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L’albero dei limoni nel giardino della mafia e dell’antimafia. A Limbadi Giorgio Benvenuto parla di Lavoro

Università dell'Antimafia di Limbadi: Giorgio Benvenuto vede un'Italia migliore se la politica trova il coraggio di osare. Interventi di Marisa Manzini, Francesco Napoli, Adriana Musella, Mariarosaria Russo. Sala gremita.

La conferenza è finita. Intorno a noi campagna, tanti ulivi e accanto a noi un albero di limoni. La Polizia aspetta che tutti escano dalla sede dell’Università dell’Antimafia di Limbadi, ma io sono attratto dal profumo di limoni e fermo l’auto. Scendiamo. L’albero è pieno e il colore giallo dei limoni si fonde alla nostra vista con il verde delle sue foglie, della campagna e l’azzurro del cielo. Il sole è alto e intorno a noi tutto dice che è primavera. Prendiamo tre limoni che sembravano invitarci. Ne addento uno. La buccia emana un profumo intenso. Mi sento felice perché la natura mi manca. Il mio morso affonda nella polpa e il succo che disseta all’istante mi ricorda che la bellezza, a volte, è acre.
A LIMBADI IL LUOGO OVE LA GENTE SI INTERROGA SUL FUTURO DELLA CALABRIA
L’appuntamento precedente mi ha visto tra i docenti. Ho cercato di spiegare ai tanti Giovani presenti cos’è il potere della rete. Come Internet può essere utilizzata per sostenere un processo di sviluppo culturale. Ma, in verità, preferisco essere sempre discepolo perché in questa sede c’è molto da imparare. Limbadi sorge in piena campagna e nel suo centro storico sono visibili i segni di quella emigrazione che ha letteralmente flagellato la Calabria. In quelle valigie assicurate con lo spago molta gente di Calabria ha portato via anche l’onore del sacrificio e del lavoro. Per questo, oggi abbonda il disonore della mafia e della cultura mafiosa, di chi ha tutto e vuole anche tutto ciò che spetta agli altri. Ma Limbadi per chi come lo scrivente ha studiato Antropologia e Storia delle Tradizioni Popolari è anche cultura: la nostra. Quella che ci ha resi riconoscibili nel mondo per la bontà della nostra Agricoltura e per i prodotti della nostra pastorizia in un microclima tra i migliori al mondo.
Un antico frantoio abbandonato e ben conservato dai giovani del territorio così com’era quando chi vi lavorava partì, ci ricorda che siamo civiltà di quel Mediterraneo che ci insegna in mille modi come morire e rinascere ogni volta che abbiamo bisogno di cambiare. Così, in Calabria, il senso antropologico della morte per mano mafiosa trova la sua verità, quella imprevedibile, perché al cadere delle vittime corrisponde una società che si ribella e cresce più forte e responsabile. Qui, i ribelli, portano un fiore sul petto: una gerbera gialla, segno di rinascita e pace. E proprio qui, a Limbadi, terra dei controsensi ove vive una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti e rispettate, che la gente arriva per interrogarsi sul futuro della Calabria.
ADRIANA MUSELLA
E’ qui a Limbadi che la vita ha chiamato Adriana Musella a compiere il più importante passo lungo il percorso della sua esistenza di Donna, figlia di vittima di mafia, impegnata nella testimonianza perpetua di quell’attimo che cambiò la sua esistenza e quella dell’intera sua famiglia, quando qualcuno o qualcosa decise che suo padre Gennaro, dovesse saltare in aria. Ed è proprio qui, a Limbadi, che Adriana Musella ha dato senso al lavoro dello Stato istituendo nel bene sequestrato dalla magistratura antimafia e assegnato all’Associazione che presiede, il luogo della Cultura e del Sapere. Un luogo nel quale i Giovani potranno incontrare l’esperienza e comprendere la complessità della vita di chi sceglie di vivere in Calabria, un capolavoro della Natura piena di contraddizioni. E da questo luogo, nel dare il suo benvenuto agli ospiti, Adriana Musella ha preso energicamente le distanze dagli esiti non condivisi della recente sentenza emessa dal Tribunale di Vibo Valentia che ha disconosciuto nel processo Black Money l’accusa di associazione mafiosa per i vertici del clan quali Pantaleone Mancuso “Scarpuni”, Giovanni e Antonio Mancuso e Agostino Papaianni. In questa direzione la Musella ha espresso solidarietà al Magistrato Marisa Manzini che condusse le indagini sostenendo l’accusa.
Ma il futuro in Calabria è soprattutto una questione di didattica e di formazione alla legalità. Non a caso Adriana Musella condivide questo cammino proprio con il Magistrato Marisa Manzini (direttore scientifico dell’Università dell’Antimafia) e Mariarosaria Russo (direttore organizzativo), Dirigente Scolastico dell’Istituto “R. Piria” di Rosarno. Quest’ultima, ha fatto della Scuola una fabbrica di bene comune e un contesto ove la cultura della mafia viene convertito alla vita molto più difficile dell’onestà.
LA LECTIO MAGISTRALIS DEL SENATORE GIORGIO BENVENUTO
Così, all’interno di questo percorso, prende vita giorno 10 Marzo 2017 un nuovo appuntamento dell’Università dell’Antimafia di Limbadi che sorge all’interno di un bene sequestrato dallo Stato proprio alla famiglia Mancuso. Questa volta è specialmente dedicato alla Lectio Magistralis del Senatore Giorgio Benvenuto che alla tutela del lavoro e dei lavoratori, ha dedicato tutta una vita. Una giornata importante per l’Università dell’Antimafia di Limbadi che ci ha consentito di ascoltare Donne e Uomini che rappresentano la storia e l’attualità del mondo sindacale, del lavoro, della scuola, dell’economia e della giustizia. La Sala delle Conferenze gremita non lascia spazio se non all’ascolto del Magistrato Marisa Manzini, del presidente di Confapi Calabria 2.0 Francesco Napoli, e del noto sindacalista sul tema “Legalità Economica, Lavoro, Impresa”.

IL CONTESTO NEL QUALE PRENDE VITA L’INCONTRO
A differenza della carta stampata in rete rimane tutto. Dunque è bene contestualizzare il senso di questi importanti contributi. Siamo nel mese di Marzo 2017, l’Italia è in ginocchio, l’accoglienza dei profughi si è trasformata in invasione e sfruttamento. L’Italia non ha un programma di accoglienza. Il partito di governo è crollato, i giovani hanno disertato il “Lingotto 2017”. La magistratura sta decimando politica e imprenditoria che si mostrano sempre più corrotte. I partiti non esistono più ma vagano come zombie in tutti i salotti televisivi convinti di essere ancora vivi. Alla ‘ndrangheta, un tempo dai lineamenti più determinati, si sostituisce la mafiosità sempre più potente e coinvolgente di cui si rende espressione – come ha dichiarato il Procuratore Nicola Gratteri – parte cospicua della dirigenza della Pubblica Amministrazione. La Calabria è prima per disoccupazione e ultima per prospettive. I Giovani partono. La situazione è esplosiva e la politica sempre più senza ritegno, al centro di indagini che mettono in crisi il più convinto dei garantisti. Come quella di Reggio Calabria ove, se confermate le tesi della competente Procura Antimafia, parte della politica locale sarebbe il cuore della cupola politico-affaristico-mafiosa che ha governato negli ultimi 25 anni.
Da oltre 20 anni il volto della politica mostrerebbe una facciata barocca che nasconde una verminosità tale da non fare intravedere alcun futuro. Lo descrive con estrema lucidità il redazionale a firma del Direttore del “Corriere della Calabria” Paolo Pollichieni che mette nero su bianco una delle pagine più drammatiche della vita politica e istituzionale della Calabria. Il redazionale dal titolo “I “barbari” nei salotti e la politica collusa” (clicca qui per leggere), condensa l’attualità della Giustizia calabrese con sguardo attento alle Procure di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza. Del Procuratore della Repubblica di quest’ultima (Mario Spagnuolo, ndr.), cita una sua esclamazione che non necessita di commenti. Intervenendo al premio giornalistico “Alarico”, (il Procuratore, ndr.) gela i presenti con la sua analisi impietosa: «Questo premio è dedicato a un barbaro. E a Cosenza ci sono barbari che razzolano nei circoli e nei salotti indisturbati». Nulla risparmia il Direttore Pollichieni alla politica della Regione Calabria ma anche alla Giustizia quando si deve prendere atto che sono settimane che la Calabria è in attesa di sapere se il Capogruppo della lista “Oliverio Presidente” dovrà o no essere arrestato per le indagini che lo vedono pesantemente accusato dall’Antimafia di Catanzaro. Sempre più insidiosa e preparata, la ‘ndrangheta vuole mostrarsi all’altezza della competizione con lo Stato quando, come accaduto a Cosenza, interviene una pesante indagine antimafia condotta in sinergia tra le Procure di Reggio Calabria e Catanzaro dai quali arresti emerge che il grande e innovativo parcheggio con sovrastante piazza, orgoglio della Giunta cittadina, sarebbe stata appaltata e dunque costruita da aziende che sarebbero pesantemente infiltrate dalla ‘ndrangheta. Ciò, nonostante tutti i controlli di rito attivati dalle preposte istituzioni. Indagini che annunciano colpi di scena a 360 gradi.  Un clima, per dirla come si deve, ove lo Stato lotta ma perde perché il problema è in esso.
FRANCESCO NAPOLI: CONFAPI CALABRIA 2.0
Ad aprire la Conferenza è stato Francesco Napoli Presidente di Confapi Calabria 2.0 che ha offerto ai presenti un quadro chiaro delle problematiche nelle quali versano le PMI calabresi. La sua analisi ha toccato molti punti, dall’incertezza della politica praticamente ferma che nuoce allo sviluppo del Sud, alla necessità di investire in maniera credibile sui Fondi Europei determinanti per la crescita del territorio, alla corruttela sempre più diffusa che inibisce la crescita del Lavoro in un contesto di sviluppo e legalità. Il rappresentante del mondo del lavoro ha fissato con il suo intervento le premesse attraverso le quali sviluppare la conferenza stessa.

IL MAGISTRATO MARISA MANZINI FA SUBITO CENTRO
Su queste premesse il Magistrato Marisa Manzini, Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Cosenza e Direttore Scientifico dell’Università dell’Antimafia, ha aperto il suo intervento affermando che la ‘ndrangheta si insedia dove lo Stato non è presente. Se dunque lo Stato manifestasse la sua presenza in modo coerente attuando i suoi principi costituzionali, non esisterebbe possibilità per le mafie di colmare i vuoti strategici che rendono la Calabria sede del primato della disoccupazione, dell’impossibilità per migliaia di imprese di generare nuove economie, di dover rinunciare a decine di migliaia di giovani onesti che con le loro intelligenze rendono fertile e ricco il resto del mondo. I temi affrontati dal Magistrato Marisa Manzini hanno mostrato il volto di una realtà non solo criminale ma culturalmente criminogena (di quella cultura mafiosa cui ha fatto riferimento il suo collega Gratteri in altra occasione,ndr.) – che affligge il mondo del Lavoro, con ciò rispondendo anche alle preoccupazioni del Presidente di Confapi Calabria 2.0 Francesco Napoli, portavoce del disagio di migliaia di Imprese che in Calabria necessiterebbero non solo della massiccia presenza dello Stato sul fronte sicurezza e lotta alla criminalità, ma di un vero progetto politico in grado di garantire alle tante Aziende coraggiose della Calabria, programmi di sostegno e valorizzazione capaci di stimolare la produzione di nuove economie in un contesto di sviluppo e legalità.

Appare chiaro dai contenuti delle relazioni che l’ambiente sul quale si concentra l’attenzione di chi vuole investire e di chi deve sorvegliare perché il malaffare non abbia la sua parte, è la politica con la sua incapacità di liberarsi dai “legacci”, come ha affermato nel corso della sua Lectio Magistralis Giorgio Benvenuto.
GIORGIO BENVENUTO: IL LAVORO, IL FUTURO, LA LEGALITA’
Anche Giorgio Benvenuto, intervenuto nella qualità di Presidente della Fondazione “Pietro Nenni”, è andato subito a toccare il cuore del problema trattando una serie di argomenti dai quali dipende la ripresa immediata dell’Italia del lavoro. Qui a seguire vi proponiamo parte del suo intervento che desideriamo non mediare e proporre interamente. Anche per rispetto di quanto rappresenta nella storia della difesa dei diritti dei lavoratori in Italia e in Europa. Va detto che l’ascolto della Lectio Magistralis di Giorgio Benvenuto ci impone il parallelo tra la sua cultura e quella di gran parte della classe politica attuale basata su spot, selfie e teorie da 160 caratteri.
Dalla Lectio Magistralis, nonostante l’analisi profonda della questione non felice del lavoro, emerge ottimismo e passione per l’Italia e l’italianità in grado di contaminare chi è alla ricerca di idee e motivazioni.

Tra i punti trattati la “fiscalità di svantaggio” che ha segnato il Sud, reputato da Giorgio Benvenuto un chiaro e grossolano errore della politica degli anni 70 che rendeva più vantaggioso lavorare al Nord. “Un errore, una ingiustizia”, che arrecò un grande svantaggio al lavoro del Mezzogiorno. Il futuro – ha affermato Giorgio Benvenuto – è legato alla competitività delle nostre imprese che non può sfidare il mercato internazionale attuando politiche basate su lavoro precario e sull’incertezza. Né l’Italia può credere di poter sostenere il lavoro con i voucher e investirli per qualsiasi cosa per arrivare, come già accade, a negare alle donne il diritto ad essere tali quando ad esse spetta il sostegno di una società civile nel tempo in cui esse desiderano essere madri. E come possiamo crescere come popolazione se alle famiglie non diamo la certezza attraverso il lavoro stabile? Eppure – ha commentato il Senatore – l’Italia, nonostante tutto, è il secondo paese dopo la Germania per esportazione. Ciò fa intendere che il prodotto Italia è ancora forte e siamo ancora in tempo. Giorgio Benvenuto non ha risparmiato serie bacchettate alla classe politica italiana in perpetua attesa che altri Paesi prendano iniziative che spettano, invece, all’Italia.
“Da sindacalista – ha affermato – devo tutelare il lavoro italiano”. Toccando il caso relativo alle migrazioni ha fatto osservare che ci preoccupiamo, se pur giustamente, delle migrazioni verso l’Italia, ma non vediamo i nostri 500mila Giovani che emigrano verso l’estero. Giovani colti, laureati, preparati, che vanno via non più con la valigia tenuta stretta con lo spago, ma con i propri PC e Tablet. Stiamo rinunciando all’Italia migliore, quella dei Giovani in grado di creare nuove economie solo perché abbiamo paura di investire sulla certezza costituita dal valore che l’Italia ha nel mondo.

Sui temi della mancanza di coraggio da parte della classe politica ad investire sulle proprie risorse territoriali, il Presidente Benvenuto ha citato un noto esempio di sviluppo economico di successo: quello della Germania e in particolare della Baviera, all’epoca gemellabile alla parte più abbandonata del Mezzogiorno. E’ stato proprio investendo sulle campagne della povera Baviera – ha fatto notare il Senatore Benvenuto – che la Germania ha riacquistato centralità internazionale rendendo produttivo un suo vasto territorio, riscoprendone le sue qualità e ponendole sul mercato. Dunque – ha continuato – nel mondo di oggi che non è più quello di ieri, dobbiamo avere il coraggio di affermare (accennando simpaticamente alle politiche di Trump negli USA), “prima di tutto l’Italia”.
La politica – ha commentato il Senatore Benvenuto – ha pagato l’ansia di legittimarsi e negli ultimi anni ha finito per giustificare le situazioni critiche che hanno diviso l’Italia e gli Italiani. Il Paese si è frammentato e oggi abbiamo bisogno – ha sostenuto il Presidente Giorgio Benvenuto – di ritrovare l’unità nei valori della Legalità, del Lavoro e dell’Uguaglianza. In modo particolare oggi l’Italia vive un momento molto fortunato che deve essere utilizzato al meglio: presiede le celebrazioni del sessantesimo anniversario dell’Unione Europea e può dettare l’agenda dei lavori. Abbiamo da realizzare il vertice a Taormina ove dobbiamo discutere i rapporti con la Russia e tenere conto di cosa vuole fare Trump. E poi bisogna tenere presente anche il fatto che l’Italia quest’anno è nel comitato di sicurezza dell’ONU. Una serie di opportunità vantaggiosissime che, a parere del Presidente della Fondazione “Pietro Nenni” – devono essere sfruttate per tempo e bene. Bisogna che noi poniamo all’Europa il vero problema che risiede nelle politiche di austerità. Esse hanno fallito, hanno fatto fallire gran parte delle Imprese e procurato tutto ciò che stiamo vivendo. Per uscirne – ha sostenuto il Presidente Benvenuto – la politica italiana deve abbassare drasticamente le tasse perché si torni a dare sicurezza al mondo produttivo e del lavoro, tornando ad essere fortemente competitivi sul mercato mondiale.
MARIAROSARIA RUSSO: ALLA SCUOLA I TERRENI CONFISCATI DALLO STATO
A promuovere l’iniziativa che vede l’assegnazione di tutti i terreni confiscati alla ‘ndrangheta nella zona di Rosarno all’Istituto Scolastico “R. Piria” è stata Mariarosaria Russo, Dirigente dello stesso Istituto e curatrice degli aspetti legati alla didattica dell’Università dell’Antimafia di Limbadi. “E’ la prima volta – ha fatto notare la Russo – che lo Stato affida allo stesso Stato i beni confiscati”. L’affermazione per motivare che il successo di questa assegnazione sarà proprio questa svolta che consente alla Scuola di gestire i beni confiscati con progetti finalizzati in grado di offrire ai giovani rosarnesi diplomati presso l’Istituto “R. Piria” l’opportunità di non andare via come tanti hanno fatto e di non abbandonarsi alla criminalità.

A trarre le conclusioni di questa giornata davvero speciale è stata Adriana Musella che ha ringraziato Istituzioni, Sindaci e Autorità presenti tra cui il Prefetto di Vibo Valentia S.E. Guido Nicolò Longo. Tra i presenti alla Conferenza il Sindaco della Città di Limbadi e i rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

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SCORTE 1992-2015


"GENNARO MUSELLA"


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Nel XXX° dell'uccisione
di Gennaro Musella

I NOSTRI RAGAZZI : ALISIA
Il 10 Maggio 2013 a Salerno,
manifestazione in memoria

dell’ing.  Gennaro Musella.
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