Il Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti, con la propria Presidente e gli aderenti tutti,ricorda con grande affetto, rimpianto e gratitudine Salvatore Raimo Fondatore e Responsabile della Sede di Pompei
"IN OGNI GUERRA FACCIAMO RINASCERE CAINO"
Papa
Francesco

Un fumetto per raccontare
la storia di Gennaro Musella - Vedi


Papà per un giorno
nel villaggio globale dell’indifferenza

Leggi

(Copyright ©
Michele di Stefano
- Tutti i Diritti Riservati)

Cerca

La resistenza di Nicola Gratteri è la resistenza dell’intera Calabria

di Claudio Cordova - Chiunque lo conosca, sa che Nicola Gratteri è un uomo forte. Può piacere (a tanti). Può non piacere (soprattutto all'interno della sua categoria) per una motivazione comune: è uno che dice ciò che pensa e che, in caso di criticità, ci mette la faccia senza lavarsi le mani. Sicuramente,

l'episodio che ha coinvolto il figlio, alcuni giorni fa, non avrà lasciato indifferente neppure la sua tempra locridea. Che un paio di uomini incappucciati (qualificatisi come poliziotti) si aggirasse nel palazzo abitato dal figlio è un fatto a dir poco inquietante, su cui è bene che venga fatta al più presto chiarezza. Perché quello che è accaduto non è il "classico" proiettile, magari accompagnato dalla "classica" lettera di minacce. E' qualcosa di più delicato, qualcosa che va ad affondare in una delle cose più sacre di un uomo: gli affetti familiari.

Con modalità, peraltro, che rimandano a pagine oscure della storia d'Italia, in cui ambienti criminali e ambienti paraistituzionali si sono spesso fusi in un'unica inquietante entità.

E' un decisionista, Nicola Gratteri. Uno dei magistrati della Procura di Reggio Calabria più esposti. E' uno capace sotto il profilo investigativo, ma anche in grado di essere un leader, capace di arginare i protagonismi che pure animano qualche sostituto reggino in cerca di una promozione. E' uno che ha fiuto, Nicola Gratteri: su quella scrivania sempre un po' a soqquadro ci sono importanti fascicoli sulle cosche della fascia jonica reggina. Gratteri da anni coordina i sostituti della Dda di Reggio Calabria che indagano su alcune delle famiglie storiche della 'ndrangheta reggina: dagli Iamonte di Melito Porto Salvo, passando per i Morabito di Africo o i Nirta e i Strangio di San Luca. Quello avvenuto alcuni giorni fa è un episodio inquietante per le modalità, subdole, con cui, spesso e volentieri, si muovono i sistemi criminali su cui poggia la 'ndrangheta.

Avviene tutto proprio quando il magistrato di Gerace sta cercando di capitalizzare il lavoro degli ultimi anni. Avviene tutto proprio quando il magistrato di Gerace ha presentato la propria domanda per il posto di procuratore capo in svariati luoghi d'Italia, tra cui Catanzaro, la sede distrettuale che ha la competenza su tutta la 'ndrangheta calabrese, ad esclusione di quella reggina. Insomma, la tempistica ha il suo significato non di poco conto.

Perché ciò che è accaduto può essere frutto di un manipolo di maldestri topi d'appartamento, ma anche un intervento destabilizzante di quelle forze oscure che si muovono – in un senso o nell'altro – tutte le volte che qualcosa di importante sta per avvenire: la chiusura di indagini cruciali, oppure la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, che con le proprie scelte può indirizzare le sorti di territori importanti nella Penisola.

Per questo Nicola Gratteri e la sua famiglia meritano che si faccia al più presto chiarezza sulla vicenda. Lo merita il magistrato, ma lo merita, ovviamente, anche il figlio, finito, da un giorno all'altro, sotto tutela e, quindi, con una vita stravolta.

Lo merita però anche la società.

Quella società che – in maniera compatta – si è schierata con il procuratore. E' una persona perbene, Gratteri. E' probabilmente il magistrato più amato d'Italia. Anche più di certi pm che operano in sedi più blasonate. E' uno di quelli che, accanto ai risultati investigativi, è riuscito a instaurare il rapporto più schietto e diretto con la gente, anche attraverso la propria attività di scrittore. Gente che lo acclama, che lo ha elevato a simbolo della Calabria che può farcela, senza dimenticare le proprie origini. E' l'uomo che doveva essere ministro della Giustizia e che solo i classici giochi di potere politico hanno impedito che ciò accadesse. Ma è anche l'uomo che nel weekend – quando il lavoro lo consente – non rinuncia a coltivare il proprio orto.
Non rinuncia, appunto, a mantenere il contatto con la propria terra.
Quella terra che qualcuno vuole relegare a "territorio a perdere" e che uccide con le pallottole, ma anche con l'isolamento e la delegittimazione. Nicola Gratteri ha però gli anticorpi per resistere. E, con lui, può resistere la Calabria intera.

scorte_modulo.jpg
SCORTE 1992-2015


"GENNARO MUSELLA"


copertinalibro.jpg
Nel XXX° dell'uccisione
di Gennaro Musella

I NOSTRI RAGAZZI : ALISIA
Il 10 Maggio 2013 a Salerno,
manifestazione in memoria

dell’ing.  Gennaro Musella.
.... Leggi tutto