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21 marzo, primo giorno di primavera anti-mafia

di ADRIANA MUSELLA-*

Il ricordo di alcuni uomini e di alcune morti va trasmesso perché possa trasformarsi in patrimonio comune. A loro è stata riservata la parte più difficile, quella di morire.
A noi resta un compito molto più facile: diffondere e tutelare quei valori in cui essi credevano e per i quali sono morti.
 Il dolore è qualcosa di troppo intimo per metterlo in scena ma anche la sofferenza non può essere fine a se stessa.
 Le tragedie e le loro conseguenze, sono parte del privato di ciascuna famiglia ma penso che certe morti appartengano alla società tutta.


 

Le vittime di mafia non gridano vendetta ma meritano giustizia, una giustizia, il più delle volte, loro negata. Sono circa 950 i morti per mano della criminalità organizzata.
Tra questi, 108 bambini.
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, il loro riscatto nella memoria e nell’impegno di ciascuno di noi. Nel calendario civile della Repubblica questo giorno è dedicato al loro ricordo, in un Paese che ha poca memoria.


Quel lungo elenco di nomi letto nelle piazze, parrocchie, scuole, riapre vecchie ferite mai rimarginate.
Noi familiari delle vittime di mafia siamo testimonianze di storie di vite spezzate, il cui icordo viene sollecitato ad uno Stato sordo. Alcuni come me, hanno imposto memoria, mettendosi in gioco, cercando di dare un senso a ciò che senso non ha, assumendo un preciso impegno nella società, per la società. Quando a morire sono uomini delle Istituzioni, le Istituzioni stesse li ricordano; ma se ad essere ucciso è un cittadino comune, i Palazzi sono distanti, assenti.
Ecco, allora, che nasce la necessità di trasformare la nostra memoria in memoria collettiva, renderla patrimonio comune.

Questo,il nostro impegno.Un impegno che ha dato uno scopo alle nostre vite ma soprattutto a tante morti, vittime della barbarie mafiosa, esorcizzando una sofferenza senza fine. Loro erano sindacalisti, magistrati, giornalisti, imprenditori, professionisti, sacerdoti, bimbi innocenti, uccisi per vendetta o per aver visto troppo o semplicemente per sbaglio. Sono stati sottratti alle loro famiglie e uccisi per difendere i valori di Giustizia e Libertà.
Noi siamo i loro figli, padri, madri, fratelli, sorelle, la cui vita è stata arrestata, distrutta e reinventata. Siamo uniti da tragedie comuni. Il sangue ha lo stesso colore per tutti, le lacrime, lo stesso sapore. Una parte di noi se n’è andata con loro, l’altra è impegnata nel riscatto della mortificazione di un essere umano, la cui dignità di persona tuteleremo per sempre nella memoria che si è fatta impegno.
LE FERITE, CON GLI ANNI, SI RIMARGINANO, LE CICATRICI RESTANO.

A Locri, quest’anno, la XXII giornata della memoria e dell’impegno.Territorio ad altissima densità mafiosa la locride. Terra di ‘ndrangheta, per un giorno capitale dell’antimafia. Nelle strade che hanno visto tanto sangue innocente, il dolore e la disperazione hanno lasciato il posto alla speranza. Nella memoria, la rinascita. È la vita a rinascere, attraverso l’impegno di ognuno, perché la memoria sia più forte della complicità e nessuno sia stato sacrificato invano. Siamo in 20.000, tra studenti, sindacati, rappresentanti istituzionali, semplici cittadini: Una nuova storia può essere scritta.


*Figlia di una vittima di mafia

MATTARELLA AI FAMIARI DELLE VITTIMEDI MAFIA
LOCRI

“Tutta l’Italia vi deve solidarietà per il vostro dolore, rispetto per la vostra dignità, riconoscenza per la vostra compostezza, sostegno per la vostra richiesta di verità e giustizia.
Date la testimonianza di come la violenza, la morte e la paura non possano piegare il desiderio di giustizia e di riscatto.
 Le vostre ferite sono inferte al corpo di tutta la società, di tutta l’Italia e che il ricordo dei vostri familiari, martiri della mafia, rappresenta la base su cui costruiamo, giorno dopo giorno, una società più giusta, più solidale, più integra, più pacifica”.

 

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SCORTE 1992-2015


"GENNARO MUSELLA"


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Nel XXX° dell'uccisione
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