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SICUREZZA
Secondo la comune accezione, la sicurezza è una condizione garantita contro eventuali rischi o pericoli, non solo di carattere fisico, ma anche morale, psicologico, ecc.. E’ oggettivamente impossibile pervenire alla eliminazione dei rischi o dei pericoli, atteso che le relative variabili sono infinite e imponderabili. Per questo motivo si parla di “riduzione” dei rischi o dei pericoli e di rischi o pericoli residui. La differenza tra sicurezza totale e sicurezza possibile si definisce sicurezza accettabile. La scienza della sicurezza studia i rischi o i pericoli nelle loro varie forme (dirette e indirette) e ne valuta la possibile riduzione. La scienza della sicurezza ha carattere multidisciplinare e comprende varie aree tematiche e diverse sottodiscipline. Per sicurezza in senso generale si intende una situazione che assista, accompagni, garantisca la persona durante il corso della sua vita e in tutti i luoghi in cui svolga la propria attività. In ambito pubblico, sicurezza è quell’insieme di misure, condizioni e circostanze oggettive volte ad assicurare ai singoli e alla collettività il tranquillo e regolare svolgimento dei propri compiti, il rispetto dei principi e dei valori di convivenza democratica, l’osservanza di norme e di regole di comportamento. La sicurezza si realizza attraverso azioni preventive, repressive o di entrambi i tipi. La scuola, in relazione alla sua missione e ai suoi compiti istituzionali, si occupa della sicurezza sotto l’aspetto della prevenzione, vale a dire della sicurezza che si ottiene attraverso interventi formativi, informativi e di sensibilizzazione. In tale ottica si deve parlare di cultura della sicurezza, di educazione e formazione alla sicurezza, come sintesi e compendio dei valori della libertà, della convivenza democratica, della tolleranza, della solidarietà, del senso di responsabilità e di appartenenza, del rispetto della propria e dell’altrui persona, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La scuola, sede primaria di formazione e di crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni, ha il delicato compito di predisporre un’offerta formativa che non si limiti al semplice trasferimento di conoscenze e nozioni, ma consenta l’acquisizione anche di competenze e capacità, educhi al senso civico, alla cittadinanza attiva e partecipata, al rispetto delle regole, all’impegno consapevole e responsabile in funzione della crescita civile, sociale, politica ed economica del Paese. Tale offerta formativa va calibrata e gestita attraverso appropriati percorsi e interventi di carattere didattico-pedagogico e necessita della collaborazione e degli apporti di quanti, a vario titolo, sono interessati e coinvolti nell’educazione e formazione delle giovani generazioni. La cultura della sicurezza in ambito scolastico si acquisisce in maniera graduale, attraverso una equilibrata interazione e integrazione tra apprendimenti formali, informali e non formali, d’intesa e con il contributo degli altri soggetti, istituzionali e non, a vario titolo competenti, senza costrizioni e imposizioni e con un’accorta e mirata opera di formazione, di coinvolgimento, di partecipazione e di condivisione. Gli alunni, infatti, non sono l’oggetto da trattare, i passivi destinatari di nozioni calate dall’alto, ma persone da porre al centro dell’impegno educativo e formativo, fatte di sentimenti, emozioni, idee, convinzioni, motivazioni, bisogni, aspettative, ecc.. In sostanza, la scuola deve attrarre, farsi accettare, raggiungere la personalità e l’identità di ciascun alunno, creare le condizioni per educare al raziocinio, alla verità, all’analisi e alle scelte logiche e responsabili, alla rettitudine, alla solidarietà e, conclusivamente, alla sicurezza. In altri termini, la scuola deve saper offrire ai giovani opportunità e mezzi adeguati perché possano pensare, agire, costruire e realizzare i propri progetti di vita in contesti di legalità e di regole certe e di sicurezza. Ai fini suddetti è importante che gli alunni vengano iniziati allo studio e alla conoscenza della nostra Costituzione, del nostro ordinamento repubblicano e dei principi fondamentali ai quali lo stesso si ispira, dell’impianto del nostro sistema democratico e delle regole che ne disciplinano la vita e l’organizzazione, dei diritti e dei doveri dei cittadini. La cultura della cittadinanza democratica, della legalità e della sicurezza non può prescindere dallo studio e dalla conoscenza della nostra civiltà e delle nostre tradizioni, nonché dai principi politici, culturali e pedagogici individuati dalle direttive comunitarie, dai documenti internazionali e dalle raccomandazioni dell’Unesco. Proprio all’insegna dei principi sopra richiamati, il Consiglio d’Europa ha proclamato il 2005 “Anno europeo della cittadinanza democratica attraverso l’educazione”, con l’obiettivo di sensibilizzare e impegnare le istituzioni scolastiche e formative a divenire sedi di diffusione della cultura della legalità, della cittadinanza, della convivenza civile, della partecipazione. Anche l’O.C.S.E. ha invitato i Paesi membri a praticare una cultura della sicurezza, soprattutto con riferimento ai sistemi informatici attraverso i quali, come è noto, si realizzano e si sviluppano in massima parte i processi di globalizzazione dell’economia. In sostanza l’O.C.S.E. ha segnalato la necessità da parte dei Governi, delle imprese, delle istituzioni, dei singoli utenti e di quanti sviluppano, possiedono, forniscono, gestiscono, procedono alla manutenzione e utilizzano i sistemi e le reti di informazione, di dedicare maggiore attenzione alla sicurezza. In tale ampio e articolato scenario, la sicurezza assume una notevole rilevanza sociale e costituisce garanzia di osservanza e rispetto sostanziale delle regole del vivere civile e, nell’ambito del sistema scolastico, si connota come strumento di prevenzione e di contrasto di note patologie quali l’illegalità, la violenza, la criminalità nelle varie forme, la sopraffazione, le discriminazioni, ecc.. La sicurezza, come corollario della legalità, si basa sulla conoscenza, sul sapere, sulla cultura e va concepita e vissuta come realizzazione piena e cosciente della persona, fiducia nelle istituzioni, contributo all’attuazione dell’interesse generale, capacità di scelte responsabili, espressione di libertà. In coerenza con tale visione, la scuola deve istruire ed educare alla tolleranza, lealtà, trasparenza di comportamenti, consapevolezza che la propria libertà termina dove inizia quella degli altri, capacità di interlocuzione, di ascolto, di confronto. Su tali presupposti si costruisce la comune casa della legalità, dotandola delle necessarie garanzie di sicurezza e di vivibilità.
SCUOLA, FAMIGLIA, ASSOCIAZIONI STUDENTESCHE
L’educazione alla sicurezza deve costituire un aspetto importante della cultura e della formazione dei giovani, far parte dei loro comportamenti e stili di vita, divenire elemento costitutivo della personalità e dell’identità di ciascuno, riferimento e sostegno dell’attività quotidiana. Ogni scuola, nella propria autonomia, deve creare le condizioni idonee a promuovere ed alimentare la cultura della sicurezza, educando alla pratica dei conseguenti comportamenti, sia nell’ambito della comunità scolastica che nel più ampio contesto sociale. In effetti gli alunni debbono poter acquisire una formazione matura e responsabile, basata sulla conoscenza delle regole di convivenza civile e democratica, sulla partecipazione attiva e responsabile alle scelte e alle decisioni, sulla condivisione dei percorsi e delle relative difficoltà, sulla padronanza dei mezzi di cui avvalersi per essere e sentirsi autenticamente liberi, nel rispetto dei canoni della legalità: ciò significa, in sostanza, saper riflettere, discutere, valutarsi e valutare, confrontarsi, aprirsi al dialogo, alla comprensione e alla tolleranza. Il compito della scuola è certamente difficile e complesso, soprattutto per le diffuse carenze e precarietà di carattere culturale, valoriale e socio-economico in cui versano non poche aree del nostro Paese. In effetti la scuola, con le risorse di cui dispone, non sempre riesce da sola a raggiungere l’obiettivo di una consapevole e diffusa cultura della legalità e della sicurezza e a svolgere un’azione di prevenzione veramente efficace e duratura. Ne costituiscono prova l’evasione dall’obbligo scolastico, gli abbandoni precoci, le difficoltà di apprendimento, il disinteresse verso lo studio, la ricusazione delle regole, la sfiducia nelle istituzioni. La scuola, in stretto collegamento e in collaborazione con le famiglie, deve perciò aprirsi al mondo esterno, interagire con la più ampia comunità sociale, confrontarsi con gli altri soggetti, istituzionali e non, con le forze sociali e le espressioni culturali e rappresentative del territorio e predisporre una offerta culturale basata su un sistema di valori, sulla difesa dei diritti, sull’affermazione del principio di responsabilità, sulla consapevolezza del primato della legalità e della funzione dello Stato di diritto. Occorre, pertanto, che le istituzioni scolastiche vengano sostenute nel loro sforzo dai convinti e qualificati apporti di quanti, a vario titolo, sono coinvolti e interessati alla educazione e alla crescita umana, civile e culturale dei giovani. Nel delicato e complesso compito di educazione e formazione ai valori della convivenza democratica, della legalità e, per la parte che qui rileva, della sicurezza, il ruolo delle famiglie si rivela fondamentale. Scuola e famiglia debbono, pertanto, operare in maniera sinergica e complementare, nell’ambito e per la realizzazione di iniziative e progetti comuni e condivisi. Infatti il partenariato scuola-famiglia e il rafforzamento del patto di collaborazione tra le due istituzioni rappresentano il modo più valido ed efficace per formare cittadini e personalità forti e libere e per costruire coscienze animate e sorrette da avvertito senso civico, rispettose delle norme e garanti della sicurezza. Bisogna, perciò, dare ampio spazio all’azione di supporto dei genitori, chiamandoli a partecipare, coinvolgendoli nelle varie iniziative e attività della scuola, rendendoli edotti non solo dell’andamento scolastico dei propri figli ma dell’intero progetto educativo e formativo dell’istituzione scolastica. In coerenza con tale esigenza, i genitori debbono poter partecipare ad incontri, confronti, interlocuzioni, iniziative riguardanti la vita e la missione della scuola. Inoltre debbono rendersi parte attiva nel corrispondere alle varie esigenze della scuola stessa, mettendo a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze e di esperienze. In relazione alle suaccennate finalità, la scuola deve porre in essere interventi di sensibilizzazione e formazione volti a favorire, tra i genitori, approfondimenti e valutazioni sulle problematiche, sui bisogni e sulle attese della condizione giovanile, sui temi della convivenza democratica, della legalità, del rispetto delle regole volte a garantire la sicurezza e la pace sociale. Va inoltre promosso e costruito uno stretto raccordo tra la scuola e le componenti studentesche (in particolare le consulte degli studenti) in considerazione dell’importante contributo di idee, di conoscenze, di motivazioni, di apporti che le diverse forme di aggregazione, di promozione e partecipazione giovanile possono offrire a sostegno della sicurezza. Il protagonismo dei giovani, per la straordinaria importanza che assume in generale nei processi di conservazione e di avanzamento degli ordini civili e di tutela della cittadinanza democratica, della legalità e della libertà e in particolare della promozione della cultura della sicurezza, va sostenuto ed incentivato nella maniera più piena e consapevole, con tutti i mezzi e le opportunità disponibili, creando proficue occasioni di incontro, di aggregazione, di partecipazione, di confronto, di socializzazione. Indubbiamente è questo il modo più efficace per favorire la formazione dei giovani, sviluppare la loro personalità, soddisfare la loro esigenza di comunicare ed instaurare relazioni significative, costruire il loro senso di identità e di appartenenza, quali premesse e condizioni per il rispetto di se stessi e degli altri, per l’osservanza delle norme, l’assunzione di responsabilità nei confronti della collettività e, in definitiva, per la tutela della sicurezza. Per raggiungere tali obiettivi la scuola, le famiglie e le componenti studentesche debbono impegnarsi in uno sforzo massimo di collaborazione, che riconosca centralità al ruolo della scuola e dell’istruzione e sia finalizzato alla realizzazione di un’offerta formativa fortemente improntata ai valori della cittadinanza democratica, della legalità, della sicurezza.
CONTRIBUTO DELLE FORZE DELL’ORDINE
La sicurezza del cittadino e la tutela della sua incolumità e delle libertà individuali garantite dalla Costituzione sono tra le finalità istituzionali delle Forze dell’ordine, vale a dire di quei corpi dello Stato che garantiscono il rispetto della legalità e l’osservanza delle norme di sicurezza. Il contributo che le Forze dell’ordine possono dare alle istituzioni scolastiche ai fini di un’adeguata educazione e formazione degli alunni alla cultura della sicurezza si rivela di fondamentale importanza. - La Polizia di Stato da diversi anni ha dato attuazione al concetto di Polizia di prossimità, basato sull’operato di una Polizia presente sul territorio che si concretizza in un rapporto vivo e partecipe del poliziotto con la popolazione locale e, in particolare, con le giovani generazioni. Oltre al più immediato scopo educativo, le iniziative della Polizia di prossimità si concretizzano nelle attività di prevenzione che la Polizia di Stato è istituzionalmente deputata a realizzare, con l’importante obiettivo di sensibilizzare sin dall’infanzia al tema della vicinanza alle istituzioni. Sono stati così avviati numerosi progetti nazionali e locali, in collaborazione con altre istituzioni, che hanno coinvolto, e tuttora, gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado. I progetti presentano una comune modalità organizzativa e attengono a tematiche differenti, a seconda dei concorsi e dei momenti di incontro/spettacolo cui sono stati abbinati. Di tali progetti meritano menzione soprattutto:“Il poliziotto, un amico in più”, “Un pallone per amico” e “Icaro”. Il Progetto “Il poliziotto, un amico in più” intende favorire lo sviluppo e la diffusione di una cultura della legalità, del rispetto delle regole e di quei principi di tolleranza, su cui si fonda una società civile, considerati indispensabili per garantire il bene prezioso della sicurezza e della pacifica convivenza. Parte integrante del Progetto è lo svolgimento di un concorso in alcune città e province italiane di volta in volta prescelte, rivolto ai ragazzi che frequentano le scuole dell’infanzia, le scuole primarie e le scuole secondarie di I e II grado. Il concorso, inserito in un percorso educativo e formativo, vede coinvolti insegnanti e famiglie, anche tramite le loro associazioni locali, su tematiche che, nel corso di sette edizioni del progetto, hanno affrontato le problematiche del bullismo, della sicurezza nel quartiere, dell’integrazione razziale, del rispetto delle regole di convivenza civile e di autonomia delle scelte. Il progetto “Un pallone per amico” è basato su manifestazioni sportive e su momenti di riflessione e dibattito sulle problematiche della violenza nelle manifestazioni sportive. Il progetto ha trovato adesioni sempre più ampie da parte delle Amministrazioni locali che, col crescere del fenomeno della violenza, soprattutto nelle manifestazioni calcistiche, si sono rese disponibili a collaborare nell’affermazione di quei principi di coesione, di solidarietà, di lealtà che debbono caratterizzare il mondo dello sport quale momento di sana crescita individuale e sociale. Il progetto “Icaro” consiste in una campagna di sicurezza stradale rivolta agli studenti per dimostrare loro che si può vivere la strada in sicurezza, con il semplice rispetto delle regole fondamentali che preservano da possibili pericoli. L’informazione e l’educazione stradale rappresentano, infatti, gli strumenti fondamentali di prevenzione degli incidenti che, come è noto, costituiscono la prima causa di morte dei giovani. Nato come carovana itinerante sulla sicurezza stradale, in cui all’incontro con gli studenti si affiancava un’esposizione di veicoli e tecnologie in uso alla Polizia stradale, il Progetto “Icaro” ha inteso sperimentare nel tempo nuove forme di comunicazione con i ragazzi. Le testimonianze di giovani vittime di incidenti stradali, gli spettacoli teatrali per i bambini e gli adolescenti, il circuito per verificare in pratica la conoscenza delle regole della circolazione stradale rappresentano altrettanti tentativi volti ad affermare nel modo più moderno ed efficace il messaggio della sicurezza stradale. - Da molti anni l’Arma dei Carabinieri offre il proprio contributo alla formazione della cultura della legalità, della convivenza democratica e della sicurezza, attraverso lo svolgimento di incontri con gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori curati dagli Ufficiali dei Comandi competenti per territorio, che si avvalgono anche di personale di volta in volta prescelto per le specifiche cognizioni tecnico-professionali. Il programma degli incontri preventivamente concordati con i locali Uffici scolastici ha come finalità quella di interessare il maggior numero possibile di scuole e prevedere conferenze su tematiche da adattare all’età degli studenti, d’intesa con i responsabili degli istituti. Gli argomenti affrontati riguardano in linea di massima: le norme sociali e giuridiche; le regole per una civile convivenza; il rispetto delle persone; il rispetto dell’ambiente; il rispetto delle leggi come principio di libertà e uguaglianza; le devianze giovanili; le sostanze stupefacenti; l’educazione stradale. Il ciclo di conferenze viene integrato con visite presso i Comandi dell’Arma cui sono invitate a partecipare anche le ultime classi delle scuole elementari. L’iniziativa, che riscuote grande consenso da parte delle istituzioni scolastiche e degli studenti, ha interessato nel corso dell’anno scolastico 2005/2006 circa 3.200 scuole e 280.000 giovani in tutto il territorio nazionale ed è stata riproposta per l’anno scolastico in corso. - L’apporto qualificato della Guardia di Finanza si lega innanzitutto ai compiti istituzionali ad essa affidati. Tra tali compiti assumono rilevanza anche quelli relativi alla prevenzione e, in particolare, alla cultura della legalità, della convivenza democratica e della sicurezza. Ecco perché la collaborazione e gli apporti che la stessa può dare al sistema educativo e formativo e alle istituzioni scolastiche è di fondamentale importanza. Un contributo significativo ai fini del sostegno e delle realizzazioni del progetto “scuola e legalità” può darlo la Scuola di polizia tributaria che, come è noto, si occupa dell’alta formazione tecnico-professionale degli ufficiali ed ispettori del corpo, tributando alla fase della formazione morale ampio riconoscimento e sviluppo per il ruolo che riveste nel contesto dell’attività formativa in generale. In effetti alcuni temi professionali trattati nell’ambito delle attività istituzionali della scuola (giustizia, libertà, sicurezza) ben potrebbero essere recepiti nel suddetto progetto. Parimenti talune fenomenologie illegali costituenti oggetto di studio e di approfondimento tecnico in seno alla Scuola potrebbero costituire argomento di riflessione in ambito scolastico e divenire materia di formazione e di aggiornamento del personale scolastico. In altri termini alcune aree culturali e tematiche della scuola potrebbero rappresentare un utile e collaudato modello di diffusione didattica da inserire nelle previsioni del progetto “scuola e legalità”, in particolare per la parte relativa alla sicurezza.
IL CONTRIBUTO DELLE REGIONI E DEGLI ENTI LOCALI
Assai importante si rivela il ruolo e la funzione delle Regioni e degli enti locali in materia di sicurezza. Come è noto, il fattore sicurezza oggi è alla base di una ordinata, pacifica e operosa convivenza civile e rientra tra le priorità fortemente avvertite dai cittadini. I profondi mutamenti strutturali e organizzativi intervenuti negli ultimi anni in moltissime realtà territoriali, soprattutto per effetto della urbanizzazione, della globalizzazione e di estesi fenomeni migratori, hanno comportato profonde trasformazioni di carattere sociale, economico e urbanistico, facendo venir meno la percezione di vivere la propria città come spazio rassicurante e amico e generando incertezze e bisogno di protezione. Tale stato di cose ha indotto quasi tutte le Regioni a dare, nei propri Statuti, rilievo alla sicurezza dei cittadini, nella convinzione che essa fosse un bene e un diritto fondamentale per tutti e che le strategie di prevenzione della illegalità costituissero il modo più idoneo per rendere fruibile questo bene prezioso. In tale ottica, le Amministrazioni regionali da tempo si sono posto l’obiettivo di realizzare un sistema integrato di sicurezza attraverso l’adozione di strumenti di concertazione e cooperazione tra servizi relativi alla “sicurezza locale” e servizi dello Stato. Gli interventi finalizzati a migliorare la sicurezza e a garantire forme di ordinata e pacifica convivenza, hanno riguardato soprattutto: - la riqualificazione e rivitalizzazione urbanistica in contesti esposti a manifestazioni di microcriminalità diffusa; - il rafforzamento delle misure di prevenzione in zone particolarmente segnate da attività criminose e nei confronti dei soggetti a rischio; - l’attivazione di controlli più puntuali su quei processi produttivi che favorissero il sorgere di attività illecite; - l’estensione e il potenziamento della vigilanza e della presenza degli operatori addetti alla prevenzione sociale e alla sicurezza. Negli ultimi anni le Regioni, nell’ambito delle proprie competenze, si sono rese parte attiva nei propri territori, affiancando lo Stato e gli enti locali nell’affrontare e contrastare le cause del disagio sociale e ponendo in essere interventi finalizzati all’attivazione di iniziative locali tese a ridurre i disagi della condizione giovanile e recuperare i minori a rischio. A titolo di esempio si cita la legge n. 15 del 5 luglio 2001, della Regione Lazio, dal titolo “Promozione di interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell’ambito del territorio regionale”, che prevede la realizzazione di progetti comunali per la riqualificazione di aree urbane degradate e ad alto rischio di criminalità e per iniziative di carattere socio-educativo, dirette a prevenire abusi sui minori e situazioni di disagio e di devianza minorile, anche attraverso il reinserimento di minori già coinvolti in attività criminali. I progetti sopra menzionati hanno riguardato soprattutto le politiche della sicurezza in generale e della sicurezza stradale, in particolare lo sport e la legalità, l’educazione all’uso responsabile del denaro, la criminalità organizzata. E’ opportuno evidenziare che fu la Regione Emilia-Romagna ad assumere nel 1994 l’iniziativa di avviare, nel panorama degli enti territoriali, un’azione rivolta ad affrontare direttamente le nuove problematiche della sicurezza che cominciavano ad emergere in talune città italiane. Nasceva così il progetto “città sicure” che, nel riconoscere la centralità delle città a sostegno di taluni importanti aspetti della sicurezza dei cittadini, assegnava alle Regioni la promozione di nuove politiche di sicurezza e riconosceva alle stesse uno spazio indiretto di sostegno ai governi locali. Gli enti locali, in coerenza con le iniziative attivate dalle Regioni, da qualche tempo stanno rivolgendo particolare cura al miglioramento, nei rispettivi contesti locali, delle condizioni di sicurezza e della qualità della vita. In tale ottica hanno attivato iniziative finalizzate soprattutto al potenziamento della polizia locale mediante: l’acquisizione e la modernizzazione delle dotazioni tecniche e strumentali; il miglioramento dell’efficienza delle strutture operative e il relativo collegamento con le analoghe strutture delle forze di polizia e con gli altri organismi preposti alla tutela dei cittadini; il rafforzamento delle attività di reinserimento sociale degli ex detenuti; lo sviluppo di attività di prevenzione e riduzione dei danni derivanti da atti vandalici; l’assistenza e l’aiuto alle famiglie vittime di reati. Inoltre gli enti locali, nell’intento di incrementare la conoscenza delle tecniche operative e di prevenzione dei reati, hanno realizzato in maniera diffusa appositi corsi di formazione e di aggiornamento riservati agli addetti alla sicurezza e in particolare alle forze di polizia locale. Hanno, altresì, attivato iniziative in ambito scolastico tese all’attuazione di interventi educativi e didattici finalizzati alla conoscenza e all’approfondimento della legislazione relativa ai diritti e ai doveri dei cittadini. Né vanno trascurate le meritorie iniziative che i citati enti locali hanno posto in essere presso le varie comunità di immigrati, ai fini di una diffusa conoscenza delle norme concernenti il nostro ordinamento giuridico. Tenuto conto dell’importante azione sin qui svolta dalle Regioni e dagli enti locali, degli accresciuti compiti di carattere istituzionale loro assegnati per il rispetto della legalità, si rende ora necessario che le predette istituzioni, attraverso il progetto “scuola e legalità”, vengano coinvolte in maniera ancor più piena e diretta nelle iniziative relative alla sicurezza. Questo significa che le Regioni e gli enti locali debbono divenire parte integrante del sistema nazionale di legalità e sicurezza, offrendo, in sinergia con gli altri soggetti, la propria preziosa collaborazione all’Amministrazione scolastica nelle sue articolazioni centrali e periferiche e alle singole istituzioni scolastiche, attraverso la messa a disposizione di competenze opportunamente formate, che operino d’intesa con il personale della scuola. In sostanza deve trattarsi di un coinvolgimento non episodico e occasionale, ma di carattere organico e strutturale, che deve interessare trasversalmente l’intero assetto delle discipline e tradursi in interventi di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei giovani, di sostegno alle istituzioni scolastiche nell’impegno educativo e formativo degli alunni ai valori di promozione e diffusione della sicurezza, di formazione e aggiornamento del personale della scuola, di attivazione di iniziative integrate.
LA SCUOLA E LA SICUREZZA NEL LAVORO
Un problema di rilevante portata, intimamente connesso al tema del quale ci stiamo occupando, è quello della sicurezza sul lavoro e negli ambienti di lavoro. E’ ormai diffusa consapevolezza che la soluzione di tale problema non può affidarsi solo all’attivazione di dotazioni e misure di tipo strutturale e tecnologico, ma richiede un adeguato coinvolgimento “culturale” della collettività nel suo complesso, che deve passare attraverso la scuola. In effetti la sicurezza sul lavoro non riguarda esclusivamente le parti sociali e i soggetti direttamente coinvolti e interessati, ma deve trovare la convinta e partecipata consapevolezza e il supporto di tutti i cittadini sia uti singuli che come contesto organizzato. Vero è che già il decreto legislativo n. 626/94 ha fatto registrare un notevole progresso rispetto alla concezione che trattava della sicurezza sul lavoro come di un fattore indipendente dalla partecipazione attiva e dalla responsabilizzazione del lavoratore. Tuttavia la rilevanza sociale della sicurezza sul lavoro ha assunto negli ultimi tempi una così ampia portata da richiedere un ulteriore e complessivo adeguamento delle disposizioni vigenti. Il decreto suddetto, in effetti, prevede una serie di obblighi prevenzionali, a carico del lavoratore, che ne hanno modificato il tradizionale status di passivo destinatario di tutela, configurandolo anche quale titolare, ope legis, di un dovere di sicurezza. Il lavoratore, in altri termini, ai sensi dell’art. 5 del citato decreto legislativo n. 626, deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute, nonché di quelle delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui potrebbero ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni e deve inoltre contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti ed ai preposti, ad assolvere a tutti gli obblighi imposti dall’autorità competente o, comunque, necessari per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori durante il lavoro. In tale ottica il ripetuto decreto legislativo n. 626 prevede una serie di misure generali di prevenzione, quali l’informazione, la formazione, la consultazione, la partecipazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti alle questioni riguardanti la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. E’ stato giustamente osservato che il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle situazioni antinfortunistiche consente di parlare ormai di un sistema di responsabilità prevenzionale “quadripartita” (datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori) che si lega ad una visione della prevenzione di carattere soggettivo, fondata “sull’interiorizzazione del concetto di sicurezza sul e del posto di lavoro”. Va però evidenziato che, nonostante le avanzate previsioni di cui al decreto legislativo n. 626, rimane ancora molto da costruire sul piano della sicurezza sul lavoro, rientrando la stessa in un ambito ben più vasto di quello relativo al mondo della produzione e del lavoro. La sicurezza, infatti, come prima si è accennato, assume in via prioritaria il rilievo e la portata di cultura individuale e sociale, da promuovere, alimentare e diffondere attraverso la scuola e nel quadro di un sistema di legalità e di convivenza democratica e partecipata. In coerenza con quanto sopra, è stato predisposto uno schema di disegno di legge contenente delega al Governo per l’emanazione di un Testo Unico per il riassetto normativo e la riforma della salute e della sicurezza sul lavoro. Il testo in questione non si limita a disporre una semplice revisione della normativa vigente, ma prevede una vera e propria riconsiderazione dei profili più rilevanti della delicata materia. A tal fine il Governo è stato delegato ad emanare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi per “il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e di sicurezza dei lavoratori” (comma 1 dell’unico articolo di cui consta lo schema di decreto legislativo). Si richiama l’attenzione sul fatto che il citato schema non parla più di sicurezza sul lavoro ma di sicurezza del lavoratore, con evidente pianificazione delle finalità degli interventi. Il campo di applicazione della nuova normativa si estende a tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto (di lavoro autonomo o subordinato) stipulato dal datore di lavoro o dal committente. E’ bene precisare che le norme sopra richiamate dovranno trovare applicazione in tutti i settori di attività e in tutte le tipologie di rischio, anche tenendo conto delle peculiarità e della pericolosità delle attività medesime. Le nuove misure previste saranno, inoltre, dirette a migliorare l’efficacia del coordinamento degli interventi di protezione e di prevenzione dei rischi nei contratti di appalto e di opera, anche attraverso meccanismi che consentano di valutare l’idoneità tecnica-professionale delle imprese pubbliche e private e di considerare il rispetto delle norme di salute e di sicurezza sul lavoro quale condizione vincolante per l’accesso ad agevolazioni, finanziamenti e contributi a carico della finanza pubblica. Il testo prefigura anche una semplificazione degli adempimenti di natura meramente formale, pur nel rispetto dei livelli di tutela, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. Prefigura, inoltre, una revisione dei requisiti e delle funzioni delle figure professionali del sistema di prevenzione aziendale, una rivisitazione degli organismi paritetici e dei comitati regionali di coordinamento, nonché l’individuazione e valorizzazione dei codici di condotta ed etici, delle buone prassi e degli accordi aziendali, che orientino i comportamenti dei datori di lavoro, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati. La delega introduce, altresì, una riformulazione e razionalizzazione dell’apparato sanzionatorio, un ampliamento dello stesso attraverso la previsione di pene alternative all’arresto e di sanzioni di natura amministrativa. Ma l’aspetto più nuovo e interessante del disegno di legge si lega alla promozione di iniziative di carattere culturale e di azioni di prevenzione da inserire negli itinerari scolastici e nei piani dell’offerta formativa e come parte integrante dei curricoli. Ciò muovendo dalla consapevolezza che la scuola è la prima e più importante istituzione deputata ad educare e formare i cittadini anche ai principi e ai valori della sicurezza sul lavoro, nel quadro delle regole di convivenza democratica e di legalità. Ai fini suddetti la scuola non dovrà operare da sola, ma con la collaborazione e l’apporto di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti ed interessati.
IL SISTEMA NAZIONALE DI LEGALITA’ E DI SICUREZZA
Come è noto, la scuola, con le risorse di cui dispone, non è in grado di risolvere i gravi problemi che in alcune aree del Paese, particolarmente a rischio sotto il profilo culturale, socio-economico e valoriale, travagliano la condizione giovanile. Per assolvere a tale compito la scuola deve poter avvalersi della collaborazione e degli apporti qualificati e sinergici dei numerosi soggetti - istituzionali e non - che a livello centrale e locale e a vario titolo concorrono e sono interessati all’educazione e alla formazione dei giovani. In tale ottica occorre strutturare e attivare un sistema organico ed efficiente che progetti, programmi ed attui, in maniera non episodica e occasionale, ma stabile e affidabile, iniziative ed interventi mirati alla realizzazione e diffusione della cultura della legalità, della cittadinanza democratica e della sicurezza. Occorre, in sostanza, costruire e rendere funzionale un sistema che abbia al centro, come punto di aggregazione, di coordinamento e di promozione, la scuola e si avvalga dell’impegno diretto e partecipato di quanti, a vario titolo e nell’ambito delle rispettive attribuzioni, operano a sostegno e tutela di una società autenticamente rispettosa dei valori e delle regole della convivenza civile. In altri termini bisogna dar vita ad un sistema che investa sulla persona in tutte le fasi della sua crescita, che non escluda alcuno, che sappia coinvolgere, che riesca ad interagire con le forze sane e i livelli istituzionali del territorio, che operi in trasparenza e possa essere costantemente monitorato e valutato. Il modello che si propone per la realizzazione delle finalità sopra accennate potrebbe essere così articolato: A livello centrale: - Comitato nazionale scuola e legalità; - Commissioni incaricate di specifici temi e problematiche. Gli organismi suddetti dovrebbero avere carattere permanente e perciò continuare a funzionare anche dopo la conclusione dei lavori di elaborazione e attivazione del progetto “scuola e legalità”. Sarebbe opportuno, inoltre, costituire, nell’ambito del Dipartimento per l’istruzione, un’apposita struttura con compiti di collegamento e di raccordo con i menzionati organismi, di attuazione delle linee di indirizzo e delle indicazioni espresse dai medesimi, di interazione con gli Uffici scolastici regionali e provinciali. A livello regionale: Si rivelerebbe utile costituire, presso le Direzioni generali regionali, appositi organismi di raccordo con quelli centrali, deputati, tra l’altro, ad elaborare e impartire linee di indirizzo e indicazioni alle analoghe strutture formate presso gli Uffici scolastici provinciali. Queste ultime, dal canto loro, dovrebbero operare in sintonia con le istituzioni scolastiche e stabilire rapporti e interlocuzioni con le realtà territoriali di appartenenza. Nell’ambito degli Uffici scolastici regionali e provinciali, potrebbero, altresì, essere individuati e/o formati dei referenti col compito di occuparsi stabilmente dei temi della legalità, della cittadinanza democratica e della sicurezza. I referenti dovrebbero, a loro volta, proporsi come moltiplicatori di iniziative e di opportunità didattiche, facilitatori delle dinamiche individuali e/o di gruppo, guide nelle iniziative a vario titolo attivate, ottimizzatori dei processi educativi, interfaccia tra i diversi soggetti interessati, le scuole e le realtà territoriali di appartenenza. Anche presso le istituzioni scolastiche potrebbero essere individuati referenti con analoghe competenze professionali. Tutti i docenti dovrebbero, poi, essere adeguatamente sensibilizzati e formati sui temi e sulle problematiche sopra richiamati. A tal fine si rivelerebbe importante predisporre e attuare un piano nazionale di formazione e aggiornamento con le modalità indicate nel paragrafo “formazione e aggiornamento del personale della scuola”. Inoltre si rivelerebbe assai utile organizzare in rete l’attività dei diversi soggetti coinvolti e interessati, mettendoli in condizione di comunicare e collaborare in maniera interattiva. Il sistema in questione potrebbe caratterizzarsi: sul piano strategico: per una serie di “elementi quadro”, linee guida, repertori di comunicazione; sul piano operativo: raccordando e connettendo tra loro i servizi, strutturando i diversi livelli organizzativi, definendo gli standard delle prestazioni, individuando il profilo e le competenze professionali degli operatori. Il citato sistema dovrebbe, inoltre, prevedere delle “piste” di lavoro e di ricerca, quali ad esempio: − un modello teorico-metodologico, da utilizzare nel rispetto dell’autonomia del ruolo e delle funzioni dei diversi soggetti e delle istituzioni scolastiche; − strategie di comunicazione e di disseminazione di buone pratiche; − una funzione informatica, comprendente anche la costituzione di una banca dati e/o di un archivio interattivo, attraverso cui raccogliere e confrontare le diverse esperienze; − forme di sostegno, soprattutto in termini di risorse umane e finanziarie, alle aree più deboli ed esposte. Il sistema sopra ipotizzato dovrebbe operare in coerenza con gli indirizzi e le istruzioni del Ministero e in attuazione di un apposito piano nazionale, attraverso il quale effettuare una ricognizione dei bisogni dei diversi contesti, individuare gli interventi da porre in essere e quantificare le risorse da destinare alla realizzazione degli stessi. Il piano, per la sua struttura e articolazione flessibile, dovrebbe risultare compatibile con le peculiarità e le esigenze dei diversi contesti territoriali. Inoltre, dovrebbe consentire alle singole istituzioni scolastiche di ricercare e individuare gli interventi, le strategie e le soluzioni più rispondenti ai bisogni e alle attese della condizione giovanile.
FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE DELLA SCUOLA
La formazione e l’aggiornamento del personale della scuola ha un’importanza fondamentale ai fini dell’attuazione del progetto “scuola e legalità” e, in particolare, di un’adeguata e proficua azione di sviluppo e diffusione della cultura della sicurezza. Una società ligia alle regole di una corretta e pacifica convivenza, rispettosa della legalità e garante della sicurezza, deve poter fare affidamento innanzitutto su una scuola che metta al centro la persona, che accolga e includa tutti, che sia in grado di educare e formare ai valori anche attraverso l’individualizzazione dei percorsi e dell’offerta formativa. Perché questo avvenga, occorre avvalersi e fare affidamento sulla professionalità, sulla competenza e sulle capacità umane e relazionali dei docenti. Ai fini in questione, l’aspetto più importante della formazione e dell’aggiornamento dei docenti è senza dubbio quello relazionale, consistente, come è noto, nella capacità di stabilire e alimentare positivi rapporti con gli allievi, inserendoli e coinvolgendoli in maniera attiva e partecipata nella vita e nell’attività della scuola, facendoli sentire parte integrante del progetto educativo e dell’offerta formativa, dando loro protagonismo e senso di appartenenza all’istituzione scolastica. La formazione dei docenti deve riguardare anche la cura delle relazioni con i soggetti istituzionali e non delle rispettive realtà territoriali, nonché con quanti possono dare contributi significativi nel programmare, progettare e realizzare iniziative a sostegno della condizione giovanile. Altro profilo significativo della formazione e dell’aggiornamento dei docenti è quello relativo alla capacità di attribuire valenza e pregnanza trasversale al tema della sicurezza, attualizzandolo e rendendolo funzionale al complesso degli obiettivi educativi e delle diverse discipline di insegnamento. Assume, infine, particolare rilievo, nella formazione e nell’aggiornamento dei docenti, la capacità di rendere accessibile e attraente il proprio insegnamento, individualizzando l’offerta formativa e rapportandola alle attitudini ed ai bisogni di ciascun alunno. Questo vuol dire che i docenti non devono limitare la propria funzione alla formale e rigida applicazione dei programmi e alla mera trasmissione di conoscenze, ma devono saper cogliere e interpretare autonomamente i bisogni educativi e formativi dei propri allievi, adeguando a tali bisogni i contenuti delle proprie discipline e rendendo il proprio insegnamento interessante e produttivo. E ciò raccordandosi e confrontandosi con i colleghi, comparando le proprie esperienze con quelle degli altri, formulando ipotesi e piani di lavoro, verificando gli itinerari educativi e didattici, svolgendo attività di documentazione, diffondendo e socializzando le buone pratiche. Nell’ambito delle iniziative di formazione e di aggiornamento dei docenti dovrebbe assegnarsi particolare rilievo a quelle concernenti il comportamento degli alunni sia in relazione al contesto della o delle classi, che al loro modo di essere e di agire durante le varie fasi di apprendimento. Anche la capacità di comunicazione dei docenti assume importanza in relazione al tema del presente paragrafo. Come è noto, la comunicazione si realizza in maniera interattiva attraverso il coinvolgimento insegnanti-allievi. Rimane comunque demandata agli insegnanti, proprio attraverso adeguate forme di comunicazione, la capacità di interessare e coinvolgere gli allievi nell’accettazione e comprensione dei contenuti dell’insegnamento. La formazione e l’aggiornamento, in funzione della sicurezza, non riguardano soltanto i docenti, ma anche il personale dirigente e quello amministrativo, tecnico e ausiliario. La scuola, infatti, è una comunità complessa in cui vivono ed operano una molteplicità di soggetti che, nell’ambito dei rispettivi ruoli, concorrono alla realizzazione del progetto educativo e formativo e, quindi, alla crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni. In effetti tutto il personale della scuola può svolgere un ruolo importante ai fini della prevenzione e del contrasto delle patologie che insidiano le giovani generazioni e della diffusione di una cultura della legalità e della sicurezza. Si pensi, a titolo di esempio, all’importante compito di vigilanza degli alunni cui attende il personale ausiliario, compito in forza del quale tale personale spesso è più vicino degli stessi docenti alla vita e all’attività degli alunni. Le iniziative di formazione e di aggiornamento sui temi della cittadinanza democratica, della legalità e della sicurezza dovrebbero svolgersi sulla base di piani annuali, avere un’articolazione a livello nazionale, regionale e locale ed essere realizzate attraverso appositi seminari e incontri di studio. A titolo di esempio, la formazione e l’aggiornamento dei referenti potrebbero far carico al livello nazionale. Una delle sedi per lo svolgimento dei seminari potrebbe essere la Scuola di polizia tributaria della Guardia di finanza, per le alte competenze che la caratterizzano e per le meritorie attività che attengono non solo ai temi strettamente professionali dell’Arma, ma anche a problematiche riguardanti la sicurezza in ambito educativo e formativo. La citata Scuola potrebbe costituire punto di riferimento per l’approfondimento culturale di taluni temi rientranti nel progetto “scuola e legalità”. Tra l’altro, la disponibilità di spazi e ambienti specificamente progettati e destinati alla formazione, con il supporto anche di apparati informatici e di strumenti di didattica avanzata, e con la possibilità di consultare la biblioteca multimediale funzionante presso la menzionata Scuola, costituirebbero un supporto rilevante all’impegno educativo e formativo in materia di legalità e di sicurezza e renderebbero più agevole il compito dell’Amministrazione scolastica, soprattutto nella delicata fase di avvio del progetto. Pasquale Capo |