' nuove
spinte ideologiche che rischiano di contraddire i valori di fondo
del costituzionalismo.
Certo, il mondo e' cambiato, e nuove formidabili sfide fronteggiano
gli uomini di oggi e le loro politiche, anche su terreni che potevano
sembrare storicamente esauriti, come quando si assiste nuovamente
all'utilizzo o alla strumentalizzazione della religione per promuovere
esasperate spinte nazionalistiche, aggressioni terroristiche o "scontri
di civilta'". Tanto piu' essenziale, allora, e' conservare e
sviluppare quei valori e costruire su di essi.
In Italia le generazioni che hanno fatto la Costituzione e che hanno
vissuto gli eventi epocali da cui essa e' nata sono scomparse o stanno
per scomparire dalla scena. Vi e' da domandarsi perche' e come sia
potuto o possa accadere che il patrimonio prezioso dei valori costituzionali
rischi di non essere trasmesso, o di essere dilapidato o snaturato;
e su questo le culture politiche e le forze politiche organizzate
dovrebbero interrogarsi.
Il "patriottismo costituzionale" di cui parlava Dossetti
vive e si consolida se le idee-forza della Costituzione sono radicate
nello spirito collettivo e nella cultura diffusa del paese. Difendere
la Costituzione vuol dire prima di tutto e soprattutto lavorare per
questo.
----- Valerioio Onida, illustre
giurista, e' presidente emerito della Corte
> costituzionale.
> Giuseppe Dossetti, una delle figure piu' vive della cultura della
pace e
> della dignita' umana, e' nato a Genova nel 1913 ed e' scomparso
nel 1996.
> Giurista e canonista, dirigente della lotta partigiana, deputato
alla
> Costituente e alla Camera, vicesegretario della DC, lascia la
politica nel
> 1952. Si dedica alla ricerca storico-teologica e da' vita ad
una comunita'
> monastica. Ordinato sacerdote nel 1959, stretto collaboratore
del cardinal
> Lercaro al Concilio Vaticano II. Nel 1994 e' stato il promotore
dei Comitati
> per la difesa della Costituzione.
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