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Mafia: "Così le cosche in Emilia si radicano tra i colletti bianchi"

Si mettono al loro servizio per soldi. Si consegnano ai clan per denaro. Per loro “pecunia non olet”. Sono i professionisti il ventre molle dell’Emilia Romagna, sono loro il grimaldello attraverso cui le mafie italiane stanno scardinando il tessuto economico-imprenditoriale di una regione considerata da sempre «un modello da imitare».

Per gli analisti della Direzione Nazionale Antimafia si tratta di insospettabili commercialisti, di illustri consulenti, di illuminati architetti e ingegneri, di manager e direttori di banca, di componenti di consigli d’amministrazione. E poi ancora di avocati, medici, imprenditori, intermediari o “spiccia faccende” d’ogni genere.

L’identikit che ne viene fuori è quello del professionista in giacca e cravatta, emiliano-romagnoli doc, o quasi, di età compresa tra i 45 e 55 anni. Il “meglio” di una società che ha smesso di farsi troppi problemi riponendo nel cassetto l’etica professionale. Colletti bianchi li chiamano, che si sono fatti crescere il pelo sullo stomaco per andare a trattare con chiunque si dica pronto a staccare l’assegno. Nella relazione annuale della Dda, presentata a Roma martedì mattina, i magistrati dell’antimafia scrivono: «La prestazione del servizio legale viene assicurata attraverso una strategia fondata sulla promessa di rilevanti ed apprezzabili vantaggi economici per i professionisti, attratti, in tal modo, nel circuito mafioso». Si tratta di «uno straordinario effetto persuasivo in un contesto ancora incapace di difendersi, minato alle sue radici e fortemente provato dalle difficoltà finanziarie e di investimenti nel settore dell’industria e del commercio, nel quale convivono, peraltro, più organizzazioni criminali in un rapporto di forza che vede quella calabrese in posizione di supremazia e di maggiore radicamento nel territorio».

Da qui per spiegare che a far girare la macchina è «l’immissione nel circuito legale di denaro di provenienza illecita», praticato da «rappresentanti del sodalizio in giacca e cravatta e dotati di buone competenze». Manager mafiosi e professionisti affamati di soldi siedono insomma allo stesso tavolo con «il sostegno di una parte della stampa locale e il colpevole silenzio delle istituzioni». Per gli inquirenti le mafie hanno quindi «determinato una vera e propria trasformazione sociale e del tessuto economico ed imprenditoriale». Circostanza che ha come conseguenza «un’alterazione delle regole del gioco, dei compensi, dei prezzi, della qualità dei servizi». Siamo ormai a «una vera e propria aggressione all’ordine democratico». Il tutto nel silenzio e nell’incapacità di reagire della società civile che, da una parte «non è abituata ad affrontare fenomeni del genere» e, dall’altra, ne ha paura. L’omertà del Sud ha piantato radici profonde anche nelle province dell’Emilia Romagna. Non a caso, scrivono i giudici, a fronte di alcuni reati «non corrispondono altrettante denunce».

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SCORTE 1992-2015


"GENNARO MUSELLA"


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Nel XXX° dell'uccisione
di Gennaro Musella

I NOSTRI RAGAZZI : ALISIA
Il 10 Maggio 2013 a Salerno,
manifestazione in memoria

dell’ing.  Gennaro Musella.
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