Il Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti, con la propria Presidente e gli aderenti tutti,ricorda con grande affetto, rimpianto e gratitudine Salvatore Raimo Fondatore e Responsabile della Sede di Pompei
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Noi figli di papà, di papà ammazzati

L’unico modo per respingere le accuse, che aveva questo signor Gemelli, questo faccendiere, è quello di definirci figli di papà, di papà ammazzati, però». Claudio Fava ha 59 anni e quando il padre Giuseppe,

per tutti Pippo, giornalista come il figlio, venne assassinato, il 5 gennaio 1984, «era più giovane di me. Chi si permette di parlare di lui è magari qualche imbecille che non era ancora nato, a quell’epoca, e che oggi ripete luoghi comuni, stupidaggini, come fa il figlio di Riina nella sua intervista». Il tono del vicepresidente della commissione Antimafia è pacato, ma le sue parole sono dure, di fronte ai giudizi espressi da Gianluca Gemelli nella conversazione, intercettata dalla Procura di Potenza, con il commissario della Port Authority di Augusta, Alberto Cozzo. I due erano irritati per una interrogazione parlamentare, presentata proprio da Fava e che – sottolinea lo stesso esponente politico – «a distanza di un anno non ha ancora ricevuto risposta, ma un giorno dopo la presentazione era già nelle mani a questa gente, che ne faceva carne di porco». 

Frasi che esprimevano livore nei vostri confronti, di voi figli di vittime di mafia: chiamavano infatti in causa Caterina Chinnici, Lucia Borsellino...  

«Gemelli parla come un mafioso nei panni di un bellimbusto, ma in realtà è un faccendiere, un poveraccio. Il problema non è lui che parla di noi, perché facciamo, faremmo carriera: e vedi che vantaggio, ad avere il padre ammazzato. Il problema è che per non rispondere nel merito al nostro atto ispettivo, sugli affari del porto di Augusta, scelgono questi argomenti». 

È anche un linguaggio pesante: vi definiscono gente che andrebbe proprio eliminata.  

«Per fortuna a parlare è questo sconosciuto e non qualche guappo malavitoso. Il problema è però il ministro che, invece di rispondere a noi, passa le informazioni ai suoi ufficiali di picchetto. E dopo un anno scopri che sono tutti al loro posto, ad esempio questo Cozzo, che era commissario, e ora è presidente a tutti gli effetti dell’Autorità del porto del Siracusano. Hanno preferito buttarla in caciara per salvare se stessi”. 

C’è anche una cultura ostile all’antimafia, in questo momento in particolare?  

«Certo, per cause indipendenti dalla nostra volontà questo è un tempo in cui sparare sull’antimafia è come sparare sulla Croce rossa. Ci sono stati comportamenti virtuosi e tutt’altro che virtuosi, ci sono state storie di eccellenza ma anche di grande mediocrità e la commissione Antimafia ci sta lavorando su. Ma tra me e Montante, ad esempio, c’è un abisso». 

Gemelli in Confindustria Sicilia fa riferimento proprio all’ex vicepresidente nazionale ed ex presidente regionale, Antonello Montante, oggi indagato per mafia a Caltanissetta...  

«Il gruppo sembra essere proprio quello. Ma bisogna guardare alla vita e non ai pennacchi che ciascuno mostra. Non si può massificare tutto: la categoria dei giornalisti, dei politici, dell’antimafia. La verità è che certa gente ha costruito se stessa sul mito della propria impunità, della vicinanza al ministro e al potere. Sanno di avere la coscienza sporca, per questo se la prendono con noi figli di papà ammazzati. Io dico che è legittimo avercela con noi, ma almeno che siano lasciati in pace i morti. Chi lo fa esprime così la stessa ignoranza civile del figlio di Riina nella sua intervista, quando dice che i morti vanno rispettati tutti, anche quelli fatti ammazzare da suo padre». 

I concetti sono gli stessi, da Gianluca Gemelli a Salvuccio Riina?  

«Con la differenza che uno è un piccolo trafficante di affari, l’altro deve tutelare il suo ruolo e, essendo pure lui condannato per mafia, con la scusa di dire quanto è bello il papà, lancia messaggi di auto-investitura alla successione. Pur essendo certamente diversi fra di loro, entrambi, il faccendiere e il figlio del boss, esprimono gli stessi luoghi comuni, la stessa sottocultura. I morti vanno rispettati tutti. Bontà loro

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SCORTE 1992-2015


"GENNARO MUSELLA"


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Nel XXX° dell'uccisione
di Gennaro Musella

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Il 10 Maggio 2013 a Salerno,
manifestazione in memoria

dell’ing.  Gennaro Musella.
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